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martedì 16 luglio 2024
 
le dimissioni di draghi
 

Quell'invito alla responsabilità caduto nel vuoto

21/07/2022  Nonostante l'appello della società civile e istituzionale, del mondo dell'imprenditoria, del lavoro, del mondo delle cooperative e dell'associazionismo i partiti sono rimasti sordi al grido che proveniva dal Paese. Ci aspettano giorni difficili

Hai voglia a chiedere «uno scatto di responsabilità», come esorta il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei. Di responsabilità se n’è vista poca durante la crisi di governo più surreale della Repubblica, quella che ha visto un premier stanco e scoraggiato dare le dimissioni, nonostante abbia ottenuto la fiducia sul decreto Aiuti, e per questo rimandato alle Camere dal capo dello Stato. Pesa lo strappo dei Cinque Stelle, un movimento ormai spaccato tra contiani, (ribattezzati guarda caso “irresponsabili”) e i cosiddetti “governisti” (“traditori e poltronisti”) guidati dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio. I motivi per cui non era proprio il caso di rovesciare il tavolo proprio in questo momento ce li elenca a nome di tutti il segretario della Cisl Luigi Sbarra: «Innescare una crisi di Governo in un momento così delicato per il Paese, con l’avanzare di una crisi economica incalzante, un’emergenza pandemica che non accenna a placarsi e le conseguenze terribili dell’inflazione su redditi e risparmi, è qualcosa di totalmente insensato. Tanto più assurdo se la paralisi arriva su un decreto che stanzia oltre 20 miliardi su aiuti a lavoratori, pensionati, famiglie e imprese, falcidiati da una caro prezzi tornato a livello degli anni Ottanta».

Il problema, come dice Sbarra, è che la sfiducia dei cittadini è già a livelli preoccupanti, come ha dimostrato l’alto astensionismo alle recenti elezioni amministrative. «Dobbiamo ritrovarci nello spirito di corresponsabilità, concretezza, in una visione collettiva che superi logiche elettoralistiche, conflitti sterili, accordi di piccolo cabotaggio, e guardi al futuro. È il momento che anche la politica batta un colpo». Già, la politica. Ma quale politica? Per Francesco Bonini, politologo e rettore della Lumsa, «il caos in Parlamento è dovuto al fatto che i partiti non sanno più distinguere tra il quadro sistemico e la “bottega elettorale”. Nei Cinque Stelle, in caduta libera, c’è quest’ansia di recuperare consensi tornando all’opposizione dura e pura. Ma hanno sbagliato completamente i tempi. Perché il tempo è appunto quello della responsabilità». Anche il presidente dell’Azione Cattolica Giuseppe Notarstefano è preoccupato: «All’Italia serve ritrovarsi come Paese e questo comporta l’avvio di un processo di rigenerazione del rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, tra elettori e partiti, tra piazze del malcontento e palazzi della politica». E il presidente nazionale delle Acli Emiliano Manfredonia parla di «bene comune per mettere al centro le politiche sociali che servono sempre di più a questo Paese».

Il problema è che aprire una crisi di governo ora non è una passeggiata: è la tempesta perfetta, tra una pandemia da gestire, una crisi economica senza precedenti con un’inflazione dell’8% ma che sale al 10 e più per le famiglie più povere (che dedicano una percentuale più alta dei loro redditi a bollette del gas e della luce e agli alimentari), una guerra alle porte di casa con conseguenze gravissime sul piano umanitario ed economico. Per non parlare della credibilità internazionale che si era guadagnata l’Italia (anche per l’apertura di negoziati di pace in Ucraina): non a caso tra gli inviti a proseguire rivolti a Draghi ci sono quelli delle cancellerie europee. Un presidente dedito all’ordinaria amministrazione non può fare molto per calmierare il prezzo del gas in Europa e nemmeno potrà varare un’efficace legge di Bilancio, che va chiusa il 31 dicembre per non incorrere nell’esercizio provvisorio. Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, intervenendo al Senato per il riconoscimento voluto dalla presidente Elisabetta Casellati alle eccellenze imprenditoriali italiane, ne ha approfittato per ribadire un concetto morale che dovrebbe stare a cuore a tutti, non solo ai cattolici: «Grazie alla presidente del Senato per l’attenzione che dimostra all’industria italiana e per la possibilità di essere in quest’aula, uno dei luoghi più rappresentativi delle istituzioni della vita pubblica italiana, che ci deve sempre ricordare che il bene del Paese viene sempre prima degli interessi del singolo». In favore di Draghi c’è stata una vera mobilitazione da parte di sindaci di ogni colore, rappresentanti del Nord produttivo, esponenti del Terzo settore. Una cosa mai vista.

«Ci troviamo in un momento storico particolarmente difficile i cui effetti stanno gravando pesantemente sulla vita delle persone», afferma Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum nazionale del Terzo settore. Alla Pallucchi fa eco Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, che auspica un Patto sociale tra governo imprese e sindacati per salvare il Paese. Un Paese, ricorda Gardini, che ha 10 milioni di poveri, 3,3 milioni di Neet, oltre due milioni di lavoratori che rimangono poveri. Sarà d’accordo il formicaio impazzito della classe politica?

 
 
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