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Quel soffio di Vangelo sull'Italia diventata Repubblica

02/06/2018  Centralità della persona, solidarietà, lavoro, inclusione sociale, pace: certi valori della cultura cattolica rimangono inalterati. Una riflessione a 72 anni dallo storico referendum.

Il partigiano cattolico Teresio Olivelli. Nella foto in alto, da sinistra: Giorgio La Pira, Aldo Moro e Giuseppe Dossetti durante i lavori dell'Assemblea costituente.
Il partigiano cattolico Teresio Olivelli. Nella foto in alto, da sinistra: Giorgio La Pira, Aldo Moro e Giuseppe Dossetti durante i lavori dell'Assemblea costituente.

Erano «ribelli per amore», per dirla con le parole di Teresio Olivelli, partigiano cattolico, morto nel campo di Hersbruck. Cattolici e cattoliche che resistettero al fascismo e avviarono l’Italia verso la libertà e la democrazia.Enrico Mattei, capo partigiano e poi presidente dell’Eni, al primo congresso della Democrazia cristiana, nell’aprile del 1946, indicò in 65 mila su un totale di 130 mila il numero di coloro che, facendo riferimento in tutto o in parte al Vangelo, aderirono alla lotta partigiana, divisi in 180 brigate.Ma non fu solo questione di cifre. Alcuni di loro, da Giuseppe Dossetti a Benigno Zaccagnini, a Tina Anselmi, a Paolo Emilio Taviani a Ermanno Gorrieri, per stare solo ai nomi più conosciuti, diedero un contributo fondamentale per la ricostruzione materiale e morale del Paese.

Il 2 giugno, la data che consacra il passaggio dalla monarchia alla Repubblica, ma anche che insedia l’Assemblea costituente, li vide protagonisti, alla ricerca dei modi migliori per incarnare il sogno di un’Italia libera e giusta. I “professorini”– il gruppo dei giovani Giorgio La Pira, Amintore Fanfani, Aldo Moro, Giuseppe Lazzati, che faceva riferimento a Dossetti – lavorarono per dare all’Italia una democrazia inclusiva, una Carta costituzionale che mettesse tra i suoi principi irriformabili uguaglianza, solidarietà, lavoro.Che ponesse al centro la persona come valore assoluto, come teorizzava Emmanuel Mounier. Lo fecero dialogando con tutte le culture e trovando una sintesi alta che allontanasse il nostro Paese dagli orrori appena vissuti.

3 marzo 2016: il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontra i giovani volontari del Servizio civile nazionale.
3 marzo 2016: il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontra i giovani volontari del Servizio civile nazionale.

Un impegno, quello dei cattolici, che ha retto le sorti dell’Italia anche negli anni bui delle contestazioni e del sangue, dei tentativi di svolte autoritarie e di rivoluzioni senza ritorno. 
E che chiede, ancora oggi, che sia data a tutti la possibilità di partecipare alla costruzione del Paese. Per un’Italia sussidiaria e solidaristica i cattolici, e lo hanno fatto anche con la legge delega che, finalmente, riordina il Terzo settore e promuove l’impegno sociale e il volontariato, chiedono responsabilità da parte di tutti. Chiedono di fare ciascuno il proprio dovere. Di costruire relazioni e comunità. Di essere protagonisti, ancora una volta, dello sviluppo del nostro Paese. Ricordando che la libertà e la democrazia non sono valori delegabili, ma richiedono di essere inverati ogni giorno con intelligenza e creatività. Sapendo, per tornare a Olivelli, che «non vi sono liberatori, ci sono solo uomini che si liberano». 

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