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"Qui ho trattato sullo stipendio come un calciatore"

30/01/2016  Flessibilità, possibilità di carriera, sistemazioni. L'esperienza dei molti infermieri italiani che sono rimasti a lavorare e vivere in Gran Bretagna.

Si comincia con 21.692 sterline di stipendio all'anno (circa 30.500 euro), poco di meno per i neolaureati. Più i turni di notte, i festivi, gli straordinari. Fino al “band 8” (circa 66mila euro), la categoria professionale che si oltrepassa solo con master e specializzazioni – peraltro molto ben visti e incentivati. Così prevede il contratto nazionale del lavoro infermieristico nel Regno Unito (www.healthcareers.nhs.uk/about/careers-nhs/nhs-pay-and-benefits/agenda-change-pay-rates). Tra le corsie londinesi, poi, si percepisce il 20 per cento in più per il caro vita.

Marco Gallana, 24 anni, dal St. Georges University Hospital, non lontano dallo stadio di Wimbledon, conferma: “Sono qui da marzo 2015 e già guadagno quasi duemila sterline nette”. Di Rimini, in Italia è entrato in una graduatoria in seguito a un concorso ma dopo due anni sta ancora aspettando che lo chiamino. Adesso può anche fare turni extra, volendo, o lavorare ogni tanto per le agenzie interinali, che nei giorni festivi arrivano a pagare 50 sterline l’ora. In Inghilterra non c’è esclusività, la gerarchia professionale rispetto a quella italiana è diversa, con più ruoli, e si lavora per circa 37,5 ore alla settimana. Intanto Marco, come molti suoi colleghi coetanei trasferiti fra i sudditi di Sua Maestà, ha raggiunto l’indipendenza economica.

L’ospedale, deciso da lui, gli ha messo a disposizione un alloggio spazioso a 500 sterline al mese e un corso di lingua. L’ambiente è multiculturale, con prevalenza di filippini, poi indiani e spagnoli. Pure il reparto, cardiologia, è stato una sua scelta dato che “con la carenza di infermieri, di lavoro ce n’è tanto”. Così tanto che in Irlanda Leonardo Crisetti, 25 anni, ha negoziato la paga oraria: “Mi sono sentito come un calciatore”, scherza. Con un inglese minimo e l’iscrizione al Collegio professionale ancora non pervenuta, ha iniziato come operatore socio sanitario in una residenza per anziani a Dublino, e poi è passato in un’altra: da 9 a 13 euro l’ora. Punta a lavorare in un ospedale, perciò frequenta i training per infermieri, obbligatori per svolgere qualsiasi operazione nonostante la laurea. Anche lui è arrivato a marzo, da San Giovanni Rotondo (Fg), e già ha portato due amici a lavorare nella sua struttura. L’Italia? “Fra qualche anno, forse”.

Qualcun altro, invece, torna indietro subito. “Ma si tratta di una minoranza, per lo più ragazzi che non sono mai vissuti fuori casa”, spiega Fabrizio Benatti, quattro anni di esperienza in un ospedale dell'Essex e un gruppo Facebook “sul pezzo” con quasi 10mila iscritti (Infermieri italiani in Uk). Il suo obiettivo era l’Australia, nella patria di Shakespeare doveva solo acquisire la padronanza linguistica e per questo era partito 34enne da un ospedale vicino Reggio Emilia. “Quassù capitano anche offerte per Dubai a 6mila sterline al mese”, racconta. Poi nel frattempo ha deciso di fermarsi e in Inghilterra ha messo su famiglia.

 
 
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