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domenica 17 ottobre 2021
 
 

Quelle riforme che ancora non si vedono

09/10/2014  Il premier ha vinto un'altra battaglia al Senato e continua ad asfaltare i suoi oppositori politici. Ma i suoi provvedimenti non incidono sull'economia e sono ancora indefiniti.

Ma Renzi ha vinto o ha perso al Senato? Il premier continua ad asfaltare i suoi oppositori. L’opposizione dei Cinque Stelle, al di là della bagarre, si è confermata inconcludente, la famosa resa dei conti della minoranza del Pd non c’è stata. Berlusconi e Grillo sembrano nell’angolo e non sono alternative credibili. I bersaniani hanno melanconicamente alzato bandiera bianca e votato il disegno di legge del Governo, limitandosi a rinviare la protesta alla Camera (ma ormai non ci crede più nessuno). Come si è visto al vertice sull'occupazione di Milano i partner europei e i vertici dell'Unione europea sembrano dargli credito, almeno finora. Dimenticavamo: tra le sue vittime dobbiamo anche annoverare il centro cattolico, ormai scomparso, polverizzato, a parte qualche criptico tentativo di rinascita a porte chiuse. Tutto ciò che si oppone a Renzi (sindacati, partiti, burocrati di Bruxelles) finisce per assomigliare a qualcosa di vecchio, grazie anche alla sua velocità mercuriale e alla sua abilità tattica e comunicativa, contrapposta alla sua ansia di riforme. Ma il punto è proprio questo: quali riforme?

Lavoro, giustizia, pubblica amministrazione, il premier continua ad annunciare qualcosa che ancora non si vede. Prendiamo il lavoro: quella approvata ieri con la fiducia è una legge delega, ancora da riempire con i decreti attuativi, una cornice dai contorni indefiniti in cui ci può essere tutto e il contrario di tutto: come funzionerà il tanto decantato contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti che dovrebbe dare un orizzonte ai giovani assunti? A quanto ammonta l’assegno universale che dovrà fare da ammortizzatore sociale e sostituire persino la cassa integrazione in deroga? Cosa si pensa di fare per sostituire i Centri per l’impiego, un vero e proprio flop, dato che dalla loro nascita hanno intermediato non più del 4 per cento delle assunzioni? Quali saranno i quattro o cinque contratti che rimarranno dopo il disboscamento della giungla degli oltre 40 contratti in vigore? Eppure sono tutti provvedimenti che dovrebbero contenere l’occupazione giovanile in cambio dell’abolizione di quel che resta del “totem” dell'articolo 18.

Il piano di Renzi, almeno a parole, è abbastanza preciso: presentarsi a novembre di fronte alla Commissione europea con un ventaglio di riforme approvate in cambio della flessibilità sui vincoli economici, in modo da poter sforare senza eccessivi problemi nella Legge di stabilità. Ma quali riforme? I contenuti sono ancora troppo indefiniti. E a volte si ha l’impressione che Renzi nel riformare eluda le priorità, prenda di taglio i problemi, non vada mai al cuore della questione: l’abolizione del Senato era così urgente, tenuto conto che ci vorranno forse anni? Lo è anche la legge elettorale? L’articolo 18 era così fondamentale? Perché non si mette al centro fisco, famiglia e politica industriale? Già: perchè?

 
 
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