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lunedì 12 aprile 2021
 
 

Zoom sulla coppia italiana

21/03/2012  Presentato oggi a Milano il Rapporto Cisf 2011. I dati, secondo il curatore Pierpaolo Donati, parlano della fatica crescente degli italiani a creare una coppia "generativa".

Il professor Pierpaolo Donati, curatore del Rapporto Cisf 2011, oggi alla presentazione alla stampa.
Il professor Pierpaolo Donati, curatore del Rapporto Cisf 2011, oggi alla presentazione alla stampa.

I dati parlano chiaro: in Italia sono più di 3 milioni i genitori single, 4 milioni i single non vedovi, nel 2009 sono state 86mila le separazioni e 54mila i divorzi (dato in crescita). In calo costante, poi, i matrimoni: nel 2010 sono stati poco più di 217mila. Insomma, la coppia “scoppia”? Se lo domandano tutti e se lo è chiesto, investigandolo a fondo, anche il Rapporto Famiglia Cisf 2011, presentato oggi a Milano presso la sede del Centro Internazionale Studi Famiglia, pubblicato a cura della casa editrice Erickson (pp. 316, euro 29) e già disponibile in libreria. A tema il rapporto di coppia.

Come ha detto introducendo i risultati del Rapporto il professor Pierpaolo Donati, curatore del Rapporto e ordinario di sociologia dei processi culturali e comunicativi alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna, lo spunto per affrontare questo tema viene, oltre che dai dati, anche dall’apparente contraddizione per cui «in tutto il mondo le ricerche dicono che la famiglia è al primo posto nelle preferenze dei cittadini, ma nei fatti essa è sempre più difficile da costruire e mantenere nella sua stabilità». Il titolo del Rapporto è, in questo senso, esplicativo: “La relazione di coppia oggi. Una sfida per la famiglia”. Il dato che ne emerge è significativo: il 60% delle coppie, su un campione di oltre 4mila persone intervistate, ha ancora una sua solidità interna, l’aiuto reciproco affettivo e psicologico è buono e questo permette un’apertura significativa alla fecondità, alla stabilità di coppia, all’autopercezione del suo valore sociale. L’altro 40%, che rientra nella cosiddetta “coppia postmoderna”, come è stata ribattezzata da Donati, è caratterizzata da uno sguardo sul rapporto a due più mirata alla soddisfazione individuale di ciascun partner che alla salute del rapporto di coppia e ha mediamente nessuno o un solo figlio. Donati, iniziatore di quella che viene chiamata “sociologia relazionale”, ha rilevato che quest’ultimo dato potrebbe avvalorare l’ipotesi di partenza, secondo cui «la coppia non è più il primo passo per fare famiglia ma si rende sempre più autonoma, con scopi e finalità staccate dal tradizionale “fare famiglia”».

I dati parlano, rispetto a una scelta matrimoniale, di un buon 28,9% di persone “indugianti”, del 4% di “possibilisti” e del 6,8% di "pentiti". Se, come ha sottolineato il sociologo, «nella maggior parte delle coppie italiane non vige l’individualismo come atteggiamento fondamentale ma la relazione e quindi la vita familiare e i figli», il secondo approccio, comunque in deciso aumento, è favorito dalla tendenza culturale che vede ormai la fine del complesso dell’amore romantico, quello in cui il partner viene idealizzato: «C’è sempre più un maggior divario tra le coppie postmoderne, in cui l’amore è principalmente una condivisione di problemi e sempre meno romantico, e un residuo di coppie per cui l'amore romantico invece ha ancora un suo senso, cioè le coppie "generative", per le quali però occorre dire che l'amore non è alla fin fine così idealizzato».

Il Rapporto contiene numerosi dati e indicazioni ricavati dalle oltre 4mila interviste in tutto il Paese e arriva alla conclusione che la “coppia scoppia” se è un aggregato, la sommatoria di due “ego” che nella relazione cercano, solo o soprattutto, di realizzare se stessi: la coppia "postmoderna", appunto. La coppia, invece, si realizza quando diventa “generativa”, non solo in termini di figli ma soprattutto quando riesce a produrre “beni relazionali”, fattori insostituibili di benessere collettivo, oltre che personale.
Famiglia Cristiana di questa settimana, in edicola da giovedì 22 marzo, dedica un intero servizio di approfondimento ai temi toccati dal rapporto Cisf.

La copertina del Rapporto  Cisf 2011, in libreria da oggi.
La copertina del Rapporto Cisf 2011, in libreria da oggi.

Quale futuro si prospetta allora per la coppia? Pierpaolo Donati, curatore del Rapporto Cisf, è pessimista: «Il Rapporto non collima con i dati pubblicati dal Censis la settimana scorsa», ha commentato. Il Censis parlava di un ritorno alla famiglia e ai valori tradizionali da parte dei nostri connazionali. «La realtà è che continua il processo di individualizzazione, secolarizzazione e indebolimento della coppia e della famiglia italiana, crisi che non dipende tanto dalle persone ma dalle condizioni ambientali che non sostengono le coppie», ha precisato. «Il valore della famiglia è sì al primo posto ma la realtà è che è sempre più difficile costruire una coppia stabile per l’effetto della globalizzazione sulla famiglia italiana: le coppie che abbiamo intervistato stanno assumendo una serie di atteggiamenti e opinioni che passano in grande quantità attraverso i canali della comunicazione globale e alcuni fattori un tempo importanti - come la provenienza da un’area urbana o da un piccolo centro, lo status sociale alto o basso e altri - non le distingue fra loro più di tanto: tutti percepiscono e assumono i valori di questi messaggi».

Collegato a questo fenomeno è, secondo Donati «la dimensione della “irriflessività” dei componenti la coppia, che non sono più abituati a pensare e a pensarsi in maniera critica rispetto agli accadimenti che succedono intorno a loro». Anche per questo non è dato aspettarsi a breve un’inversione di tendenza rispetto alla diminuzione delle coppie “generative” a favore di quelle “postmoderne”. L’elemento più significativo che differenzia le coppie comunque, alla fine, è il numero di figli. «Decisivo perché c’è una separazione netta tra chi ha più di due figli e chi non ne ha nemmeno uno o è monogenitore», chiosa Donati, «decisivo perché ci dice che la coppia esprime le sue potenzialità e matura con i figli, insomma la coppia diventa tale quando ci sono i figli, quando la relazione orizzontale si combina con quella verticale». Altrimenti? «I dati dicono che la coppia tende a regredire, diventa sempre più fragile e tende a spaccarsi».

Donati non ha mancato di toccare anche temi di attualità politica. Il dito è puntato, senza mezzi termini, alle gravi responsabilità della politica. «Le condizioni attuali del welfare non aiutano le coppie in Italia. Vi è una totale assenza del tema della coppia e della famiglia nel dibattito politico», attacca il sociologo. «I nostri politici non si rendono conto che alla base della crisi italiana c’è la crisi demografica, il calo drammatico delle nascite. Ogni azione di welfare - dalle pensioni agli ammortizzatori sociali - pensata al di fuori della conciliazione famiglia-lavoro e quindi della coppia con figli è una miopia gravissima da parte della politica italiana». Il caso francese, dove ogni singolo elemento della vita familiare del lavoratore è presa in considerazione quando si tratta di contrattare i singoli ammortizzatori, è lì a mostrarlo. Perché mai allora i politici non prendono in considerazione le istanze che vengono dalla società civile, richiamate ogni due anni anche dai Rapporti Cisf, che non hanno mai mancato di richiamare l’attenzione sulle questioni più calde legate alla famiglia?. «La classe politica sta corrompendo la società civile», ha detto senza usare mezzi termini Donati, «non solo per i tanti casi di corruzione che sentiamo ma perché non intendono più pensare e rappresentare la società civile ma solo gli interessi dei gruppi di potere di cui sono parte». Allora occorre una mobilitazione: «Bisogna metterli con le spalle al muro, se i politici non conoscono i problemi del Paese devono essere penalizzati, non più eletti, non più coinvolti nei dibattiti e convegni, dove più spesso li si chiama  a parlare non per la loro presunta competenza ma per dare lustro all'evento, per crearsi dei padrini». Il problema, dunque, è quello di una società civile ancora a rimorchio della politica.

Foto Thinkstock
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La coppia scoppia?
«L’esperienza quotidiana di tutti noi dice quanto sia problematico costituire una coppia stabile e felice nella nostra società, che tende a diventare sempre più incerta, rischiosa e priva di solidi scambi fra le generazioni. Il tema emerge e si impone come public issue per il fatto che esiste, e sta crescendo, un’evidente criticità del creare una coppia, mantenerla in vita e riuscire a farla crescere come relazione ricca di umanità. Vogliamo capire perché nascano nuovi conflitti e vuoti di coppia, perché cresca l’incapacità di stabilire legami significativi e duraturi, e che cosa possa aiutare i giovani e i meno giovani a vivere in una coppia che sia una risorsa e una condizione di vita felice, non già una gabbia, una prigione o un luogo dove si sta malvolentieri. Vogliamo capire se sia vero quello che la cultura dominante afferma, e cioè che la coppia «scoppia» e non riesce a trovare un suo equilibrio, ma va avanti a fatica e con difficoltà crescenti, e quale sia il ruolo dei figli, quando ci sono».
(P. Donati, p. 12)


Coppie sempre più privatizzate e frammentate: una deriva inarrestabile?
«In gran parte del Paese, le coppie sono in via di rapida globalizzazione culturale, il che significa sempre più incluse in una visione (o sistema di opinioni, atteggiamenti, orientamenti di valore) che si omologa ai luoghi comuni veicolati dai mass media. Questi ultimi mettono in mostra coppie di tutti i tipi, da quelle delle élite dello spettacolo che vivono nel lusso più sfrenato, a quelle dove si consumano drammi, tragedie, violenze e abusi di ogni genere, finendo per far credere che la coppia sia solo una questione di sentimenti e fantasia, dove tutto è possibile. La privatizzazione della coppia procede incessantemente, assieme alla sua frammentazione, e ciò non genera maggiore soddisfazione nelle relazioni fra i partner e con i figli, ma piuttosto il contrario. L’impressione generale è che siamo in presenza di un processo storico che porta, più o meno velocemente a seconda delle variabili intervenienti, ad un ulteriore sgretolamento delle relazioni familiari e di coppia».
(P. Donati, p. 144)

Pierpaolo Donati
Pierpaolo Donati

Fare coppia ma cercare la felicità solo per sé: una trappola
«La coppia che si forma in questi anni entra in un mondo simbolico dove tutto è possibile (sposarsi o non sposarsi, avere figli o non averli, averli nel matrimonio o fuori, convivere con un partner di sesso diverso o dello stesso sesso, ecc.) e quindi dove tutto diventa più precario, incerto, instabile. L’amore per primo. Di qui un paradosso: la ricerca di una sempre maggiore felicità di coppia (il desiderio di un grande amore e di un partner ideale, che ti dà tante emozioni) finisce per diventare un sogno in cui la mente non riesce ad afferrare l’oggetto. Non ha ovviamente senso chiedere sicurezza e stabilità nel lavoro, e nello stesso tempo vivere in relazioni di coppia che possono modificarsi in continuazione. Ma tant’è. Questa è l’epoca della globalizzazione. La coppia italiana sembra essere, tutto sommato, ancora abbastanza solida, specie se la compariamo con le coppie dei Paesi più modernizzati, e mostra buone capacità di adattamento. Ma sta entrando nelle sabbie mobili».
(P. Donati, pp. 145-146)


Ingredienti per costruire il benessere della coppia
«
Affrontare il tema della coppia da un punto di vista psicologico conduce ad inserirsi nel vivace e complesso dibattito della letteratura sul tema della qualità della relazione di coppia che da decenni si interroga su quali siano gli «ingredienti» che favoriscono, da una parte, il benessere e, dall’altra, la durata della relazione di coppia. In generale, i risultati delle ricerche dedicate a questo tema hanno mostrato come un rapporto di coppia soddisfacente e stabile sia frutto di buone competenze interattive, quali una buona capacità di comunicazione di gestione dello stress e dei conflitti, ma hanno soprattutto evidenziato l’importanza di una compresenza nella relazione di coppia di dimensioni affettivo-sessuali, quali l’intimità, la passione, l’empatia e di componenti che potremmo definire «etiche», quali l’impegno e la fedeltà verso il legame, il supporto reciproco, la capacità di accettare e perdonare anche i limiti dell’altro, lo spirito di sacrificio. Inoltre le ricerche hanno sottolineato l’importanza delle componenti intergenerazionali (in particolare i rapporti con le famiglie d’origine) e sociali (in particolare i rapporti con le reti amicali e sociali formali e informali) che definiscono la coppia e ne influenzano il benessere e la stabilità nel tempo».
(R. Iafrate, p. 99)


Legami di coppia e libertà dell’individuo: dove cercare la felicità?
«Oggi, da questa parte del mondo, l’auto-realizzazione e l’autonomia personale sono gli obiettivi primari perseguiti sia dal sesso maschile, sia da quello femminile. La coppia è essenzialmente romantica: i partner scelgono di sposarsi, o anche semplicemente di vivere insieme, quasi esclusivamente per fini personali, per il proprio benessere psico-fisico. La procreazione, ovviamente, è ancora un obiettivo importante, ma non il primario. Prima di tutto viene la felicità dei partner, che va perseguita: essi hanno il diritto/dovere di scegliersi ogni mattina, a seconda dei propri sentimenti e indipendentemente dai ruoli che debbono incarnare all’interno della propria famiglia. La parità nel matrimonio è la garanzia di diritti acquisiti, più che di doveri assunti. Gli accordi prematrimoniali sottoscritti in presenza del notaio ci dimostrano che di frequente ci si organizza per separarsi ancora prima di sposarsi. In sostanza, proprio nel momento storico in cui la coppia sembra essere diventata protagonista del proprio futuro, paradossalmente, le difficoltà nell’essere in due aumentano. Troppo spesso gli addendi sono più importanti del risultato. La coppia di oggi è frequentemente costituita da due persone più indipendenti che desiderose di fondere parti di sé per creare un noi che le contenga e contenga la famiglia. E così assistiamo a un fenomeno assai preoccupante, quello delle crescenti disgregazioni nei primissimi anni di formazione della famiglia, con la presenza di uno o due figli piccoli. Le difficoltà nel passaggio da un amore romantico a due a una dimensione affettiva a tre, in cui la passione inevitabilmente si sposta nel rapporto genitore-figlio, possono far crollare l’intera impalcatura affettiva e portare a precoci rotture familiari, se i genitori non sanno o non vogliono accettare il cambiamento. Più che un arcipelago, fatto di individualità riconoscibili e al tempo stesso accomunabili da un’identità di gruppo, la famiglia odierna sembra sempre più acquisire l’aspetto di un insieme di isole, indipendenti e sole».
(M. Andolfi, A. Mascellani, p. 183)

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Sempre meno matrimoni, sempre più diversi
«I matrimoni, dunque, sono cambiati sia in termini quantitativi che qualitativi. Dal punto di vista della dimensione, la tendenza alla riduzione delle nozze (tanto in assoluto quanto rapportata alla popolazione residente) è in atto dal 1972 e nell’ultimo biennio il calo è stato particolarmente accentuato (quasi 30 mila matrimoni in meno), interessando tutto il territorio nazionale. Tra gli aspetti più rilevanti si possono individuare la diminuzione delle prime nozze, l’aumento delle seconde e delle successive, la progressiva ascesa del numero di matrimoni misti, il crescente orientamento a favore del matrimonio civile e della convivenza, in particolare quella prematrimoniale, quand’anche tuttora generalmente marginale e con rilevanti differenze territoriali».
(G. Blangiardo, S. Rimoldi, p. 47)


Il divorzio, spazio esemplare della “coppia a sé stante”
«L’istituzionalizzazione del divorzio su scala mondiale è stata la modalità più significativa di riconoscere la legittimazione della coppia come realtà a parte, come un mero contratto a due su basi individuali, in assenza di altri soggetti e altri vincoli, ponendo solo delle condizioni a tutela dei figli, sempre come individui. Noi siamo ormai abituati a dare tutto questo per scontato. Ma si può riflettere sul fatto che il riconoscere la coppia come soggetto a sé stante che si forma e si cancella a prescindere da qualunque altra considerazione, soggetto o relazione in atto o potenziale, comporta una modificazione sostanziale del carattere relazionale della famiglia. Di fatto, storicamente, il divorzio si è inizialmente diffuso nelle classi sociali più elevate (borghesi) ed è poi filtrato a poco a poco verso il basso della scala sociale, fino ad arrivare agli strati più poveri. In questo modo anche le classi sociali meno abbienti sono state sottratte ai vincoli matrimoniali. Ma queste ultime hanno pagato il prezzo della perdita di quella rete di sostegno costituita intorno al matrimonio che per loro è stata, e tuttora è, più essenziale che per le classi sociali benestanti, le quali possono farne a meno. La coppia ha così avuto un grande impulso come modello di vita liberato da vincoli e costrizioni, salvo poi constatare che tale processo ha portato e porta con sé degli effetti negativi per le parti più deboli (com’è noto, comporta un generale impoverimento della donna e dei figli)».
(P. Donati, p. 26-27)

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Coppie tradizionali e coppia post-moderne: quali differenze
«In termini più analitici, i dati (..)  mostrano alcune linee di forza del cambiamento della vita di coppia che possiamo sintetizzare così:

  1. è vero che, in linea generale, i livelli di soddisfazione nella vita di coppia sono elevati in media per tutte le coppie; tuttavia, la soddisfazione diminuisce considerevolmente nel passaggio dalla coppia tradizionale a quella postmoderna;
  2. le variabili strutturali «dure», perché impossibili o difficili da cambiare (l’età degli intervistati, l’area geografica e la dimensione del Comune di residenza, il grado di istruzione, la professione, lo status socioeconomico), risultano non significative nel differenziare le coppie; questo risultato è a dir poco strabiliante, e sostanzialmente segnala che le coppie italiane sono in via di accentuata globalizzazione, cioè a dire vivono sempre più in un mondo di rappresentazioni collettive virtuali che risentono essenzialmente dei processi culturali che investono opinioni e orientamenti di valore dietro la potente influenza dei vecchi e nuovi mezzi di comunicazione di massa;
  3. la coppia tradizionale è più passionale, più impegnata nel legame, più romantica, più netta nell’accentuare la separazione fra la vita privata e quella pubblica, anche se ha più reti sociali primarie e più impegno civico delle altre;
  4. la coppia postmoderna, per contro, appare assai più incerta negli orientamenti, meno impegnata nel legame di coppia come tale, vede meno il valore e i benefici che la vita di coppia può apportare, è più privatizzata, ha reti sociali primarie molto deboli o assenti, è meno impegnata sul piano civico;
  5. in grande sintesi, ma con enormi implicazioni teoriche e pratiche, possiamo trarre la seguente considerazione di massima. La coppia tradizionale è più sensibile ai fattori esterni dovuti alla cultura locale, cioè alla integrazione nei mondi vitali che trasmettono il senso della famiglia e si basano su processi di socializzazione ispirati a consuetudini ed eredità del passato (famiglie di origine), dunque sono coppie che operano in buona misura sulla base dell’habitus. La coppia postmoderna, per contro, non ha più, oppure rifiuta intenzionalmente, le influenze di tutto ciò che affonda le radici nella cultura del passato, evita le costrizioni esterne trasmesse dal contesto locale, è più globalizzata, il che significa che è maggiormente sensibile ai fattori interni e soggettivi della relazione di coppia, mentre al contempo presenta una maggiore permeabilità all’influsso dei mass media che portano con sé opinioni e orientamenti di valore più liberali, permissivi, fino alla indifferenza verso la vita di coppia come bene in sé.
In breve, la coppia tradizionale sente e accetta i condizionamenti del mondo vitale che segnano le distinzioni fra i modi accettabili e non accettabili di fare famiglia. La coppia postmoderna, invece, rende più indifferente il suo mondo vitale, nel senso che, diventando più permissiva, rifiuta di fare distinzioni fra i modi di fare famiglia e accetta un pluralismo indifferenziato dei modi di fare coppia. Il fatto di aprirsi al mondo dei possibili dovrebbe condurre la coppia a possedere una riflessività più relazionale come coppia, ma non è così. Mentre la coppia tradizionale ha una riflessività che, pur essendo maggiormente dipendente dal contesto locale, ha una certa solidità e coerenza, la coppia postmoderna va incontro ad una riflessività fratturata o impedita».
(P. Donati, pp. 131, 133-134)

Barbara Tamborini e Alberto Pellai. Colleghi di lavoro, sposi felici (e genitori) nella vita.
Barbara Tamborini e Alberto Pellai. Colleghi di lavoro, sposi felici (e genitori) nella vita.

Alla presentazione alla stampa del Rapporto Cisf 2011 non potevano mancare Alberto Pellai e Barbara Tamborini, collaboratori ormai storici di Famiglia Cristiana (Alberto con la rubrica “Crescere un figlio insieme” sulla rivista cartacea; Barbara con il blog “Noi mamme” su famigliacristiana.it). Sposati felicemente - psicopedagogista e autrice di libri per bambini lei, medico e psicoterapeuta lui - sono genitori di quattro vivaci bimbi di cui Barbara narra spesso sul suo blog provocando (e non poco) le altre mamme.

«La coppia è come uno spazio di trasformazione, un diventare qualcosa d’altro», ha detto Pellai. La coppia, «una sfida faticosa e bellissima oggi cercata però soprattutto nella sua dimensione narcisistica», denuncia lo specialista, che confessa anche la sua fatica da psicoterapeuta: «Importante per noi è aiutare le persone in crisi di coppia a non concentrarsi sul fatto che non sentono più le “farfalle nella pancia” come al tempo dell’innamoramento. La felicità è una dimensione trasformante del sé in chiave cooperativa, sociale e costruttiva». Pellai per la sua rubrica riceve molte lettere dai lettori di Famiglia Cristiana: «La flessibilità oggi è vista come un valore, si ha paura del “per sempre”, si teme che cristallizzi la persona, che la blocchi nelle sue potenzialità». Insomma, in un tempo in cui «agli adolescenti consegniamo per la prima volta nella storia dell’uomo un futuro più carico di incertezza per non dire di potenziale fallimento che di speranza», occorre educare le nuove generazioni «ad abbandonare la chimera della “sindrome del tronista”: dall’amore od ottengo il massimo o lo lascio».

Barbara Tamborini fa una lettura più personale ed esistenziale: «Alberto e io siamo una coppia che funziona non “nonostante” i figli ma “grazie” a loro. Prima di sposarmi nessuno mi aveva avvertita che, finito il viaggio di nozze, una volta ritornati a casa, cominciava la vera fatica. E che fatica! I figli da accompagnare di qui e di là, i figli che riversano tutti i loro problemi sui genitori, che stanno male, che chiedono di gestire i loro conflitti con l’altro genitore… davvero difficile lì sentire le farfalle nella pancia…». E alla fine rivela il segreto per sentirle ancora quelle “farfalle”: «Se si riesce a entrare in sintonia, se si riesce a rimanere coppia, a trovare un accordo nella vita ordinaria le farfalle ritornano, c’è una rivitalizzazione della persona, un fenomeno purtroppo ancora poco raccontato». Il segreto? «Riuscire a essere cooperativi», conclude sorridendo la donna.

Francesco Belletti, direttore del Cisf. Al suo fianco la giornalista di Telenova Annamaria Braccini, che ha moderato l'incontro con la stampa.
Francesco Belletti, direttore del Cisf. Al suo fianco la giornalista di Telenova Annamaria Braccini, che ha moderato l'incontro con la stampa.

«Famiglia Cristiana ha a cuore la famiglia e per questo si avvale delle competenze del Centro Internazionale Studi Famiglia, un vero “polmone” che, facendo ricerca e promuovendo dibattiti a livello nazionale, ci aiuta nel servire sempre meglio una vera cultura della famiglia». Don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, ha descritto così lo storico centro studi legato alla Fondazione Don Zilli in occasione della presentazione alla stampa del Rapporto Cisf 2011. Un centro documentazione informatizzato all’avanguardia e specializzato sulle tematiche familiari; la pubblicazione di un Rapporto biennale sulla famiglia in Italia affidato a centri di ricerca e a specialisti in varie discipline; la promozione della ricerca scientifica su temi concernenti la vita familiare; la pubblicazione di saggi e studi che siano particolarmente rivolti alla condizione storica della famiglia e alla definizione dei suoi ruoli specifici nella società contemporanea; il dibattito pubblico attraverso seminari, convegni a carattere scientifico o informativo; la collaborazione alla rivista Famiglia Oggi, mensile rivolto a operatori sociali e pastorali. Questa in sintesi l’opera che quotidianamente la squadra capitanata da Francesco Belletti, che in questi anni ricopre anche il ruolo di presidente del Forum delle Associazioni Familiari, porta avanti nei locali di via Giotto 36. Giusto due piani sotto la redazione di Famiglia Cristiana. Tesoro nascosto a servizio della famiglia (e a portata di mano).

Di seguito un elenco di tutti i Rapporti Cisf dalle origini ad oggi:

  • L'emergere della famiglia autopoietica (1989)
  • L'equità fra le generazioni: un nuovo confronto sulla qualità familiare (1991)
  • Mediazioni e nuova cittadinanza della famiglia (1993)
  • La famiglia come reticolo inter-generazionale: un nuovo scenario (1995)
  • Uomo e donna nella famiglia (1997)
  • Famiglia e società del benessere (1999)
  • Identità e varietà dell’essere famiglia: il fenomeno della “pluralizzazione (2001)
  • Famiglia e capitale sociale in Italia (2003)
  • Famiglia e lavoro: dal conflitto a nuove sinergie (2005)
  • Ri-conoscere la famiglia: quale valore aggiunto per la persona e la società? (2007)
  • Il costo dei figli: quale welfare per le famiglie? (2009)

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