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venerdì 03 dicembre 2021
 
Anziani al volante
 

Quasi sordo e malfermo... ma comanda lui e vuole ancora guidare

04/02/2019 

Lui ha sempre voluto comandare su tutto; ora è quasi sordo, malfermo, voleva guidare lui, ma una figlia gli ha detto, sgarbata: «No, guido io», prendendogli il volante. Allora io ho detto, più allegra che potevo: «Guardate che papà ha sempre guidato meglio di tutti!». Allora lui ha ceduto il volante, quasi sollevato. Ma mia figlia mi ha guardato allibita. Cos’altro potevo fare?

TERESA

Sì, è vero, cara Teresa: tua figlia non ha capito sul momento la tua magica strategia che rassicura e coinvolge... State per fare un lungo viaggio, in auto (la vostra) non ci siete solo voi due e le vostre figlie, ma anche un prezioso nipotino... Per tuo marito è ovvio guidare, come ha sempre fatto. Ma tua figlia ha tutti i sensi all’erta, è presa – giustamente! – dai deficit di suo padre ormai invecchiato: la sordità, la non prontezza di riflessi, l’insicurezza... e gli ruba il volante dalle mani, ben sicura di avere la tua approvazione. Quante volte vi siete dette che il papà-nonno non è più quello di prima... quante volte vi siete dette che “il vecchio” deve smetterla di comandare, di mettersi al centro... E tu l’hai approvata, ma in maniera insolita: ti sei schierata dalla parte del nonno, riconoscendogli le sue stupende abilità... e lui ha ceduto il volante. È vero, viene il tempo in cui le fragilità si fanno più evidenti (agli altri!), in cui si fa fatica a “mollare il volante” della vita. Ma serve tentare di strapparglielo dalle mani, metterlo di fronte alle sue acquisite incapacità? Una parte del tuo cuore, cara Teresa, sa che non si fa così, che sbattere in faccia a una persona di famiglia i limiti sopraggiunti con l’età serve solo a esasperarla. Emettere sentenze come fa tua figlia, sia pure con le sue buoni intenzioni, non serve a niente. Occorre una nuova e antica conoscenza, proprio quella che due sposati da decenni si riconoscono e che magari i figli non hanno ancora imparato; tu sai, nel segreto del tuo cuore, che per quell’uomo «che ha sempre voluto comandare» – come dici – vale cento volte di più un riconoscimento grande, empatico, solidale, che tutti gli avvertimenti di questo mondo. È la lingua del cuore che hai usato, cara Teresa: e hai dato a tua figlia una lezione indimenticabile... in modo empatico e solidale! Grazie.

 
 
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