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venerdì 12 aprile 2024
 
dibattito
 

Quelle domande che agitano la Chiesa

22/02/2024  Confronto tra Enzo Bianchi e il vaticanista del Tg1 Ignazio Ingrao, autore di un recente libro San Paolo, sulle riforme di papa Francesco e le inquietudini che pervadono la comunità dei fedeli. Siamo alle soglie di un nuovo paganesimo?

Dalle Messe sempre più deserte alle riforme di papa Francesco, dalle domande sul progresso scientifico alla benedizione delle coppie omosessuali. Ecco la Chiesa passata ai raggi X: ematomi, fratture, contusioni recenti e antiche, cartilagini che non tengono, però anche molti tessuti sani e muscoli che, nonostante tutto, possono ancora far fronte alle sfide, di oggi e di domani. Uno sguardo profondo e chirurgico, schietto e a tratti tagliente, ma senza acredine, e, nello stesso tempo, accogliente, pur senza sconti o ipocrisie. Si respirava questo clima durante l’incontro fra il vaticanista del Tg1 Ignazio Ingrao, autore del libro “Cinque domande che agitano la Chiesa” (Edizioni San Paolo) e fratel Enzo Bianchi, fondatore della comunità monastica di Bose e oggi, dopo un delicato e complesso cammino, fondatore della fraternità Casa della Madia. Svoltosi a Torino, presso il Centro Cultures and Mission dei Missionari della Consolata, con la conduzione del giornalista Francesco Antonioli, l’incontro si è concentrato proprio sul volume di Ingrao, fresco di stampa.

 

Val la pena riportare per intero le “cinque domande” cui il vaticanista fa riferimento, poiché tutte sono cruciali: “1. A dispetto delle buone intenzioni, la Chiesa parla solo ad alcuni e non a tutti? 2. In Europa e Nord America la pratica religiosa cala vistosamente, mentre in Sud America e Africa è insidiata dalle Chiese pentecostali. Chi si fa carico di questa emergenza? 3. L’apertura ai laici e alle donne è reale o solo di facciata? 4. L’inizio e la fine della vita, la cura della vecchiaia, le nuove frontiere della medicina, la questione del gender: la Chiesa è in grado di rispondere ai nuovi interrogativi posti dal progresso e dalla scienza? 5. Che fine faranno le riforme della Chiesa intraprese da papa Francesco?”.

 

Partiamo dalla fine, ovvero da quell’ultima domanda (la numero 5) che ne racchiude molte altre. «Dopo il conclave del 2013, al termine di un periodo di grande smarrimento, con l’elezione di Francesco si ha avuta la sensazione netta di un vento nuovo, di quello spirito espresso nell’esortazione Evangelii gaudium. Poi, certo, quella spinta iniziale ha dovuto confrontarsi con resistenze e difficoltà» ha sottolineato Ingrao, stimolato dalle domande del collega Antonioli. «Il Papa è stato pastore, ha tenuto dritta la barra. È stato un vero leader e ha saputo dar voce a sentimenti che accomunavano milioni di persone nel mondo, anche quando, come nel periodo della pandemia, gli altri leader tacevano. Tutto questo però non basta. Ci sono interrogativi cruciali e profondi. Dobbiamo chiederci chi siano oggi l’uomo e la donna. E di fronte a queste domande, si ha la sensazione che la fede sia stata soppiantata dalla paura. Del cristianesimo si avverte l’esigenza, o almeno una profonda nostalgia. Ma quanto più se ne avverte l’esigenza, tanto più si scopre che ciascuno ha un suo percorso individuale, però poi fatica a trovare risposte nella comunità».

 

La riflessione di Ingrao ha trovato piena sintonia nelle parole di fratel Bianchi, a sua volta autore di un libro intitolato “Dove va la Chiesa?” (Edizioni San Paolo). «In questo momento vivo una forte inquietudine» ha esordito il religioso. «Si stanno verificando diverse apocalissi, nel senso biblico di rivelazioni, si sta alzando il velo su molte realtà. Abbiamo un Papa profetico e molto evangelico. Vuole davvero vivere il Vangelo. E vuole che la Chiesa faccia altrettanto. Inoltre è profetico, perché sembra uno di quegli anziani, descritti dal profeta Gioele, che fanno dei sogni. E proprio nella misura in cui il Papa annuncia veramente il Vangelo crea divisioni. I primi a scandalizzarsi sono i cristiani. Così, il Papa è “simpatico” quando dice “buon appetito”, ma quando parla di migranti e di poveri in tanti non lo sopportano». Riguardo al pontificato di Bergoglio, e sempre per ricollegarsi alla domanda di Ingrao sul futuro delle riforme, fratel Bianchi ha però espresso anche alcune preoccupazioni. «Si vedono grandi sogni, ma poi mancano le procedure per realizzarli. E nella Chiesa cattolica le procedure sono fondamentali. Non si vive di auguri e dichiarazioni». Più in generale, fratel Bianchi ha ravvisato due cause alla radice della crisi della Chiesa: «l’indebolimento della fede e la mancanza di fraternità».

 

Altro problema capitale, su cui, pur con sfumature diverse, i due ospiti sono stati concordi, è quello della multiformità di culture. «Guardiamo alla realtà del Sud America» ha sottolineato Ingrao. «Proprio in quei luoghi in cui la teologia della liberazione è stata motivo di forti frizioni con Roma, oggi assistiamo al successo delle Chiese pentecostali che portano la teologia della prosperità, molto più “facile” e accudente. E dobbiamo chiederci perché questa teologia stia avendo tanto successo. Che non sia un modo per anestetizzare una necessità di giustizia sociale, che pure resta fortissima?». «Ci troviamo di fronte a un problema nuovo, E cioè che la cultura detta la morale» ha osservato Fratel Bianchi. «Quando il papa parla di benedizione delle coppie omosessuali, esultano i Paesi del Nord Europa, mentre in Africa i vescovi rispondono compatti, “no mai”. Finora c’era una sola morale, quella di Roma. D’ora in poi non sarà più così».

 

Di fronte a sfide così grandi e complesse, e nel bel mezzo di quella che a tanti appare come una crisi profonda, che futuro dobbiamo aspettarci per la Chiesa? «Forse c’è da chiedersi chi siano i cristiani» ha fatto notare Ingrao. «Un piccolo “resto” identitario, capace di portare un annuncio forte, oppure, al contrario, una realtà ospedale da campo, che accetta tutti e che quindi è anche disposta a compromessi? Ma io credo che questa sia una falsa opposizione». E non è solo questione di linguaggio da cambiare, ma di coraggio, «di scelte, di responsabilità da prendersi. Pensiamo, ad esempio, a quanto accaduto durante il confronto, pur prezioso, del Sinodo, pensiamo a quel blocco granitico di voti contrari con cui è stato accolto un paragrafo in cui si parlava, peraltro in modo molto generico, di diaconato femminile». «Se la Chiesa non pretende di dire una parola su tutto, e non pretende di essere maestra degli uomini, ma se si mette in ascolto dell’umanità e soprattutto del Vangelo, io credo che riesca ancora a intrigare gli uomini» ha osservato, dal canto suo, fratel Bianchi. «E ricordiamoci che siamo in un mondo indifferente e pagano. Dio non interessa a nessuno, anzi, la stessa parola “Dio” divide e allontana. Se davvero vogliamo dare la buona notizia, parliamo di chi ci ha rivelato Dio nell’umanità. Parliamo di Gesù Cristo». 

 

 
 
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