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Quella "Guadalupe" in provincia di Genova: la casa ligure della "Morenita"

11/12/2022  A Santo Stefano d’Aveto c'è l’unico santuario italiano dedicato alla "Virgen de Guadalupe". La prima effigie la portò uno studente universitario del XIX secolo, alimentando una grande devozione, sempre viva e ricambiata con tanti segni di protezione. Come durante la furia nazista

L'altare del santuario di Santo Stefano d'Aveto (Genova), dedicato alla Vergine di Guadalupe. Da Wikipedia,. Foto di Davide Papalini. In copertina: veduta della chiesa, tratta dal sito ufficiale del Comune di Santo Stefano d'Aveto (Genova)
L'altare del santuario di Santo Stefano d'Aveto (Genova), dedicato alla Vergine di Guadalupe. Da Wikipedia,. Foto di Davide Papalini. In copertina: veduta della chiesa, tratta dal sito ufficiale del Comune di Santo Stefano d'Aveto (Genova)

Nel comune di Santo Stefano d’Aveto, in provincia di Genova, non c’è edificio pubblico, attività commerciale o abitazione privata in cui non si trovi l’immagine della Madonna di Guadalupe. Una normalità per la comunità ligure che vista dal di fuori desta stupore soprattutto in questi giorni in cui proprio in Messico la Suprema Corte di Giustizia è chiamata a discutere la proposta di vietare la collocazione di presepi natalizi o di qualsiasi altra decorazione o simbolo che alluda a una convinzione religiosa, compreso naturalmente le immagini e gli altari raffiguranti la Madonna Morenita, Patrona delle Americhe.

Il legame della comunità di Santo Stefano d’Aveto con la Vergine apparsa sulla collina del Tepeyac a Juan Diego Cuauhtlatoatzin, vive da oltre due secoli, come ci racconta don Emilio Nicolini, parroco dell’unico Santuario d’Italia dedicato alla Madonna di Guadalupe.

«Il culto nasce nel 1802. Uno studente di giurisprudenza, Anton Domenico Rossi, originario di Santo Stefano, vede per la prima volta l’immagine della Tilma guadalupana nella chiesa gesuita di San Pietro a Piacenza. Ne rimane estasiato al punto da chiedere ai religiosi di portare l’immagine a Santo Stefano d’Aveto durante il periodo estivo. A permesso accordato si reca dal parroco del paese perché faccia spazio in uno degli altari della parrocchia. In maniera rapida e semplice nasce una devozione fortissima, figlia della fede in Maria della comunità ligure e di fatti prodigiosi che avevano colpito la comunità, al punto che in quello stesso anno, il 12 dicembre 1802, si celebra una festa solenne in onore della Vergine di Guadalupe. Nel 1806 Papa Pio VII, su richiesta della popolazione di Santo Stefano, sposta la festa in estate. Qui siamo in alta montagna, oltre mille metri sopra il livello del mare, le temperature a dicembre sono rigide, per cui si preferì spostarla ad agosto, la prima domenica dopo la festa liturgica di San Rocco. Nel 1816, infine, Papa Leone XIII elegge la Madonna di Guadalupe Patrona di Santo Stefano e di tutta la Valdaveto». 

Il quadro che è custodito oggi nel Santuario è lo stesso che originariamente il giovane studente universitario portò a Santo Stefano d’Aveto?

«No.Nel 1811 il Segretario di Stato Vaticano, cardinale Giuseppe Maria Doria Pamphilj, dona un nuovo quadro della Madonna di Guadalupe alla comunità di Santo Stefano dopo essere stato informato della grande devozione che quell’effigie ha suscitato nella popolazione. Era un quadro di famiglia, proveniente dal Messico, una delle primissime riproduzioni della Tilma, a seguito dell’apparizione della Vergine Maria a Juan Diego, che aveva attraversato l’oceano per giungere in Europa. Era stata donata ad un suo antenato, il Principe Giovanni Andrea Doria dal re di Spagna per ornare la cappella privata all’interno della sua galea, la nave da guerra con cui combatté e vinse la battaglia di Lepanto nel 1571».

Per il Principe Doria, raccontano le cronache, la presenza a bordo della sua galea dell’icona mariana fu di grande aiuto nell’aspra battaglia contro l’impero ottomano. A distanza di molti secoli la stessa immagine di Maria è stata il centro di raccolta di altre suppliche e preghiere, quelle della comunità di Santo Stefano d’Aveto minacciata fortemente dall’irruzione armata delle truppe naziste in tutti i centri della Valdaveto.

«Il 27 agosto 1944», racconta ancora don Emilio Nicolini, «nel tentativo di mantenere il controllo del settore occidentale della Linea Gotica dagli assalti partigiani, i nazisti, due settimane dopo l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, irruppero d’improvviso in questa valle, rastrellarono intere famiglie, saccheggiarono e bruciarono tutte le abitazioni. Fu un agosto di sangue, ma miracolosamente Santo Stefano d’Aveto venne preservata. L’esercito tedesco passò miracolosamente oltre. Tre anni dopo, nel 1947, il parroco dell’epoca, don Casemiro Todeschini, fece costruire un monumento in pietra dedicato alla Madonna Di Guadalupe. Il 27 agosto di quell’anno fu posto sulla cima del monte Maggiorasca in rendimento di grazie per il fatto che la comunità di Santo Stefano era stata risparmiata dagli eccidi nazisti». 

Oggi quale importanza riveste quest’immagine per la sua comunità?

«In questi sei anni di ministero sacerdotale qui a Santo Stefano ho compreso che la Tilma di Guadalupe è un elemento fondamentale per la comunità di Santo Stefano d’Aveto. La Madonna è parte dell’identità di questa comunità. Non è folklore ma amore filiale. I santostefanesi, con stupore e sorpresa, considerati i chilometri che ci separano dalla collina del Tepeyac dove Maria è apparsa, per il modo inaspettato attraverso cui l’immagine è arrivata qui su questa montagna, si sentono scelti dalla Vergine di Guadalupe».

Come questa devozione che ha trovato in Santuario aiuta la sua vita spirituale?

«Tantissima gente viene non solo dalla riviera ligure ma da ogni parte d’Italia per incontrare Maria, per dimostrargli tutto l’amore possibile, per chiederLe aiuto. E questo aspetto mi tocca, mi interroga, mi emoziona e mi conferma. La testimonianza dei fratelli rafforza la fede, conforta il mio ministero e aiuta la mia vocazione sacerdotale. È veramente impressionante incrociare gli sguardi della gente che arriva in Santuario, ascoltare le loro preghiere. La gente si rivolge a Lei come a una mamma e come si fa con le mamme a Lei affidano tutto quello che portano nel cuore. E tutti vanno via rinfrancati, anche se le croci restano. Questo perché scopri di non essere solo in battaglia, che c’è una Madre che ti sostiene, che combatte al tuo fianco. E come se non bastasse, nell’andare a Maria trovi Cristo. In tutti i Santuari, i luoghi di preghiera dedicati alla Madonna, si fa esperienza di quella pace e di quella pienezza che solo Gesù può darci. E questo è un fatto che rimane nella storia di ciascuno, e anche se dovesse capitare di allontanarsi dalla fede, di quel giorno ai piedi della Madonna di Guadalupe o di qualsiasi altra effigie mariana non ci si dimentica».

Come celebrate la festa della Madonna di Guadalupe?

«Il 12 dicembre celebriamo Messa al mattino e poi per chi lo desidera, tra i sentieri innevati, muniti di ciaspole, andiamo in processione fino al monte Maggiorasca a recitare il Rosario ai piedi della statua della Madonna di Guadalupe».

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