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lunedì 18 ottobre 2021
 
QUIRINALE
 

Presidenza della Repubblica in rosa

10/11/2014  Sempre più ampio il partito di chi vuole una presenza femminile sul Colle. Sarebbe un grande passo in avanti nel cammino dell'emancipazione femminile. La prima a sostenere questa tesi è la presidentessa della camera Laura Boldrini.

Le voci sull’uscita di scena anticipata del presidente Giorgio Napolitano hanno rafforzato la campagna su un Quirinale “in rosa”. Sarebbe certamente un grande passo in avanti sul piano dell'emancipazione femminile. Lo ha auspicato espressamente la presidentessa della Camera Laura Boldrini: «Il Paese è pronto per avere un presidente della Repubblcia donna. In Italia ci sono donne autorevoli». I tre attori dell’elezione, vale a dire Renzi, Berlusconi e Grillo, sono favorevoli a una donna sul Colle. Il primo, che inaugurato la parità di genere nel Governo (parità violata con Paolo Gentiloni), lo sostiene apertamente, il secondo non si dice contrario, il terzo procolama «che decide la Rete», cioé lui e Casaleggio e potrebbero adeguarsi. I nomi più accreditati, oltre a quello della stessa Boldrini, sono quelli del ministro della Difesa Roberta Pinotti e del presidente della Commissione Affari Costituzionali Anna Finocchiaro. Ma si fanno strada, oltre alla radicale Emma Bonino, anche l’ex ministro della Giustizia Paola Severino e il giudice della Consulta Marta Cartabia. Ma la corsa è appena iniziata e non mancheranno le sorprese in rosa.

Chissà, se un tempo sul Colle vigeva l'aletrananza tra un cattolico e un laico (alternanza interrotta proprio dalla presidenza di Napolitano, succeduto a Carlo Azeglio Ciampi) forse in futuro avremo un'alternanza di genere tra un uomo e una donna. Quel che è certo è che chi salirà in Parlamento dovrà affrontare una fase molto convulsa e delicata, non ancora avviata sul piano della normalità. Le riforme, ad esempio, nonostante il dinamismo del premier Renzi, sono ancora tutte lì da realizzare. Non sarà facile per prestigio e autorevolezza sostituire "re Giorgio", personalità che in virtù della sua "supplenza politica" ha certamente dato un impulso maggiore ai poteri del Quirinale: non più semplice guardiano della Costituzione e supremo rappresentante delle istituzioni ma anche regista del quadro politico. Insomma, dopo re Giorgio, ci vuole una "regina".

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