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martedì 07 dicembre 2021
 
Educazione
 

Quella nonna che spinge i nipoti all'agonismo estremo

21/12/2016  Chi chiede ai bambini di eccellere sempre e critica ogni loro errore non li sprona a vincere con serenità ma piuttosto fa di loro delle persone inadeguate e con poca autostima. Al racconto di una lettrice orami adulta e della sua mamma con la "fissa del medagliere sempre pieno" risoponde il nostro esperto Alberto Pellai.

Mia madre ha superato i limiti. Ecco i fatti: abbiamo assistito alle lezioni di tennis di nostro figlio sia noi genitori, sia nonni e zii. Quasi subito, lei ha cominciato a commentare a voce alta il gioco di mio figlio, sottolineandone gli errori, fino a farlo piangere e dicendo poi che questo pianto le sembrava una reazione esagerata. Mi sono molto arrabbiata con lei, che ha controbattuto affermando che nella vita l’agonismo è continuo ed è meglio che i bambini lo imparino presto nella vita. Mia madre ha sempre avuto questa fissa: noi figli dovevamo essere gli “er mejo”. Ci chiedeva di continuo se gli altri avevano voti più belli nelle interrogazioni e nei compiti in classe. Di fronte a un’insufficienza eri una cretina patentata. Perché questa fissa del medagliere pieno a ogni costo? Spero non mi diciate che sbaglio a essere inferocita!

MARIA

— Cara Maria, la rabbia con cui racconti quanto tua mamma fa sentire tutti inadeguati invade la tua lunga lettera. Per te deve essere stato davvero doloroso constatare che, nonostante su quel campo da tennis non ci fossi stata tu ma il tuo bambino, tua mamma non ha cambiato il copione. Tutto è rimasto uguale. Oggi come ieri. Sappi che la rabbia che hai provato in quel momento non era la rabbia di te mamma. È ancora la rabbia di te figlia, che è risorta – congelata e immutata – dal tuo passato. È una rabbia che ora puoi esprimere, ma che quando eri figlia hai dovuto tenere compressa dentro di te. Invito i genitori a leggere e rileggere le cose che hai scritto. C’è un lungo elenco di azioni ed errori da non commettere con chi sta crescendo. Chiedere i voti degli altri, stilare continue classifiche di merito facendo paragoni, denigrare le prestazioni su un campo da gioco: è così che un bambino impara a sentirsi inadeguato e perde la propria autostima. Il problema non sono gli errori. Ma cosa impariamo di noi quando facciamo quegli errori. Se ci dicono: «Hai sbagliato, ma non preoccuparti, ce la farai» quell’errore ci aiuterà a superare i nostri limiti e a fare meglio in futuro. Ma se dopo un errore ci viene detto: «Sei il solito incapace, non sai fare mai niente di buono» non potremo che sentirci inadeguati. E alla prossima prova, l’ansia e il senso di inadeguatezza ci porteranno più facilmente a sbagliare di nuovo. Hai ragione tu: ci sono in giro troppi genitori con la fissa del medagliere sempre pieno, felici solo se hanno un figlio che è “er mejo”. È una “fissa” che fa male ai figli. Molto male. Lo racconto anche in una storia da leggere insieme, genitori e figli: Voglio essere il numero due (Erickson ed.). La bambina protagonista del libro si domanda: «Chi ha detto che non sono nessuno, se non riesco a essere il numero uno?». Chi l’ha detto?!

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