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giornata dell'infanzia
 

Quasi 1 minore su 3 a rischio povertà in Italia

19/11/2016  L'allarme di Save The Children: un minore su tre a rischio povertà ed esclusione sociale, mentre i bambini di 4 famiglie povere su 10 soffrono il freddo d'inverno per la mancanza di riscaldamento. Per Francesco Belletti, sociologo e direttore del Cisf, «per difendere l’infanzia la prima medicina è sostenere la famiglia»

Sicilia prima per abbandono scolastico   In Sicilia un giovane su 4 tra i 18 e i 24 anni (24,3%) interrompe gli studi precocemente, fermandosi alla licenza media inferiore, a fronte di una media nazionale del 14,7%. Lo dicono i dati diffusi da Save the Children nel settimo Atlante dell'Infanzia a rischio intitolato "Bambini, Supereroi" e pubblicato per la prima volta da Treccani. Inoltre, circa un alunno 15enne siciliano su 3 non raggiunge le competenze minime in matematica e in lettura e più di 1 bambino o ragazzo tra i 6 e i 17 anni su 2 non legge neanche un libro all'anno. Ad esporre i piccoli al pericolo povertà ed esclusione sociale è anche il titolo di studio dei genitori, almeno per 6 minori italiani su 10, e la Sicilia è particolarmente a rischio, dato che la metà degli adulti dell'Isola tra i 25 e 64 anni è ferma alla licenza media inferiore.

In Puglia bimbi più poveri della media italiana

"In Puglia la percentuale dei bambini e dei ragazzi fino a 17 anni in povertà relativa supera di molto la media italiana: il 32% rispetto al 20%". A rilevarlo è il settimo 'Atlante dell'Infanzia' di Save the children che ha analizzato la situazione italiana relativa alla "infanzia a rischio". Secondo l'indagine "la povertà diffusa, i servizi mancanti che spesso caricano tutta la spesa sulle spalle delle famiglie, hanno portato il Mezzogiorno d'Italia a percentuali più alte delle medie italiane". La ricerca sottolinea poi che "i bambini pugliesi dai 6 ai 17 anni che non hanno visitato monumenti o siti archeologici sono più di 4 su 5 (84,4%)", mentre "3 su 4 non sono andati a mostre o musei (74,3%)". In Puglia, inoltre, "i dati dei minori in Comuni con dissesto o riequilibrio finanziario sono particolarmente allarmanti: contro una media nazionale del 7,4% (minori 0-17 anni sul totale della popolazione), nella provincia di Foggia i minori che vivono in comuni con dissesto o riequilibrio finanziario sono il 26% mentre in quella di Taranto toccano addirittura il 33,6%".

In Emilia-Romagna un minore su 10 è in povertà relativa

  

È quanto emerge dai dati del 7/o Atlante dell'Infanzia 'Bambini, Supereroi' di Save the Children, quest'anno per la prima volta pubblicato da Treccani. In particolare in Emilia-Romagna, un alunno di 15 anni su cinque non raggiunge le competenze minime in matematica e in lettura. La percentuale di giovani emiliani tra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato precocemente gli studi, fermandosi alla licenza media, tocca il 13,3%, con un'incidenza maggiore tra i maschi (16,4%). Tra i ragazzi della regione, quattro su 10 non hanno letto nemmeno un libro lo scorso anno e sei su 10 non sono andati a teatro.

la prima medicina è sostenere la famiglia

«C’è un dato importante e allarmante» commenta Francesco Belletti, sociologo e direttore del Cisf, «che emerge da questa ricerca: 1 bimbo su 10 è in condizioni di povertà assoluta. Dato rilevante se si pensa che questo vuol dire che in ogni classe almeno due bambini sono poveri. Un problema di cui non possiamo non occuparci e che corrisponde alla povertà delle famiglie: sempre una su dieci. Quel che posso aggiungere è che quando si passa a famiglie con tre o più figli la percentuale di famiglie povere aumenta e passa al 30 per cento. Il che vuol dire che i bambini poveri in famiglie numerose sono davvero molti».

C’è poi però un dato virtuoso…

«Sì, che descrive la lotta all’abbandono scolastico nel nostro Paese con una diminuzione dal 22 per cento del 2005 al 15 per cento di oggi il che dice che quando ci sono progetti mirati si può fare qualcosa per proteggere le nuove generazioni».

Bisogna parlare anche delle famiglie?

«Ben vengano i rapporti che segnalano la condizione del’infanzia nel nostro Paese soprattutto in vista del 20 novembre. Ricordiamoci, però, che per difendere l’infanzia la prima medicina è sostenere la famiglia»

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