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mercoledì 15 luglio 2020
 
la forza del perdono
 

Quattro donne eroiche premiate nel nome di santa Rita

22/05/2017  Il riconoscimento a figure che si sono distinte per la forza del perdono o per avere vissuto come una missione l’impegno in difesa della dignità dei diritti e dei doveri dell’uomo. Madri che hanno perso il marito, o i figli in incidenti

In occasione della festività di santa Rita, nota come la santa dei casi impossibili,  a Cascia quattro donne hanno ricevuto il Riconoscimento internazionale Santa Rita, nella Basilica omonima. Scopo del Riconoscimento Internazionale Santa Rita, è quello di mostrare al mondo l’operato delle donne che vivono secondo quei valori che contraddistinsero l’esistenza di Rita: il perdono e l’amore. Sono le donne di Rita. Donne che si sono distinte per la forza del perdono o per avere vissuto come una missione l’impegno in difesa della dignità dei diritti e dei doveri dell’uomo. Si tratta di Federica Lisi, moglie del giocatore di pallavolo Vigor Bovolenta, morto sul campo di gioco nel 2012 - per il suo esempio di donna e madre di 5 figli, spesasi per la famiglia e la vita; Antonella Leardi, per aver perdonato l’uccisore del figlio, Ciro Esposito, morto nel 2014 durante gli scontri che hanno preceduto la finale di Coppa Italia a Roma, e per aver promosso la pace e il dialogo tra i giovani attraverso l’associazione “Ciro Vive”; Anna Montebruno, per aver perdonato l’uomo che ha investito la figlia Maria di 15 anni uccidendola e per il suo spirito volto alla ricerca del dialogo e al servizio per il prossimo; Luciana Mosciatti, per aver perdonato il ragazzo che ha causato la morte del figlio in un incidente stradale e per il suo esempio di vita cristiana nella famiglia e nella comunità parrocchiale. In particolare ecco le motivazioni della Diocesi per quest’ultimo riconoscimento Ecco le motivazioni indicate dalla Diocesi: «A settembre del 2000, a seguito di un incidente stradale (lungo la Via Flaminia a Spoleto, nei pressi del bowling, ndr) per tamponamento causato da un ragazzo, il figlio Luca veniva a mancare insieme ad altri tre amici – due di Baiano e uno di Pompagnano - che stavano in macchina con lui. In quel momento Luciana e Domenico sono sprofondati nella disperazione: la rabbia e l’angoscia hanno preso il sopravvento. Si sono chiusi innalzando un muro con gli altri. La loro “conversione” è frutto della vicinanza del parroco di Baiano di allora don Renzo Persiani (oggi parroco di Cascia, ndr) che li ha portati alla conoscenza della Parola di Dio, alla scoperta del silenzio interiore per accogliere Gesù nei loro cuori. A seguito dell’incidente stradale che ha causato la morte dei quattro ragazzi si è costituito il Gruppo dei “Genitori dei figli in cielo”. Luciana e Domenico, invitati a farne parte, si sono inseriti e per anni, con cadenza quindicinale, si sono incontrati a Baiano per l’Eucarestia il venticinque di ogni mese, in ricordo anche del servo di Dio e parroco di Baiano don Andrea Bonifazi, morto giovane in concetto di santità. Questo percorso li ha aiutati a leggere la tragica esperienza della morte del figlio con una luce diversa: il dolore e il vuoto lasciato dalla mancanza fisica di Luca sono stati attenuati dalla sua presenza viva nei loro cuori, insieme alla speranza che un giorno s’incontreranno di nuovo. Grazie alla fede, hanno perdonato il ragazzo che ha causato l’incidente, anche se lui ancora non si è fatto ancora presente. Ora sono impegnati in parrocchia a Baiano, nella catechesi e nelle attività dell’Oratorio, e a livello diocesano nella Pastorale Familiare come coppia guida nei percorsi di accompagnamento al matrimonio cristiano».

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