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Sindacato
 

La Cisl di Annamaria Furlan

24/09/2014  Il segretario del sindacato lascia in un uno dei momenti più drammatici del mondo del lavoro e delle rappresentanze. Al suo posto arriva una donna: Annamaria Furlan.

Il cambio della guardia ai vertici della Cisl giunge in uno dei momenti più drammatici della storia del sindacato italiano. Crisi esistenziale, ci verrebbe da dire, poiché mette in dubbio i fondamenti del sindacato stesso e con esso il suo orizzonte di riferimento: lo Statuto dei lavoratori di Gino Giugni, datato 1970, con quell’articolo 18 che è ormai diventato una sorta di bastione ideologico. La gestione Bonanni si è distinta per un forte distacco con gli altri due sindacati confederali, Cgil e Uil, soprattutto a proposito dell’accordo Fiat (ma a livello territoriale, nella firma di migliaia di contratti aziendali e di solidarietà, la triplice è stata molto più unita).

Con il manager dei due mondi Sergio Marchionne, Bonanni ci parlava direttamente in dialetto abruzzese, ci raccontò in un'intervista. Per spiegare la sua linea più “morbida” rispetto a Camusso e Angeletti ha sempre fatto professione di pragmatismo, in un’epoca non certo facile, squassata dal vento della globalizzazione che arriva fin dentro le fabbriche ed entra nella carne dei lavoratori: operai, colletti bianchi,  partite Iva, precari, co.co.co., cassintegrati e disoccupati. "Perché ci sia lavoro", ci diceva, "ci devono essere prima le fabbriche, perché senza fabbrioche non c'è lavoro". In questo clima l’attacco da più parti al sindacato, accusato di conservatorismo e addirittura di parassitismo. “Ammetto che non mi sono mai trovato in una situazione in cui le rappresentanze sindacali fossero tanto poco considerate”, ha detto recentemente. Ed è vero. Forse è per questo che lascia, con sei mesi di anticipo rispetto al suo mandato, nel culmine della battaglia sull’articolo 18: per liberare nuove energie e guidare appieno la successione, mantenendo la linea “aperturista” che tanto lo ha distinto dagli altri due sindacati confederali. Del suo futuro ancora non parla ma già si preconizza un suo ingresso in politica. Sarà la designata Annamaria Furlan, con molta probabilità, a entrare nell'arena della legge delega del lavoro in discussione in Parlamento conterrà tutele crescenti a cominciare dai giovani, con parziali sacrifici dei lavoratori “garantiti”, o “tutele decrescenti per tutti”, come sospetta persinio lo stesso segretario uscente. E poi c’è un fatto nuovo: la prima volta di una donna alla guida del sindacato di Giulio Pastore. “Oggi indicare una donna è una scelta che ha un valore aggiuntivo”, commenta Bonanni. Lo speriamo tutti.

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