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martedì 07 dicembre 2021
 
 

Quella valle sperduta al centro del mondo

10/06/2010  Paolo Perazzolo legge per noi "Meccanica celeste" di Maurizio Maggiani.

Ogni storia, ogni vita, per quanto umile e apparentemente insignificante, è essenziale e unica e può diventare protagonista di una grande epica. Purché ci sia qualcuno che ne conservi la memoria e sappia tramandarla. È il pensiero, dolce e commovente, che si fa strada nella mente di chi legge l’ultimo romanzo di Maurizio Maggiani, Meccanica celeste (Feltrinelli) che, mescolando realtà e immaginazione, storia e leggenda, tratteggia la “biografia” di un’intera vallata, incastrata tra Garfagnana, Apuane e Versilia, stretta a ovest dagli spazi sconfinati e azzurri del mare e a est da vette impervie e oscure.
 
“Il distretto”, lo chiama la voce narrante, un uomo non più giovane che attende dalla compagna una bambina – lui è certo che sarà femmina – e il cui racconto si svolge proprio lungo i nove mesi della gravidanza. Già la sua, di vicenda, è talmente densa di vita da sembrare incredibile. La madre, la Duse (il padre si era innamorato del Duce), maestra d’altri tempi, esprimeva sogni ed emozioni suonando la fisarmonica su un ponte. Proprio lì incontrò l’inseparabile amica Santarellina e Chico, padre del narratore, un brasiliano venuto a combattere contro i nazisti sull’Appennino nel ’44, protagonista di un film nientedimeno che di Orson Welles, mai uscito. Accanto a loro scorre la saga – omeglio le infinite saghe – della famiglia dei Giannoni, al cui interno spicca la figura dell’Omo nudo, un allevatore di maiali reduce dai campi di concentramento.
 
Non meno affascinante l’epopea della casata dei nobili proprietari terrieri Borgioni, con in testa l’Aristo, proprietario del più bel pennato del distretto, e l’intrigante moglie francese. E si potrebbe continuare a dare conto dei personaggi e delle storie che si sviluppano, l’una dentro l’altra, in Meccanica celeste...
 
Maggiani si muove fra passato e presente, fra storia vissuta (e autobiografia) e invenzione, dipingendo questo mondo minuto e marginale con un tocco così pieno di grazia e poetico da tramutarlo nel centro dell’universo. Un filo lega i personaggi che popolano questo micro-macrocosmo: l’essere orfani. Una condizione esistenziale, ancor prima che familiare, che trova riscatto nella memoria e nel racconto: perché il più grande romanzo è la vita stessa. E su questo si fonda la speranza per il futuro. Una lettura consigliata a chi teorizza la fine del romanzo.

 
 
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