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Più perdono, più confessioni, più preghiera: l'eredità del Giubileo

16/01/2017  Durante l'Anno Santo, oltre la metà degli italiani ha perdonato qualcuno in famiglia, tra gli amici o sul lavoro; uno su cinque s’è confessato di più, un quarto ha pregato maggiormente. La ricerca Famiglia Cristiana-Demopolis-Cassa di Risparmio di Cuneo. Il commento del sociologo Franco Garelli.

Rispetto al recente passato i cattolici italiani si sono confessati di più (lo ha fatto il 18 per cento), hanno partecipato maggiormente alla Messa domenicale (così il 20 per cento), si sono ritagliati momenti più ampi di preghiera (il 25 per cento ha dedicato più tempo a Dio).

Il Giubileo della misericordia non è scivolato via come acqua sulla pietra. Ha lasciato un segno. Generando anche gesti concreti di conversione e di solidarietà: c’è chi si è riconciliato con qualche parente in famiglia (nuora con suocera, suocero con genero, coniugi tra loro, genitori e „figli: così il 56 per cento degli intervistati), c’è chi ha perdonato un amico (il 31 per cento), un collega di lavoro (il 19 per cento) o, in misura decisamente minore, un vicino di casa (il 4 per cento). È quanto emerge da un sondaggio esclusivo commissionato da Famiglia Cristiana all’Istituto Demopolis, realizzato in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo.

INFOGRAFICA: IL GIUBILEO NEI RISULTATI DEL SONDAGGIO

«È stato un Giubileo capace di varcare i con fini “cattolici” e muoversi in campo aperto; la ricerca prova che il messaggio di papa Francesco è stato compreso e condiviso; il nostro si conferma un popolo incline a rimboccarsi le maniche con generosità, nonostante qualche mugugno iniziale, specialmente a fronte di una provata emergenza o di una calamità improvvisa », sintetizza il sociologo Franco Garelli, autore di numerosi libri in materia, dal famoso La religione dello scenario (1986) al recentissimo Piccoli atei crescono (Il Mulino, 2016).

Il campione, innanzitutto. «Il sondaggio ha coinvolto chi si definisce cattolico, quindi circa l’80 per cento degli italiani», osserva Garelli. «Vista l’ampiezza dell’universo di riferimento in cui coabitano identità e sensibilità profondamente diverse, è interessante vedere cosa emerge da chi è un credente convinto e attivo, da chi si professa cristiano per educazione e cultura, ma non può dirsi a onor del vero praticante, oltre che da quanti vivono una fede tormentata, con spiccati tratti selettivi e critici». Una cosa è certa. Il 96 per cento degli intervistati, ovvero la quasi totalità degli italiani, ha sentito parlare del Giubileo. Il grado di conoscenza è stato enorme. «Ecco una caratteristica tutta italiana», chiosa Garelli: «Più che negli altri Paesi, da noi la Chiesa fa notizia e il Papa ancor di più. Il cattolicesimo è inteso – e di conseguenza presentato – come un soggetto globale e dinamico, come un protagonista signi ficativo nei campi della cultura, della società, del volontariato, della politica».

La gente ha apprezzato il fatto che non siano state aperte soltanto le Porte Sante delle quattro basiliche romane, ma che ne siano state individuate circa 10 mila in tutto il mondo. Anche in posti fi n qui impensabili, come le prigioni. «Piace la Chiesa di papa Francesco, sempre più “plurale” e periferica, per quanto Roma rimanga (e venga riconosciuta) come il centro della cattolicità. Non stupisce, inoltre, che il 97 per cento del campione abbia detto che il Giubileo ha rappresentato un’ottima occasione offerta alla Chiesa per convertirsi. È al tempo stesso la percezione di un’evidenza (si comprende il Giubileo solo dentro una tradizione, una radice, una storia) e la definizione di una speranza: vedere la Chiesa sempre più fedele alla predicazione di Gesù».

Dio e il prossimo. Evangelizzazione e promozione umana. Cielo e terra. Dimensione verticale e sentieri orizzontali. «Questa ricerca fa giustizia di tante ingiuste accuse mosse contro Jorge Mario Bergoglio, cui si imputa maggior attenzione alla giustizia e all’ambiente che alla diffusione della Buona Novella. Gli italiani hanno recepito benissimo quello che è il cuore del messaggio di papa Francesco: riconoscere il primato del Signore e servire chi ci sta accanto sono due imperativi evangelici, inscindibilmente legati», sottolinea Franco Garelli. «Questa corretta comprensione del magistero porta la stragrande maggioranza degli italiani a identificare i due valori principali dell’Anno Santo nell’attenzione agli ultimi e alle loro sofferenze (72 per cento) ma anche nella centralità della cultura della Misericordia e del perdono. Lusinghiera la terza posizione del dialogo tra le religioni (43 per cento), che dimostra come la Chiesa cattolica non sia più vista in “concorrenza” con le altre e il riconoscimento diffuso che le varie fedi religiose, oggi sono accomunate dalle stesse identiche sfide».

I gesti concreti, infine. Il 78 per cento degli italiani ha affermato di aver compiuto un gesto di solidarietà o di accoglienza. «Una percentuale elevatissima», ri–flette Garelli. «e non necessariamente indotta dal Giubileo. Il 2016 è stato un anno record in quanto ad arrivi di rifugiati, profughi e immigrati. E non dimentichiamo, inoltre, il terremoto che ha devastato il Centro Italia. Il popolo italiano si conferma pronto ad aiutare chi è in difficoltà, sembra incline ad attivarsi più nei momenti eccezionali che in quelli ordinari».

Interessanti le ultime due tabelle. «Nell’Anno Santo gli italiani hanno perdonato qualcuno nei confronti del quale provavano inimicizia o astio. Lo hanno fatto soprattutto in famiglia (il 56 per cento) e nella cerchia degli amici (il 31 per cento). Meno sul posto di lavoro (il 19 per cento). Poco, pochissimo con i vicini di casa (solo il 4 per cento). Tuttavia il dato rimane significativo. Come significativa è la quota di connazionali che nel 2016 s’è confessata di più (18 per cento), ha partecipato di più alla Messa domenicale (il 20 per cento) o ha semplicemente pregato di più: il 25 per cento». Forse è meno di quanto si aspettasse il Papa... «Forse sì», conclude Garelli, «ma è pur sempre una tendenza interessante, segno che che l’Italia non ha voltato le spalle a Gesù e al suo Vangelo».

Foto Maurizio Brambatti/Ansa - Mario Maci/Fotogramma

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