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domenica 20 settembre 2020
 
Continua l’addestramento militare per i giovanissimi
 

Quei venti milioni buttati per la “mini-naja”

02/09/2013  Nonostante la crisi, il progetto voluto dall’allora ministro della Difesa La Russa della formazione militare di tre settimane per i ragazzi va avanti: il nuovo bando prevede 800 posti. Paolicelli: «Inutile e diseducativo». Per il servizio civile si continuano invece a tagliare i fondi.

Anche quest’anno si farà la mini-naja: 800 giovani italiani, maschi e femmine, proveranno a “vivere da soldati” per tre settimane, con sveglia all’alba, alzabandiera, allenamenti ed esercitazioni al poligono. Peccato che, in tempi di tagli alla spesa pubblica, tutto questo sia a carico del contribuente italiano, come lo sono stati i 20 milioni di euro che hanno finanziato tale iniziativa tra  il 2010 e il 2012.

L’anno scorso, con la “spending review” del governo Monti, sembrava che quel triennio sperimentale non avrebbe avuto seguito. Invece no. «La mini-naja è uno strumento totalmente inutile per vari motivi», rileva Massimo Paolicelli, presidente dell’Associazione obiettori nonviolenti. «Una critica, la mia, confermata anche da una parte del mondo militare. Si tratta di un’esperienza circoscritta nel tempo, che ha la finalità di avvicinare i giovani al mondo militare in assenza della leva obbligatoria».

«È inutile», continua Paolicelli, «perché attualmente non ci sono problemi di arruolamento, è vero anzi il contrario: con i tagli in atto, vengono arruolate sempre meno persone. Alla fine, la mini-naja diventa semplicemente uno spreco di risorse all’interno dello stesso mondo militare. Non ci sono soldi per gli arruolamenti, poi si utilizzano fondi per questi corsi di formazione che in realtà sono serviti semplicemente come fiore all’occhiello per l’ex ministro La Russa che li aveva inventati, e per dare la parvenza di portare avanti tra i giovani la cultura militare, cosa della quale non si sente proprio l’esigenza».

In questa foto e in quella di copertina: una sessione di addestramento militare dell'Esercito per i giovanissimi in Val Montone (Foto Ansa/Uff.Stampa Esercito).
In questa foto e in quella di copertina: una sessione di addestramento militare dell'Esercito per i giovanissimi in Val Montone (Foto Ansa/Uff.Stampa Esercito).

L’iniziativa “Vivi le Forze Armate. Militare per tre settimane”, la cosiddetta “mini-naja”, fu voluta dal ministro della Difesa del tempo, Ignazio La Russa, e presentata come “esperienza formativa”, “atletico-militare” e di “conoscenza del dovere costituzionale della difesa della Patria” presso strutture dell’Esercito italiano, della Marina militare, dell’Aeronautica militare e dell’Arma dei Carabinieri.

Il bando 2013 è scaduto da poco e riguarda appunto 800 posti. In questi anni, il ministero della Difesa ha sempre opposto alle critiche la quantità di domande ricevute dai giovani per partecipare alle tre settimane in divisa.

Le obiezioni non erano arrivate solo dal mondo pacifista. Il generale Leonardo Tricarico, ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica, aveva per esempio definito «discutibile l’utilità delle tre settimane di mini-naja, tanto più che non vi sono mai stati problemi di insufficienti arruolamenti. Quelle risorse sarebbero meglio impiegate per ampliare il contingente da arruolare o per trattenere il personale in ferma prefissata già addestrato a caro prezzo».

Obietta ancora Massimo Paolicelli: «Per il servizio civile quest’anno ci sono appena 68 milioni, una cifra irrisoria. C’è difficoltà a mandare in servizio civile i giovani, e quella è effettivamente una realtà che ha un senso e un valore. Da un lato introduce tra i giovani il valore della cittadinanza attiva, e dall’altro dà allo Stato strumenti per intervenire in una serie di settori che per il Paese sono fondamentali, dai servizi sociali alla protezione civile, all’ambiente, alla difesa del patrimonio culturale».

«Ha una ricaduta reale sulla società, insomma: non si investe in quello e poi si investe in sciocchezze come la mini-naja», conclude il presidente dell’Associazione obiettori. «Il che la dice abbastanza lunga sulle motivazioni dello Stato quando risponde che non trova fondi per il servizio civile. Né si tratta semplicemente di un discorso economico. È importante passare ai giovani non valori distruttivi come quelli delle armi, ma valori positivi come quelli della pace e della solidarietà».

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