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giovedì 23 maggio 2024
 
napoli
 

Quei 100 mila no alle mafie

23/03/2022  La grande manifestazione di Libera contro la criminalità organizzata. Don Ciotti: l'80 per cento dei familiari delle vittime non conosce ancora la verità

"Cari familiari delle vittime innocenti di mafia, cari amici di Libera, so che venite da varie parti d'Italia e dai più vari e diversi percorsi culturali. So che non tutti guardate il cielo per cercarvi un Dio, so che non tutti chiamate Dio nello stesso modo, ma in questa chiesa sentitevi tutti accolti, e sentitevi tutti accarezzati dalla mano tenera del Dio del Vangelo". Il vescovo di Napoli Monsignor Domenico Battaglia accoglie con una veglia di preghiera centomila volti, centomila voci, centomila cuori.  

Centomila, ma secondo gli organizzatori molti di più, le persone che ad ogni passo hanno ricordato l'importanza della cultura della legalità onorando la memoria delle vittime della criminalità organizzata. Ma quest’anno il nemico da mettere alla porta non è solo la mafia ma anche la guerra. E tutto sembra avere una matrice unica: la mancanza di umanità. Quella che invece sembrano insegnare i bambini che al corteo camminano mostrando le fotografie di persone a loro sconosciute: “Sono persone non avevano fatto niente ma gli hanno fatto del male, proprio come a chi sta scappando dalla guerra”. Eduardo ha 10 anni e cammina per il rettifilo insieme alla sua classe. Pochi passi più avanti ci sono i ragazzi più grandi: Michela, Antonio, Francesco, Sara e Giuseppe che urlano una canzone che il bambino non conosce. Sono le strofe di ‘Bella Ciao’ che i ragazzi cantano per ore, fino a farsi calare la voce, perché quelle parole devono arrivare a tutti e  andare oltre le mascherine che i ragazzi cercano  - seppur con difficoltà - di tenere sul naso e sulla bocca.

Nel frattempo mantengono quei teloni colorati della bandiera della pace. E li stringono. Lo fanno con la forza dei loro 20 anni. Gli anni in cui i ragazzi cominciano a sedersi ai tavoli delle associazioni delle loro città per ragionare su iniziative, progetti che possano migliorare la società che dicono ‘gli appartiene’ e di cui si sentono ‘responsabili’. Ed è proprio con questa coscienza che giovani si sono immersi nel corteo delle vie di Napoli, per mostrare ancora una volta le bandiere della pace, perché i morti ammazzati parlano alla memoria delle persone sempre. Ed ecco che le vittime dell'orrore della guerra in Ucraina diventano i nuovi simboli di una sempre più importante è necessaria campagna per il cessate il fuoco. "Perché continuano a tacere sulle guerre sparse nel resto del mondo? Le guerre nel mondo sono 34. Abbiamo una guerra alle porte di casa, ma perché non pensiamo alle altre 33 guerre? È doveroso essere vicino a queste persone, ma delle altre 33 non parliamo perché non toccano i nostri interessi". Dal palco di Libera a Napoli, don Luigi Ciotti, ha ricordato le guerre ma soprattutto le battaglie, quelle per la verità: "Camminiamo perché ci siano verità e giustizia. L'80 per cento dei familiari non conosce la verità. Loro sono vittime di una violenza criminale, c'è un'altra violenza in atto in Europa. Credo che sia importante che ci sia un filo che ci collega a quello che sta succedendo proprio ai confini di casa nostra". "Lottiamo - ha proseguito don Ciotti - per chiedere alle istituzioni di fare la loro parte, ma anche noi dobbiamo fare la nostra parte. Il delegare è una malattia terribile. Noi siamo disponibili a dialogare con le istituzioni se fanno le cose giuste, ma dobbiamo essere una loro spina nel fianco se non fanno quanto devono. Anche i cittadini devono darsi una mossa, assumersi le loro responsabilità. Abbiamo bisogno di persone che si impegnino di più”. Parole quelle di Don Ciotti che rimandano ai gonfaloni delle città che partecipano al corteo. E tra loro spicca pure quello di una città la cui amministrazione è stata sciolta per infiltrazioni camorristiche proprio nel giorno in cui è cominciata la guerra tra Russia e Ucraina. 

"E' stata una giornata straordinaria che poi deve avere, come ha detto don Ciotti, risvolti positivi anche in termini legislativi su cui ci impegneremo tutti”. Ha detto il presidente della Camera Roberto Fico che si è unito al corteo mentre sono stati letti i nomi delle 1.055 vittime innocenti della criminalità. Insieme a lui anche il presidente del movimento 5 Stelle Giuseppe Conte e il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi.  "Da Napoli  - dice il sindaco. - mandiamo un messaggio all'Italia di una città che è in prima linea e che vuole voltare pagina e guardare oltre mettendo al centro la legalità e i diritti”.  

 
 
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