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venerdì 10 luglio 2020
 
Festa
 

Auguri mamme, tra gioie e difficoltà

08/05/2020  Abbiamo raccolto la testimonianza di nove madri lavoratrici che si sono ritrovate a dover gestire lo smart working, le incombenze domestiche e la didattica a distanza. Racconti sinceri, di fatiche, ansie, sensi di colpa, momenti condivisi, tenerezze e inaspettate scoperte

Più che una semplice festa della mamma quella di quest’anno la potremmo definire della super mamma. L’emergenza covid ha costretto le famiglie a rivoluzionarie il loro stile di vita e in particolare le donne si sono viste assommare i compiti di lavoratrici e di madri: il lavoro da casa, i figli senza scuola, la didattica a distanza da seguire. Un super lavoro che le sta mettendo a dura prova. Soprattutto se i bambini sono piccoli. Ma c’è chi è riuscita a vivere al meglio il ruolo di madre anche nell’emergenza. 
Sara è un’illustratrice e all’inizio della pandemia si è trasferita con la figlia Gaia di 10 anni in una casa sul lago, mentre il marito è rimasto in città per lavoro. «Mia figlia è atipica, è abituata fin da piccola a lasciarmi lavorare, ha tanta fantasia e sa giocare da sola. All’inizio ha avuto un attimo di smarrimento, ma per fortuna da quando aveva due anni usa l’iPad... Da alcuni anni ha il cell che usa per rimanere in contatto diretto con i nonni, e adesso fa tante videochiamate su Skype con le amiche e i compagni di classe. Conoscendo bene l’iPad si gestisce la scuola, i compiti, il diario elettronico, le ricerche. Diciamo che questo periodo di crisi l’ha aiutata a conoscere e usare meglio la tecnologia. A volte insegna anche a me cose che magari non ho mai cercato perché non mi servivano, ma è bello e la fa sentire importante. Insieme facciamo tanti puzzle, giochiamo a “palloncino” in casa. Per il compleanno le ho fatto arrivare i pattini e la lascio scorrazzare in casa. Si è scoperta pittrice, mi ha riempito la casa di opere. Prima del virus la sua giornata era scandita dalla scuola, tre volte a settimana dagli allenamenti di pallavolo, il nuoto al sabato con il papà. Ora ha tanto tempo, il papà l’abbiamo rivisto dopo due mesi il 4 maggio, per poche ore. È stata una scelta importante quella di stare al lago. Qua siamo tranquille, in mezzo alla natura e anche se siamo in pochi ci aiutiamo con la spesa. Le maestre ci stanno aiutando molto, con il loro impegno e la loro positività. Quattro volte a settimana ha la lezione di un’ora e mezza. Commentano i compiti, interrogano, cercano in ogni modo di non far pesare la situazione. Noi, a differenza di molte altre famiglie siamo fortunate perché ogni giorno ci svegliamo con un panorama mozzafiato. Abbiamo due terrazzi che ci permettono di stare all’aria aperta in sicurezza. Dal 4 maggio facciamo finalmente una passeggiata sotto casa. Abbiamo provato anche a seguire un corso di ginnastica online, è stato divertente ma non fa per noi. Abbiamo un tappeto elastico e ogni giorno saltiamo insieme, giochiamo a girotondo saltando e cantiamo. Prima lavoravo dalle 9 alle 16 adesso cerco di gestire il tempo tra i vari pasti, la coccola del risveglio, il lavoro, la scuola e i miei hobby. Non so, al di là di tutto questo brutto periodo mi mancherà dal lato del tempo perché mi sembra aver fatto tanto, di aver conosciuto tante belle persone anche se da lontano e di essermi liberata delle persone false che mi circondavano. Ho cercato e cerco ogni giorno di preservare l’innocenza dell’età di Gaia. Sa quello che succede, ma voglio che sia serena, che si senta protetta e sicura e che pensi a cose belle. Voglio che faccia progetti consapevole che non si realizzeranno subito, ma si realizzeranno. Cerco di crearle una routine per mantenere le sue abitudini. Facciamo ancora i nostri party pizza e adesso abbiamo anche creato i party crêpes... che ha imparato a fare da sola. Facciamo la pasta della pizza insieme e le ho insegnato a fare le tagliatelle».

All’insegna della positività anche la testimonianza di Olga, un lavoro in smart working come pubblicitaria e tre figli di 24, 21 e 19 anni. Due fanno l'Università e la più piccola prepara la Maturità. «Ormai grandi e molto autonomi con una intensa vita sociale, non ero più abituata a fare la loro mamma... Così all'inizio del lockdown temevo fastidi e incomprensioni reciproche. Avremmo convissuto, come non mai, a stretto contatto.  Ma a parte la grande capacità di creare disordine su cui ho cercato di sorvolare (ma loro dicono ridendo che "ho rotto tanto..." e che ricorderanno tutta la vita la quarantena sentendo il rumore dell'aspirapolvere), sono stata contenta di averli avuti tutti per me e di non averli dovuti condividere con amici e fidanzati. Ho pensato che vista la loro età è stata questa una delle ultime occasioni per stare tutti insieme. Sono grandi e si avvicina il momento in cui saranno autonomi e se ne andranno (spero), quindi me li sono goduti. Ho ascoltato le loro lezioni on line, abbiamo visto insieme tanti film e serie Tv. Hanno cucinato per me cose meravigliose, mi hanno fatto ingrassare, e mi hanno preso tanto in giro, Ora le due ragazze mi aiuteranno pure a fare la tinta e la ceretta. Tutti e tre molto riservati e omertosi, si sono persino aperti in confidenze che non avevano mai fatto. Cosa posso volere di più come mamma?».

Luci e ombre nelle testimonianze di altre mamme.
Angela, editor freelance ha 4 figli. «Domenica 23 febbraio, come un fulmine a ciel  sereno, chiudono tutte le scuole: il nido della piccola, le scuole medie per Matteo, le superiori per i più grandi. Ci ritroviamo improvvisamente a dover gestire i figli a casa, con lavori a tempo pieno e nessun aiuto da parte dei nonni, che abitano lontano. Non si esce di casa, non abbiamo balconi o cortili. Arranchiamo come meglio si può, litigando, sopravvivendo, mentre il mondo intorno a noi letteralmente evapora. Fatico, cedo, pulisco, lavoro, gioco, mi arrabbio, gioco, faccio i compiti, e ancora e ancora: una eterna girandola per due mesi. Nel frattempo, la maggior parte del lavoro salta, l'editoria è terremotata, ma è anche il tempo di ridiventare creativi e veloci a captare bisogni. Ho imparato a resistere, a focalizzarmi su un obiettivo alla volta, ho ricominciato a fare torte e biscotti: con qualcosa di dolce in mano, è davvero tutto più semplice. Io faccio parte di quelle mamme che, dall'inizio dell'emergenza Covid, non hanno mai smesso di lavorare».
Maya lavora a 40 km da casa, come segretaria marketing. Dopo due emsi di smart working ha ripreso in parte ad andare in ufficio. « Ora sono qui con Alessandro (7 anni) alle prese con una lettura e domande di comprensione del testo. Alberto (quasi 10 anni) sta tentando di disegnare triangoli equilateri. Oggi sono a casa, in ferie perché ho dato giorno libero ai nonni... siamo appena rientrati da un giro nel bosco con il cagnolone Ugo. Il mio lavoro è ripartito da qualche giorno, con tutte le cautele del caso cerchiamo di rispondere ai clienti, anche se fanno richieste che possono sembrare futili in un periodo così. Noi siamo ripartiti ma i ragazzi no ed il pensiero di quello che stanno perdendo è sempre presente. Esperienze, attività, amici e affetti. La speranza è che possano ripartire spensierati, senza scorie. Cosa gli resterà addosso? So che per la festa della mamma Alessandro ha preparato qualcosa in videolezione... chi l'avrebbe mai detto? Devo ammettere che stare tutti questi giorni con loro è stato pesante, non ci sono mai stati silenzi né privacy... ma sono cuccioli da rassicurare. E fortunatamente sono affettuosi... 

Anna P. conduce laboratori creativi per bambini e famiglie che hanno al centro gli albi illustrati, e ha due figli. “Con la chiusura delle scuole, delle biblioteche e delle librerie ho perso tutti i lavori in programma. Mi sono dedicata e mi dedico ai figli e, per rimanere attiva e fare qualcosa per gli altri, collaboro con l’associazione Bambini e Natura. Andrea, 9 anni, è quello che ha risentito di più della chiusura della scuola: ha voglia di tornare a vedere le maestre e i suoi compagni. In particolare, ha sofferto molto della mancanza di natura. Noi viviamo in un palazzo a Milano con un semplice ballatoio. Marco, 12 anni e mezzo, ha accusato meno il colpo, anche se la didattica a distanza è stata un vero disastro nella sua scuola e quindi ho dovuto dare una gran mano. La parte più bella è stato vedere come sia cresciuto il desiderio di contatto e abbracci, di essere ascoltati e parlare di quello che provano. Hanno aperto il loro cuore e questo è un grande regalo per una mamma. Certo, sono preoccupata per cosa succederà a scuola a settembre, ma ritornare fuori con loro, anche se con prudenza, è un bel passo in avanti».

Per qualcuno lo stress è tanto, unito al senso di colpa e alla sensazione di non farcela. Come Anna S. che insegna alle superiori e ha tre figli: «Ho 4 classi, di cui una da portare alla maturità, e passo 8 ore al giorno davanti a un computer, a tenere lezioni, preparare materiali e compiti, tra le urla e schiamazzi dei miei figli, che piazzo davanti alla TV e ai videogiochi per ben più tempo di quello consigliato, sperando sopravvivano. Io sono una di quelle mamme che si  ritaglia il tempo per correre al supermercato con guanti e mascherina, e cucinare, tre volte al giorno, qualcosa di sano e buono, pulisco, disinfetto, lavo, stendo. Ma almeno non stiro. Scrivo mail ai colleghi mentre l'acqua bolle, correggo i temi di notte, studio al mattino presto, raccolgo i cocci delle nostre vite rotte.  Io non ho più spazio né energie per seguire la didattica a distanza dei miei figli. Le maestre, se assegneranno loro una insufficienza, giudicheranno me. “Perdonatemi, bambini”, dico spesso ai miei figli “Ma non ce la faccio, lì non ci arrivo. Non ci riesco”. Stiamo vivendo un dramma, noi genitori lavoratori. Ci stiamo piegando sotto il peso di un carico di impegni che non ci lascia respiro. Annaspiamo. Anneghiamo. Ma non esistiamo.  La retorica del genitore perfetto ha riempito gli schermi e le pagine dei giornali. Genitore resiliente, si dice ora… E noi, dove siamo? Nell'angolo, davanti a modelli impossibili, a fare i conti con la nostra inadeguatezza tutta umana». 

Anche Romina è un’insegnante, di lettere alle medie, 10 ore in una terza – a fine percorso – 8 ore in una seconda, ed è mamma di due bambini di 5 e 2 anni. «La cosa più frustrante di questo periodo è che mi sento pessima sia come madre sia come insegnante. Il più piccolo è nella fase in cui esplora ogni pertugio e oggetto della casa, va osservato a vista e spesso irrompe nella visuale della webcam per mostrarmi qualche disastro o per chiedermi di giocare con lui, mentre la più grande passa alla tv molto più tempo rispetto ai periodi di normalità ed è una cosa di cui non vado per nulla fiera. D’altro canto, devo lavorare e quando ho ventilato la possibilità di prendermi un periodo di congedo parentale mi è stato fatto notare che i miei studenti avrebbero perso un punto di riferimento importante in un momento in cui i ragazzi e le ragazze hanno bisogno di sapere che noi adulti ci siamo, che li ascoltiamo e che continuiamo a prenderci cura di loro.  Sono contenta di sapere di essere un porto sicuro per i miei figli, di sapere che i miei studenti e le mie studentesse non si sono sentiti abbandonati, ma lo scotto da pagare è altissimo. Dover lavorare full time con i bambini ancora così piccoli per casa non mi permette di farlo in condizioni ottimali e allo stesso tempo mi fa sentire profondamente in colpa: quando sto lavorando penso al tempo che non sto dedicando ai miei figli e mentre gioco con i miei figli penso che farò le due di notte per lavorare alle attività scolastiche del giorno successivo».

E chi ha bambini piccolissimi in età di nido e materna?
Chiara V. S., mamma di Nicolò (3,5 anni) e Samuele (20 mesi), che andavano alla materna e al nido, ha un lavoro a tempo pieno (in smart working) come responsabile supervisione scientifica Fondazione Veronesi: «E' stata molto dura. Il primo mese, in cui anche la baby sitter era a casa a titolo precauzionale, ci alternavamo io e il papà (anche lui in smart working), mezza giornata di ferie a testa per stare coi bambini e mezza giornata di lavoro. Quando sei coi bambini, reclamano tutta la tua attenzione e non riesci nemmeno a leggere una mail. Poi ho fatto richiesta per il bonus baby sitter straordinario, per coprire le ore extra della mia tata anche al mattino (e comunque non è stato sufficiente, abbiamo dovuto mettere soldi extra, pagando anche le rate di materna e nido, seppur ridotte). Adesso sto alternando giornate di lavoro con congedo di maternità, chissà fino a quando: è pagato meno, ma non abbiamo alternative, con le scuole chiuse.  Difficoltà quindi a gestire insieme lavoro e cura dei figli. Il primo ne risente sia in termini di produttività che economici. Coi bambini non è facile impegnare 12 ore in un appartamento di 85 mq senza giardino, e spesso ci sono stati episodi di nervosismo e gelosia. Le situazioni di tensione sono diventate molto più frequenti, con anche il dispiacere per paura di non dare valore e qualità al tempo con loro. Cosa ho scoperto "di nuovo" sul mio ruolo? Una rinnovata consapevolezza dell'importanza estrema che il mio comportamento e il mio modo di agire ha per loro, che si rispecchiano moltissimo nel modello familiare che mamma e papà presentano.
Chiara S. è mamma di due figlie, rispettivamente di quasi 5 anni e 2 anni, e lavora come redattrice per una testata giornalistica della sua città. Prima della pandemia lavorava part-time, ma da quando le scuole sono chiuse può lavorare solo da casa, e non ha mai smesso di farlo. «Mi alzo alle 7 ogni mattina e scrivo al computer finché le bambine si svegliano (intorno alle 9 circa). Dopo pranzo, approfittando del riposo pomeridiano, riesco a fare anche telefonate e videochiamate di lavoro, mentre alla sera, quando mio marito torna dal lavoro, riesco a lavorare ancora un paio d'ore prima di cena e, talvolta, anche dopo se necessario. Ho sempre passato molto tempo con le mie figlie, ma adesso questo tempo si è dilatato e, al contempo, ristretto nello spazio e nelle possibilità. Niente più piscina, parco, biblioteca, feste di compleanno degli amici...Inoltre, ho dovuto assumere anche le vesti di “educatrice” cercando di ricreare in casa le stesse esperienze manipolative, esplorative e sensoriali in cui vengono coinvolte all'asilo, anche seguendo i suggerimenti che a cadenza settimanale le maestre condividono sui gruppi WhatsApp. Essendo ancora piccole non hanno risentito molto dell'isolamento, eccetto qualche inevitabile manifestazione di nostalgia nei confronti dei parenti più stretti e, soprattutto nel caso della maggiore, dei compagni di asilo e delle tate. L'importante per loro è sentirsi sempre coinvolte in qualche obiettivo che sia legato ad un gioco o ad una piccola attività domestica, e hanno la fortuna di essere in due! Credo che le conseguenze di questa esperienza nei bambini in età prescolare si potranno vedere solo quando torneranno a frequentare l'asilo e in base alle modalità con cui potranno farlo. Sarà come un nuovo inserimento, soprattutto per la più piccola che aveva cominciato a frequentare il nido da pochi mesi. La mia preoccupazione è che le nuove regole che dovranno adottare (evitare di toccare gli altri bambini e le superfici fuori casa, lavarsi di continuo le mani...) possano alimentare in loro stati d'ansia e confusione che potrebbero trascinarsi anche quando queste regole non saranno più necessarie. La mia speranza, invece, è che essendo i bambini anche molto resilienti, non sviluppino questi disturbi e possano riprendere al più presto ad esplorare il mondo come abbiamo fatto noi».

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