logo san paolo
domenica 23 gennaio 2022
 
Scioperi contro il Green Pass
 

Quel "fronte del porto" a Trieste che lascia passare chi vuole lavorare

15/10/2021  Lo sciopero contro il Green Pass nel capoluogo giuliano non ha causato disagi e tensioni temute, né il blocco del porto. In quasi ottomila a manifestare. Ma fino quando durerà la vertenza?

E venne il grande giorno per Trieste. Tutti gli occhi puntati, almeno per 24 ore, sul porto e i lavoratori portuali che si riconoscono nel sindacato autonomo del Clpt  che nei giorni scorsi ha indetto lo sciopero per protestare contro l’obbligo del Green Pass.

   Ebbene: tanto rumore per nulla. Stamattina, infatti, fin dalle prime luci dell’alba, le tensioni della vigilia si sono stemperate subito davanti al “varco 4”, il luogo d’accesso allo scalo portuale dove i manifestanti si sono dati appuntamento per la mobilitazione. Nessun problema d’ordine pubblico, né gravi incidenti, né barricate, solo slogan anti-governativi.Solo musica, tamburi martellanti e striscioni inneggianti alla libertà e al diritto al lavoro. Dei picchetti ipotizzati dai “duri e puri” del coordinamento neanche l’ombra. Solo un presidio. Unico momento di tensione quando una troupe del Tg3, mentre stava per fare una diretta nei pressi del varco 4,  è stata circondata da numerosi manifestanti che hanno iniziato a fischiare e a gridare "venduti" impedendo in ogni modo le riprese e la registrazione.

Insomma, agitazione ridimensionata al “minimo sindacale”? I cancelli del porto sono rimasti aperti per chi, non aderendo allo sciopero, voleva andare a lavorare. Cgil, Cisl e Uil, infatti avevano deciso di  non partecipare alla mobilitazione ritenendo un passo in avanti importante i test vaccinali proposti a spese dei datori di lavoro.

   Dalle sette del mattino i manifestanti sono affluiti al varco e, nonostante la Commissione di Garanzia avesse ritenuto "illegittimo" lo sciopero e il prefetto di Trieste abbia dichiarato che chi vi partecipa  “commette reato” hanno raggiunto quasi ottomila presenze,  tra dipendenti  portuali di Trieste, ma anche di Monfalcone e Venezia, ma soprattutto di gruppi “no vax” e “no Green Pass” locali. E l’accesso al lavoro fino a questo momento è stato consentito, ma molti tir arrivati anche da oltreconfine, scoraggiati dalla folla  hanno fatto dietrofront. Solite versioni contrastanti sugli esiti della manifestazione: l'attività del porto, secondo le autorità portuali  non ha subito grandi rallentamenti; secondo gli organizzatori dello sciopero, invece, è stata paralizzata.

Che accadrà nei prossimi giorni? L’ala dura del sindacato di base Clpt (sigla che conta solo 260 iscritti su 1600 dipendenti) ha dichiarato lo sciopero ad oltranza. “La protesta va avanti fino a quando il governo non toglierà il Green pass", tuona Stefano Puzzer, leader del Coordinamento lavoratori portuali di Trieste, in una conferenza stampa al Varco 4. "Negli ultimi giorni ci hanno proposto i tamponi gratis, forse perché siamo una categoria forte, ma io mi chiedo come avremmo potuto guardare in faccia gli altri lavoratori se oggi ci fossimo messi a lavorare" ha proseguito Puzzer. "Siamo contrari al green pass perché non è uno strumento sanitario, ma politico. La nostra lotta è a difesa del diritto costituzionale al lavoro".

La partita, quindi, si sposta sui tempi di durata della protesta che se dovesse proseguire, come nei proclami dei giorni scorsi, potrebbe creare enormi disagi alla circolazione delle merci, nonché perdite economiche ingenti al Porto stesso e ai suoi operatori. Tanto che il presidente dell’autorità portuale, Zeno D'Agostino, artefice dal 2014 della ripresa in grande stile dello scalo triestino, ha confermato che se l'agitazione dovesse proseguire "ad oltranza" farebbe scattare le sue dimissioni. 

Trieste è il settimo porto in Europa per movimentazione di merci e il primo in Italia con 62 milioni di tonnellate. È anche il primo terminal petrolifero del Mediterraneo e il primo porto ferroviario d’Italia.

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo