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Via l'Imu. E ora?

29/08/2013  I provvedimenti presi ieri dal Governo lasciano quasi a bocca aperta. Dopo le settimane di tensione è stata realizzata la quadratura del cerchio. Ma cosa c'è dietro l'abolizione della tassa sulle abitazioni? La ripagheremo (magari con gli interessi) sotto forma di Service Tax? Non sarebbe stato meglio detassare il lavoro e l'occupazione?

Meglio di così non poteva andare. La quadratura del cerchio perfetta. A leggere i contenuti dei provvedimenti varati ieri dal Consiglio dei ministri si resta a bocca aperta. Il governo delle larghe intese ha partorito il "figlio" perfetto: da una parte lo sgravio dell'Imu, quella che Berlusconi definiva "un mostro" e su cui ha basato tutta la sua campagna elettorale, dall'altra il rifinanziamento per mezzo miliardo della Cassa integrazione e il salvataggio di 6.500 esodati (che si aggiungono ai 130 mila già salvati). Inoltre sono stati annunciati interventi della Cassa depositi e prestiti a favore dei giovani in difficoltà per il mutuo e finanziamenti per il cosiddetto "social housing" (la costruzione di abitazioni per chi dispone di redditi insufficienti).

Sul piano politico, un capolavoro da larghe intese. Dopo i veti incrociati e le frecciate a distanza tra Pd e Pdl, dopo le polemiche che sembravano far cadere il governo da un momento all'altro, ecco la soluzione che accontenta entrambi gli amici-nemici. Da una parte un Berlusconi che nonostante la condanna in giudicato si dimostra ancora in grado di dettare l'agenda politica nazionale (sull'Imu aveva minacciato di far cadere il Governo), dall'altra un Pd che sottrae al Pdl un pretesto per affossare la maggioranza e che porta a casa provvedimenti sociali (senza contare che l'abolizione dell'Imu non è certo disdegnata dagli elettori del Centrosinistra). Superato l'iceberg Imu, il Governo può procedere più speditamente, a parte qualche trascurabile mugugno di Monti.

E ora? In realtà ora comincia il difficile. Non si tratta di superare la famosa data del 9 settembre, quando si dovrà discutere la decadenza o meno da senatore di Berlusconi. Il problema è che nell'operazione abolizione dell'Imu, che per gli italiani è praticamente a costo zero, non sono ancora stati definiti i particolari contabili. Particolari tutt'altro che strascurabili. Ancora non si sa come verrà coperta ad esempio la seconda rata dell'Imu (mentre quella di giugno è stata definitivamente cancellata). Il Governo si è riservato di decidere entro il 15 ottobre dove reperire i fondi e soprattutto di stabilire con i Comuni come funzionerà la nuova tassa che dal 2014 ingloberà l'Imu: la tassa sui servizi immobiliari e sui cosiddetti servizi indivisibili, la cosiddetta Service Tax, che mette insieme le tasse sui rifiuti e sull'abitazione. Quanto ci costerà la nuova tassa? Quanto ce la ricaricheranno i Comuni (ai quali è stato garantito, non si sa come, il ripiano di quanto non incassato nel 2013), liberi di scegliere (entro una certa griglia) quali aliquote applicare? E' semplicemente una partita di giro quella del Governo, come insinua Monti?

Non dimentichiamo che un'altra tegola in bilico è l'aumento di un punto percentuale dell'Iva, che il viceministro dell'Economia Fassina definisceormai "inevitabile". Una botta non indifferente per le famiglie, i consumi e di conseguenza la produzione  l'occupazione. Tralasciando le paure degli affittuari, poiché temono che il nuovo balzello del 2014 sarà anche a loro carico e non solo dei proprietari (l'Unione in quilini paventa "sfratti a valanga"), sono in molti a chiedersi se non sarebbe stato più opportuno per agganciare la ripresa detassare maggiormente, anziché i patrimoni (e quindi le abitazioni) il lavoro e l'occupazione. Ieri sul tema è intervenuto anche il presidente della Cei. Per il cardinale Angelo Bagnasco sul tema del lavoro "serve non solo una politica dei piccoli passi, anche se ogni passo avanti è una cosa buona, ma interventi massicci per dare segnali grossi, cioé per rimettere in moto la macchina lavorativa". Tutte risposte che avremo più avanti, e che ancora una volta dimostrano la grande abilità del governo Letta: quella di rinviare i problemi un po' più in là, guadagnando tempo.

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