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Personaggi
 

Raoul Bova, fratello unico e angelo

09/10/2014  Il popolare attore ieri sera era in Tv con la fiction "Angeli" ed ora è nelle sale con "Fratelli unici", affiancato da Luca Argentero. Ecco la nostra intervista ai due "belli del cinema".

Pietro e Francesco sono due fratelli che si detestano. Il primo è un chirurgo affermato e cinico, che ha deluso la moglie fino a portarla al divorzio. Il secondo è uno stunt man che sfugge a ogni responsabilità e cambia le donne come calzini. Ma un incidente riporterà Pietro al livello mentale di un bambino e Francesco dovrà fargli da tutore: ne nasce un gioco degli equivoci che impronta di comicità tutto il film Fratelli unici.

Se aggiungiamo che la commedia sentimentale ha come protagonisti i belli quanto ironici Raoul Bova (Pietro) e Luca Argentero (Francesco),
è prevedibile che molte spettatrici sbatteranno le ciglia non solo per le storie d’amore che li riguardano nel film (rispettivamente con i personaggi interpretati da Carolina Crescentini e Miriam Leone), ma anche per il fascino intrinseco dei due attori. I quali si sono ritrovati per la prima volta a recitare insieme. «È stato molto stimolante, ci siamo aiutati a trovare le battute», commenta Bova. «Credo che la simpatia che c’era tra noi emerga anche nel film». Argentero: «I meriti professionali di Raoul li conoscevo già, ma sul piano umano non solo ho scoperto una persona educata, responsabile, gentile, ma anche un uomo di straordinaria sensibilità».

Raoul Bova, Luca Argentero, come descrivereste i vostri personaggi?
Bova: «All’inizio Pietro è egoista e lascia poco spazio ai sentimenti. Ma dopo un incidente diventa un quarantenne che si comporta come un bambino di cinque anni, dimostra un romanticismo puro e sognatore. Come prima cosa, chiede a Francesco di raccontargli una favola. Anche se come tutore, il fratello scapestrato interpretato da Luca inizia a fargli da fratello maggiore e un po’ alla volta nasce tra loro un rapporto nuovo e bello, nel quale riscoprono i sentimenti e quanto di meglio hanno dentro di sé».

Argentero: «Francesco invece ha un rapporto pessimo con tutto ciò che è regole e ordine, è uno sciupafemmine irresponsabile e cialtrone. Mi è piaciuto molto, perché in generale è divertente interpretare qualcuno che non stimi molto. Poi, la cosa bella del film è che pian piano tutti i personaggi evolvono, soprattutto Pietro e Francesco, il quale riuscirà a essere meno cialtrone e un po’ più stimabile. Dopo l’incidente, Pietro non solo perde la memoria cognitiva e non sa più chi è o che lavoro fa, ma perde proprio la memoria strumentale: non sa a che cosa serva un bidet, per esempio, io glielo devo spiegare e dal gioco degli equivoci nasce tutta la parte più da commedia. In questo strano e divertente percorso insieme, però, affrontano un’evoluzione sentimentale sia nel loro rapporto di fratelli sia verso l'amore in generale, con le due bellissime donne che aiutano a capire cosa significhi volersi bene».

I due protagonisti incarnano caratteristiche degli uomini d’oggi?
Argentero: «Sicuramente sì: una certa allergia alle responsabilità presente in Francesco, per esempio. Non è un ragazzino, ha 35 anni eppure vive come se ne avesse 20. In ciò credo ci siano alcune assonanze con questa generazione, meno propensa alle responsabilità, alle regole intese non come semplici regole di vita, ma come canoni all’interno dei quali condurre un’esistenza normale, regolata, responsabile».

Bova: «Riguardo all’amore, il mio personaggio ridiventato bambino è più un romantico sognatore e quello di Luca è più disilluso, uno che pensa che l’amore fondamentalmente non esista. Anche nella vita vedo che c’è chi continua a essere romantico, a voler sempre divertire e sorprendere sia sé stesso sia la donna che ama. Tanti altri invece tendono a mettere un po’ da parte il loro lato romantico, forse perché non si fidano e hanno paura, magari per esperienze passate negative».

Voi avete fratelli maschi?
Bova: «No, ma ho due figli maschi e lo vedo in loro, il rapporto tra fratelli: è fatto di amore-odio, non possono stare lontani l’uno dall’altro però poi litigano piuttosto spesso. In maniera normale, certo. Il loro bisticciare è anche un modo per giocare, per stuzzicarsi, per attirare l’attenzione l’uno dell’altro».

Argentero: «No, ma tra i miei amici ce ne sono alcuni che considero veri fratelli. Sono le persone che ti permettono di dire esattamente quello che pensi e diventano il tuo specchio. Sono gli unici di cui mi fido e dei quali mi importa l’opinione, quelli che hanno il coraggio di avvertirmi se sbaglio. Credo sia anche grazie a loro se ho conservato un equilibrio sano nei confronti del lavoro che faccio, della vita che vivo. Sono molto grato ai miei amici».

Ma per uomini belli come voi, è più difficile avere amici dello stesso sesso?

Argentero: «I miei amici posso dire di conoscerli da vent’anni e no, non è mai scattata nessuna gelosia sulla bellezza. Anche perché ho amici più belli di me. Eh sì, facevamo la nostra figura, da ragazzi. Però la facciamo ancora...».

Bova: «Non sono mai stato uno che creava problemi di gelosia agli amici maschi. Nel conquistare le donne erano certamente più bravi loro di me, io ero un po’ più lento. Era una questione più che altro di timidezza, che magari mi faceva dire la cosa sbagliata nel momento sbagliato. Invece alcuni miei amici erano molto più estroversi e secondo me la risata è ciò che più di tutto fa colpo su una donna».

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