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Raddoppiare il bonus bebé: perché no?

17/05/2016 

Quest’anno il 15 maggio, Giornata Internazionale della famiglia proclamata dall’Onu nel lontano 1994, e che raramente ha avuto impatto sul nostro Paese, ha invece portato con sé un interessante dibattito sul possibile raddoppio del bonus bebé, provvedimento già operante nel 2016. Esso prevede, oggi, che ogni famiglia con reddito ISEE inferiore ai 25.000 Euro annui alla nascita di un bambino riceva 80 euro al mese, fino ai tre anni di vita. Se il reddito ISEE è inferiore a 7.000 euro la cifra raddoppia: 160 euro al mese. Il Ministro Lorenzin (ripreso dal premier Renzi e dal neo-ministro alla famiglia Enrico Costa) ha proposto di raddoppiare questa cifra, per combattere il perdurante e progressivo crollo della natalità. Così, la cifra per le famiglie più povere sarebbe pari a 320 Euro al mese. E forse aumentarla se il bambino è un secondo o terzo bambino. Curiosamente, la cifra finale (quella doppia e raddoppiata, intendiamoci…) è molto vicina al costo di mantenimento dei figli stimata nel Rapporto CISF 2009, che indicava necessari poco più di 300 Euro al mese per garantire la sopravvivenza di un bambino, da zero fino a cinque anni: cibo, vestiti, generi di prima necessità, un tetto sulla testa. Insomma, “Poche briciole, lo stretto indispensabile”, come cantava a Mowgli l’orso Baloo nel memorabile Libro della giungla della Disney.
Che dire, allora? Le obiezioni o le richieste di chiarimento sarebbero tante: questa cifra – anche raddoppiata – corrisponde ai costi reali? che succede dopo i tre anni? Per quanto tempo questa misura resterà in vigore? Quante sono le famiglie sotto le soglie ISEE indicate? E quindi, quanto costerà per il bilancio pubblico? E rimane anche qualche ulteriore diffidenza, sulla natura pre-elettorale di certi annunci di bonus di varia natura. Però la misura è certamente nella giusta direzione, e si presenta, prima ancora che come politica per la natalità (emergenza sulla quale bisogna dare atto al ministro Lorenzin di essere stata da sempre molto sensibile) , come un primo tentativo di intervento non formale di giustizia economica a favore delle famiglie con figli. Per una volta le famiglie che accolgono la vita verrebbero sostenute in modo significativo, e le risorse andrebbero a finire ben circoscritte a favore di chi ha figli. Certo, si tratta solo di un primo passo, che esige ulteriori garanzie, impegni di lungo periodo, estensione anche a dopo i tre anni. Però, almeno si comincia da un punto giusto: la nascita di nuovi bambini.
Insomma: bene la misura, buono l’impegno a raddoppiarla, positiva la dichiarazione – cui devono seguire i fatti, ad ogni buon conto. Però, come minimo cambiategli il nome: sennò, con questa storia dei bonus, sembra sempre di ricevere dei regali, e non di riscuotere finalmente un diritto! Chiamiamolo, invece, “Fattore Famiglia: fase 1.0”: così almeno si capisce che si tratta del primo passo verso una riforma fiscale organica a misura di famiglia, e non di “poche briciole”, buttate lì nel solito intervento spot.  

Questa proposta si collega sicuramente alla campagna del Forum famiglie,#iostoconibiberon, in vista delle prossime amministrative, lanciata proprio in occasione della Giornata internazionale della Famiglia 2016.

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