logo san paolo
venerdì 28 gennaio 2022
 
 

Quote rosa: Sud batte Nord

19/03/2014  Tra stereotipi e ripicche rimane aperto il dibattito sulla rappresentanza femminile nella politica internazionale: a quali modelli ispirarsi?

Il dibattito sulla mancata approvazione in aula delle cosiddette “quote rosa” è ancora acceso. Fra i tanti argomenti, ricorre frequente il paragone coi parlamenti del Nord Europa, ben più paritari del nostro. Ma così facendo si ricorre a uno stereotipo smentito dai fatti (*): il primo paese del Nord Europa per percentuale di donne elette è la Svezia, con un 45%, ma è solo quarto. E sapete chi sta in testa alla classifica mondiale? Il Rwanda. Sì, proprio il Rwanda. Con uno strabiliante 63,8%. Seconda, la piccola Andorra, con la parità perfetta (50%), terza Cuba (48,9%). Quinto il Sudafrica (44,8%, tenendo conto solo dei seggi fissi, perché qui esistono 36 delegati a rotazione). Seguono, in ordine, Seychelles, Senegal, Finlandia, Ecuador e Belgio. Un bello smacco ai pregiudizi: nelle prime dieci posizioni, quattro Paesi africani e due latinoamericani.

L'Italia è al trentunesimo posto, subito dopo lo Zimbabwe del dittatore Mugabe, preceduta – tra gli altri – da Nicaragua, Mozambico, Costa Rica, Timor-Est, Messico, Angola, Argentina, Tanzania, Uganda, Macedonia e persino Algeria. La rappresentanza femminile non è dovuta solo a una supposta “predisposizione culturale”, in Paesi dove la cultura è matriarcale, nonostante tradizionalmente il potere sia maschio e spesso machista. Si tratta di un'evoluzione che è stata spesso favorita dalle leggi. E il cambiamento culturale viene poi innescato e trascinato dalla forte rappresentanza femminile nelle istituzioni. Come dire: non si aspetta che la società sia “matura”, la si fa maturare. Prendiamo il caso eccezionale del Rwanda: la nuova costituzione, del 2003, stabilisce come principio fondamentale “l'uguaglianza tra uomini e donne riflessa nell'attribuzione di almeno il 30% dei posti decisionali dello Stato alle donne”.  Il sistema elettorale riserva 24 seggi a donne selezionate da collegi e consigli locali e nazionali (oltre che due seggi a rappresentanti dei giovani e uno a un delegato dei disabili). Ma nelle ultime legislative, tenutesi nel settembre 2013, le donne hanno anche conquistato 27 dei 53 seggi riservati ai partiti politici, votati a suffragio universale con sistema proporzionale, consacrando così il Parlamento più rosa del mondo, con 51 donne su 80 deputati. Del resto, il parlamento uscente aveva già il 56,3% di donne. In un contesto ove – va detto – il presidente Paul Kagame è l'uomo forte che detiene un controllo fermo e quasi asfissiante della vita pubblica, anche le elette appartengono quasi tutte al Fpr, il suo partito; ciò nonostante, resta un primato mondiale che è spesso ignorato dai media. Da ultimo, giusto per ricordarcene, esistono al mondo ancora dei parlamenti in cui siedono solo uomini. Sono quattro: Micronesia, Palau, Vanuatu e Qatar. A cui si può aggiungere anche lo Yemen, con una sola donna su 301 deputati, lo 0,03%. La strada resta ancora lunga perché le donne abbiano una rappresentanza reale nelle istituzioni, ma casi come quelli citati dimostrano che è possibile ottenerla.    

(*) Tutti i dati fanno riferimento al Parlamento laddove sia presente una Camera unica e alla Camera Bassa dove il sistema sia bicamerale: in questo secondo caso, i dati delle camere alte sono sempre più bassi.

I vostri commenti
1

Stai visualizzando  dei 1 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo