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venerdì 03 dicembre 2021
 
 

Quei continui no che fanno male

27/06/2014  Un salto e poi niente più. Martedì 17 giugno Rosita, ragazza sedicenne di Forlì, sale sul tetto della scuola e si butta. Troppi no, forse, certo tanto malessere. Oggi i genitori sono indagati con l’accusa di maltrattamenti psicologici e istigazione al suicidio

È finita così la vita di Rosita, con un salto dal tetto del liceo classico di Forlì che frequentava. Era martedì 17 giugno e nove giorni dopo la magistratura ha iscritto nel registro degli indagati entrambi i genitori con l’accusa di maltrattamenti psicologici e istigazione al suicidio.

Sul tetto dove la giovane ha deciso di farla finita, i carabinieri hanno trovato una lettera rivolta a padre e madre, rispettivamente insegnante e libero professionista, dove l’accusa rivolta ai genitori è per i divieti assoluti e i continui no. Una vita da reclusa, si legge tra le righe. Fino all’ultima discussione, quella determinante la domenica prima della sciagura; il divieto, l’ultimo, più grave degli altri di proseguire gli studi in Cina per un anno. «È un gesto che medito da tempo. Perdonatemi. Il mio disagio interiore è insopportabile», riporta Il resto del carlino pubblicandone uno stralcio.

Quando, come atto dovuto, la magistratura e gli investigatori hanno dato il via alle indagini, durante la perquisizione della camera della ragazza gli inquirenti hanno ritrovato altri biglietti sempre dello stesso tenore. Nei messaggi la ragazza avrebbe lasciato scritto anche un particolare importante: più volte aveva detto ai genitori che si sarebbe tolta la vita ma questo non aveva cambiato il loro rapporto conflittuale. Ora spunta anche un video girato col telefonino della ragazza proprio sul tetto della scuola, in cui ribadisce tutta la sua disperazione (a riferirlo è il quotidiano Forlì Today), un lungo monologo probabilmente registrato sul tetto dove Rosita punta il dito contro i genitori.

Dagli investigatori un appello ai compagni di scuola o conoscenti della ragazza a rivolgersi ai Carabinieri per raccontare eventuali confidenze che possano chiarire in modo ulteriore le ragioni di questo dramma.

 
 
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