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lunedì 13 luglio 2020
 
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Quei migranti respinti verso l'inferno

24/09/2017  Arrivano di meno sulle nostre coste, ma restano blloccati in campi che sono dei lager. L’unico “successo” di cui può vantarsi l’Europa è che non li vediamo più. Ma non possiamo far finta di non sapere che subiscono violenze e abusi di ogni genere.

L’ultimo naufragio è di questi giorni. Cento migranti morti al largo della costa libica. L’Alto Commissariato per i rifugiati dell’Onu ha diffuso oggi la notizia che l’imbarcazione – come risulta dalle verifiche della stessa agenzia – ha vagato per una settimana nel Mediterraneo. Senza trovare soccorsi. Le navi delle Ong, infatti, si sono dovute ritirare. Quasi tutte. Perciò, la nuova situazione ora è: i profughi muoiono in mare, se ci arrivano. Ma ben pochi ci arrivano. La gran parte resta nelle prigioni libiche. E a loro non va molto meglio.

Medici senza Frontiere ha diffuso, giorni fa, una video testimonianza della loro presidente internazionale, Joanne Liu. In pochi minuti riferisce quello che ha visto nei centri di detenzione dei migranti in Libia. Pochi minuti che lasciano attoniti.

Joanne Liu racconta di persone ammassate in stanze buie e sudicie, prive di ventilazione, costrette a vivere una sopra l’altra. «Gli uomini», aggiunge, «ci hanno raccontato come a gruppi siano costretti a correre nudi nel cortile finché collassano esausti. Le donne vengono violentate e poi obbligate a chiamare le proprie famiglie e chiedere soldi per essere liberate. Tutte le persone che abbiamo incontrato avevano le lacrime agli occhi e continuavano ripetutamente a chiedere di uscire da lì. La loro disperazione è sconvolgente», conclude.

Per molto tempo, negli anni passati, si è detto e scritto che era intollerabile continuare ad assistere ai naufragi, tragicamente ripetuti, dell’affogamento di donne, bambini, ragazzi. La Marina Militare, la Guardia Costiera, le navi delle Ong avevano operato nel Mediterraneo proprio per evitare tutto ciò. Ma per ottenere questo si era creato un problema politico, interno al nostro Paese ma anche nei confronti di un’Europa sorda a farsi carico dell’accoglienza. Così, il nostro governo ha deciso di cambiare strategia. Prima ha messo sotto accusa le Ong del mare, poi – col pieno avallo dell’Unione Europea – ha stretto accordi con Libia e Niger, pagando profumatamente l’impegno dei due Paesi a bloccare il passaggio dei profughi.

Ora i leader europei, italiani in testa, sono soddisfatti del successo: il numero degli arrivi è in caduta libera, secondo il Viminale. Da inizio anno all’8 settembre 100.003 arrivi, il 19,71% in meno rispetto allo stesso periodo del 2016 (124.555). In agosto una riduzione dell’81,6%. Nella prima settimana di settembre sono sbarcati in Italia 876 migranti, contro i 16.975 dell’anno passato.

Ma non c’è nulla di cui essere soddisfatti. Le persone che non sono arrivate in Italia sono bloccate a morire nel deserto nigerino oppure rinchiuse nelle disumane carceri libiche. Ossia nelle mani di quei trafficanti di esseri umani e aguzzini che prima li imbarcavano nei gommoni. I conti sono presto fatti: si tratta di decine di migliaia di persone.

L’unico “successo” di cui può vantarsi l’Europa è che non li vediamo più. Ma non possiamo far finta di non sapere che subiscono violenze e abusi di ogni genere.

Joanne Liu e il presidente di Msf Italia Loris De Filippi hanno scritto una lettera aperta al premier Gentiloni, che concludono così: «Presidente, permettere che esseri umani siano destinati a subire stupri, torture e schiavitù è davvero il prezzo che, per fermare i flussi, i governi europei sono disposti a pagare?».

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