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sabato 13 agosto 2022
 
SANTA MARTA
 

«Quella santa vergogna che frena ambizione e pettegolezzo»

21/02/2017  Così papa Francesco oggi durante l'omelia pronunciata nella Messa del mattino. Bergoglio ha ricordato certe dinamiche interne alle parrocchie che portano a dire «io sono più grande di te» e certe aspirazioni di preti e vescovi che  puntano parrocchie o diocesi più grandi o più importanti. Gesù, ha spiegato il Pontefice, rovescia la prospettiva nel segno dell'umiltà.

Ambizione e pettegolezzo sono tentazioni ricorrenti. Tanto subdole quanto aggressive. E attaccano anche gli uomini di Dio. Occorre dunque pregare il Signore perché ci dia la grazia della “santa vergogna” di fronte a quete prove. È l’esortazione del Papa, nell’omelia della Messa celebrata oggi a Santa Marta. «Tutti saremo tentati», ha esordito Francesco, soprattutto dalla «tentazione di non compiere la missione», anche Gesù fu tentato: prima nel deserto per tre volte dal diavolo e poi da Pietro sempre davanti all’annuncio della sua morte.

C’è poi la “tentazione della mondanità”, presente nella Chiesa fin dalle origini: «Dal momento che la Chiesa è Chiesa fino a oggi, questo è successo, succede e succederà». Francesco ha ricordato certe dinamiche interne alla parrocchiali: «Voglio essere presidente di questa associazione, arrampicarmi un po’. Chi è il più grande, qui? Chi è il più grande in questa parrocchia? No, io sono più importante di quello e quello lì no perché quello ha fatto qualcosa…, e lì, la catena dei peccati». È la tentazione che porta a “sparlare dell’altro” e ad “arrampicarsi”, ha spiegato Francesco facendo altri esempi concreti: «Alcune volte lo diciamo con vergogna noi preti, nei presbiteri: ‘Io vorrei quella parrocchia …’ – ‘Ma il Signore è qui …’ – ‘Ma io vorrei quella …’. Lo stesso. Non la strada del Signore, ma quella strada della vanità, della mondanità».

«Anche fra noi vescovi succede lo stesso: la mondanità viene come tentazione», ha sottolineato il Papa: «Tante volte, ‘Io sono in questa diocesi ma guardo quella che è più importante e mi muovo per fare … sì, muovo quest’influenza, quest’altra, quell’altra, quest’influenza, faccio pressione, spingo su questo punto per arrivare là …’ – ‘Ma il Signore è là!’». Di qui l’invito a chiedere sempre al Signore «la grazia di vergognarci, quando ci troviamo in queste situazioni». Gesù, infatti, «capovolge quella logica: ricorda ai Dodici che se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo e il servitore di tutti e prende un bimbo e lo mette in mezzo a loro».

Il Papa ha chiesto quindi di pregare per la Chiesa, “per tutti noi”, perché il Signore ci difenda “dalle ambizioni, dalle mondanità di quel sentirsi più grandi degli altri”: «Che il Signore ci dia la grazia della vergogna, quella santa vergogna, quando ci troviamo in quella situazione, sotto quella tentazione, vergognarsi: ‘Ma io sono capace di pensare così? Quando vedo il mio Signore in croce, e io voglio usare il Signore per arrampicarmi?’. E ci dia la grazia della semplicità di un bambino: capire che soltanto la strada del servizio … E forse, io immagino un’ultima domanda: ‘Signore, ti ho servito tutta la vita. Sono stato l’ultimo tutta la vita. E adesso, che?’, cosa ci dice il Signore? ‘Di’ di te stesso: ‘Servo inutile sono’».

 
 
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