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lunedì 18 gennaio 2021
 
Messaggio di quaresima
 

L'indifferenza è la tentazione del cristiano

27/01/2015  Nel messaggio che prepara alla Pasqua il Papa ricorda che «l’indifferenza verso il prossimo e verso Dio è una reale tentazione anche per noi cristiani. Abbiamo perciò bisogno di sentire in ogni Quaresima il grido dei profeti che alzano la voce e ci svegliano».

Siamo tentati dall'indifferenza: come singoli, come comunità, come Chiesa. Papa Francesco, nel suo messaggio per la Quaresima, scuote le coscienze e ricorda che non possiamo adeguarci alla «globalizzazione dell'indifferenza».
Dio, invece, «non è indifferente a noi. Ognuno di noi gli sta a cuore, ci conosce per nome, ci cura e ci cerca quando lo lasciamo. Ciascuno di noi gli interessa; il suo amore gli impedisce di essere indifferente a quello che ci accade».
Noi, al contrario, quando stiamo bene, quando ci sentiamo comodi, «ci dimentichiamo degli altri (cosa che Dio Padre non fa mai), non ci interessano i loro problemi, le loro sofferenze e le ingiustizie che subiscono… allora il nostro cuore cade nell’indifferenza:mentre io sto relativamente bene e comodo, mi dimentico di quelli che non stanno bene. Questa attitudine egoistica, di indifferenza, ha preso oggi una dimensione mondiale, a tal punto che possiamo parlare di una globalizzazione dell’indifferenza. Si tratta di un disagio che, come cristiani, dobbiamo affrontare».
Questa indifferenza, scrive il Papa, «è una reale tentazione anche per noi cristiani. Abbiamo perciò bisogno di sentire in ogni Quaresima il grido dei profeti che alzano la voce e ci svegliano. Dio non è indifferente al mondo, ma lo ama fino a dare il suo Figlio per la salvezza di ogni uomo. Nell’incarnazione, nella vita terrena, nella morte e risurrezione del Figlio di Dio, si apre definitivamente la porta tra Dio e uomo, tra cielo e terra. E la Chiesa è come la mano che tiene aperta questa porta mediante la proclamazione della Parola, la celebrazione dei Sacramenti, la testimonianza della fede che si rende efficace nella carità».
Il mondo, però, spesso respinge questa apertura e la mano di Dio, e la mano si trova schiacciata, ferita.
Papa Francesco propone tre brani per meditare come non cedere alla sofferenza. Il primo è tratto dalla Lettera ai Corinzi: «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono». E riguarda la Chiesa che, con il suo insegnamento e la sua testimonianza può offrirci la carità di Dio. «Si può però testimoniare solo qualcosa che prima abbiamo sperimentato», ricorda Francesco. «Il cristiano è colui che permette a Dio di rivestirlo della sua bontà e misericordia, di rivestirlo di Cristo, per diventare come Lui, servo di Dio e degli uomini. Ce lo ricorda bene la liturgia del Giovedì Santo con il rito della lavanda dei piedi».
Nella Quaresima dobbiamo lasciarci servire da Cristo e ciò avviene «quando ascoltiamo la Parola di Dio e quando riceviamo i sacramenti, in particolare l’Eucaristia. In essa diventiamo ciò che riceviamo: il corpo di Cristo. In questo corpo quell’indifferenza che sembra prendere così spesso il potere sui nostri cuori, non trova posto. Poiché chi è di Cristo appartiene ad un solo corpo e in Lui non si è indifferenti l’uno all’altro»
E il secondo brano su cui meditare è quello della Genesi, con la domanda: «Dov’è tuo fratello?». Una meditazione che riguarda in particolare le parrocchie e le comunità, nelle quali si dovrebbe sperimentare l'essere un solo corpo. Ma riusciamo, si chiede il Papa a essere «un corpo che conosce e si prende cura dei suoi membri più deboli, poveri e piccoli? O ci rifugiamo in un amore universale che si impegna lontano nel mondo, ma dimentica il Lazzaro seduto davanti alla propria porta chiusa?»
«La Chiesa», ricorda il Papa, «per sua natura è missionaria, non ripiegata su se stessa, ma mandata a tutti gli uomini». Ed esclama: «quanto desidero che i luoghi in cui si manifesta la Chiesa, le nostre parrocchie e le nostre comunità in particolare, diventino delle isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza!».
Infine il singolo fedele, con la meditazione sul brano dal libro dei Giudici, «Rinfrancate i vostri cuori !». «Anche come singoli», sottolinea Francesco, «abbiamo la tentazione dell’indifferenza. Siamo saturi di notizie e immagini sconvolgenti che ci narrano la sofferenza umana e sentiamo nel medesimo tempo tutta la nostra incapacità ad intervenire». Per non lasciarsi assorbire da questo senso di impotenza il Papa chiede di pregare e ricorda l'iniziativa delle 24 ore per il Signore, prevista nei giorni 13 e 14 marzo. E, oltre alla preghera, il Pap achiede gesti di carità. «La Quaresima», conclude, «è un tempo propizio per mostrare questo interesse all’altro con un segno, anche piccolo, ma concreto, della nostra partecipazione alla comune umanità». Sapendo anche che «la sofferenza dell’altro costituisce un richiamo alla conversione, perché il bisogno del fratello mi ricorda la fragilità della mia vita, la mia dipendenza da Dio e dai fratelli». Solo così «potremo resistere alla tentazione diabolica che ci fa credere di poter salvarci e salvare il mondo da soli».

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