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giovedì 29 luglio 2021
 
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Omotransfobia, ddl Zan, don Patriciello: quei maldestri tentativi di strumentalizzare le parole di Bassetti

18/05/2021  La realtà è sempre più complessa di come appare: questo vale anche per il ddl Zan sull'omotransfobia. Le diverse tifoserie che inneggiano all'uno o all'altra schieramento non aiutano (di Maurizio Patriciello)

La Chiesa è sempre stata gelosa custode della coscienza individuale. Il foro interno non deve essere confuso con il foro esterno. Vale anche per il discorso soggetto-oggetto. Un conto è la percezione che ho di me stesso, da tutti i punti di vista, non solo sessuale, altra cosa sono gli strumenti che la società possiede, e può legittimamente adoperare, per evitare equivoci, imbrogli, sotterfugi. Che la Chiesa italiana abbia a cuore la dignità, l’incolumità, la promozione dei fratelli e delle sorelle omo e transessuali, nessuna persona intellettualmente onesta, può metterlo in dubbio. Che la Chiesa italiana tema che il cosiddetto Ddl Zan, vada molto al di là di quello che a prima vista appare, e apra le porte a interpretazioni ambigue e pericolose che andrebbero a ledere il diritto, sancito dalla Costituzione, alla libertà di espressione e di opinione, è evidente. 

A questo proposito il cardinale Bassetti ha detto chiaramente che il Ddl Zan non va affossato ma corretto. Parole semplici, chiare. Nessuno vuole il male di nessuno; al contrario, la Chiesa italiana sente il dovere di collaborare per un mondo più giusto, dove il male e il bene vengono, senza mezzi termini, chiamati con i propri nomi. A distanza di poche ore dalla dichiarazione del cardinale Bassetti, ecco apparire i primi commenti che intendono strumentalizzare la posizione della Chiesa. Addolorano e mortificano questi maldestri tentativi. Il cardinale Bassetti ha detto che non bisogna affossare il ddl Zan, cioè eliminarlo dall’agenda politica, o intorbidire le acque perché non se ne parli più. Gettarla, quindi, solo in politica partitica, come se certi valori fossero cari a una parte e fossero misconosciuti dall’altra, è deleterio. La realtà è sempre più complessa di quando appaia a prima vista. Le diverse tifoserie che inneggiano all’uno o all’altro schieramento, in casi come questi, non aiutano. 

Quando l’Italia affronta questioni che riguardano il cuore stesso dell’umano, è bene arrivare a soluzioni condivise. L’uomo “incinto” apparso sulla copertina dell’Espresso fa una certa impressione. La direzione del giornale sapeva di creare confusione, ma ha deciso di procedere alla pubblicazione. Quando Fedez scrive versi blasfemi contro il cristianesimo sa di procurare sofferenza a milioni di credenti. Se avesse rispetto per la loro fede si asterrebbe, e invece va avanti. Non è mai vera libertà, la libertà che, come una mannaia, si abbatte sulla vita degli altri. Le idee portanti del vivere umano vanno discusse con serietà, onestà, competenza. Facendo ognuno lo sforzo di mettersi nei panni e nella vita degli altri. Chi lotta a favore della vita nascente sa di non poter contare sull’aiuto del nascituto; sa che ogni donna ha diritto ai suoi diritti; allo stesso modo sa che anche il nascituro ha i suoi diritti che, però, non può reclamare. Eccolo allora lavorare – e soffrire - su due livelli: il primo: cercare, con i suoi poveri mezzi, di salvare quanti più bambini dall’aborto. E ci riesce. Tanti, tanti bambini sono stati salvati per opera di schiere di straordinari volontari. Il secondo: tenere accesa la fiammella della cultura e dell’amore alla vita, perché le nuove generazioni non si abituino passivamente all’aborto, perché non vedono in esso qualcosa di automatico, perché diminuisca sempre di più il ricorso a questa lacerante pratica. Leggo che il libro di Alfredo Mantovano, contrario al Ddl Zan, non si trova in alcune librerie. Questo fatto è orribile, e dovrebbe spaventare tutti, a cominciare da coloro che non condividono le tesi di Mantovano. 

Si è fatto un gran parlare, nei giorni scorsi, di censura. A nessuno piace essere censurati; tutti hanno diritto alla parola. Poi ti accorgi che piccoli bavagli sono sempre a portata di mano. Ascoltiamolo, allora, il presidente dei vescovi italiani, sempre presenti là dove gli uomini soffrono, vengono mortificati, muoiono. Facciamolo con animo sereno e senza preconcetti per arrivare a scrivere una legge che punisca davvero e severamente coloro che offendono la dignità dei fratelli e delle sorelle omo e transessuali e ne mettono in pericolo l’incolumità. Una legge onesta, limpida che non tenti però di nascondere tra le pieghe eventuali finestre di Overton. 

 

 
 
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