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Quella differenza tra Chiesa "ufficiale" e la vita dei fedeli

31/10/2014  Secondo Mario esistono due dimensioni nella Chiesa: da una parte c'è la Chiesa “ufficiale”, dall’altra il “popolo in cammino”, donne e uomini credenti che prestano la propria disponibilità nelle parrocchie. La risposta del Direttore, don Antonio Sciortino.

Caro don Antonio, sono un ingegnere di sessantacinque anni, sposato con un figlio. Fin dall’adolescenza ho sempre “lavorato” in parrocchia e in diocesi. Attualmente sono moderatore del consiglio parrocchiale e ho appena ultimato il secondo mandato nel consiglio affari economici dell’Azione cattolica diocesana.

Parto dalla “Lettera della settimana” pubblicata su FC n. 40/2014 (“La morale sessuale fa ancora presa sui giovani?”) per evidenziare, ulteriormente, come di fatto esistano nella Chiesa due “dimensioni” che viaggiano forse in parallelo, ma su diversa lunghezza d’onda. Da una parte c’è la Chiesa che definirei “ufficiale”, dall’altra c’è il “popolo in cammino”, in particolare l’insieme di donne e uomini credenti, praticanti, che prestano la propria disponibilità nelle parrocchie e nelle diocesi assieme ai loro sacerdoti. E che anche “pensano” e si confrontano.
È un dato oggettivo che molti temi e problematiche su cui la Chiesa “ufficiale” ancora dibatte siano per la “base”, già da molto tempo, “nonproblemi”. Perché si tratta di questioni su cui non esistono più dubbi e neppure remore di ordine morale per il popolo.
Le esemplificazioni potrebbero essere moltissime: cito il problema della contraccezione, di fatto ampiamente praticata, con l’unica preoccupazione che non venga mai meno l’amore per il proprio coniuge (già più di vent’anni fa, un monsignore della mia diocesi ai corsi fidanzati diceva: «Il vero peccato è fare all’amore senza amore»).

Inoltre, è ormai pensiero comune (cito un tema di cui, ultimamente, si è tanto parlato al Sinodo) che se una persona, anche divorziata, partecipa a una celebrazione eucaristica si debba condividere anche con lei il “pane spezzato”. Con quale presunzione potremmo negarlo? Cosa ne direbbe Gesù se vivesse oggi?

Mario G.

Quando il cardinale Martini, nell’intervista rilasciata al suo confratello padre sporschill, disse che «la Chiesa cattolica è indietro di duecento anni», perché non dava risposte ai problemi degli uomini d’oggi e alle sfide del tempo moderno, molti si scandalizzarono e ci furono dichiarazioni polemiche nei suoi confronti.
Eppure, Martini aveva solo anticipato quanto abbiamo vissuto nei giorni scorsi con la celebrazione del Sinodo sulla famiglia che, sotto la guida vigile di papa Francesco, ha dibattuto per due settimane su temi diventati “tabù” nella comunità ecclesiale.
Già il fatto stesso di poterne discutere, con libertà di parola e schiettezza evangelica, è stato un gran passo avanti per la Chiesa. Ci ha fatto respirare il clima del Vaticano II.
Per molti questo Sinodo ha rappresentato un mini Concilio, che ha saputo ascoltare la voce dei fedeli, coinvolgendoli anche attraverso un questionario.
Le contrapposizioni, vere o presunte, tra i padri sinodali – molto enfatizzate dalla stampa – hanno invece arricchito il dialogo e il confronto, in vista del bene dei fedeli. E, nel caso specifico, della famiglia, che si trova oggi ad affrontare una miriade di problemi, in una società che fa davvero poco per sostenerla.
Anzi, sembra volerla demolire, ogni giorno di più, minando alla radice la sua stessa esistenza e identità. Per il modo con cui è stato condotto, il sinodo porterà come frutto una riduzione di quella distanza che tu, caro mario, sottolinei tra gerarchia e popolo dei fedeli. in qualche modo, ha già affrontato di petto il solco esistente tra i precetti della Chiesa e i comportamenti effettivi dei cristiani, che molti hanno definito uno “scisma sotterraneo”.
I padri sinodali non dovevano dare risposte immediate sui temi dibattuti, ma hanno avviato un cammino all’interno della comunità ecclesiale che, pur salvaguardando i principi dottrinali o i “valori non negoziabili” – che nessuno ha mai messo in dubbio, soprattutto a riguardo della vita e dell’indissolubilità del matrimonio –, dovrà coniugare la verità con la carità. e, soprattutto, con la misericordia di un dio che è padre e non solo giudice. oggi c’è molto bisogno di una “Chiesa samaritana”, “ospedale da campo” di cui tanto parla papa Francesco, che sappia chinarsi sugli uomini e curarne le ferite.

 
 
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