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venerdì 23 febbraio 2024
 
rapporto delle nazioni unite
 

Guerre, disuguaglianze, siccità: sempre più persone sul pianeta soffrono la fame

07/07/2022  I dati dell'edizione 2022 del Rapporto sullo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione evidenziano come il mondo abbia fatto passi indietro negli sforzi per garantire il diritto al cibo a livello globale

Guerre e situazioni di instabilità politica, cambiamenti climatici estremi, ondate di siccità, disastri ambientali, shock economici, disuguaglianze crescenti dappertutto: sono tutti fattori che, combinati fra loro, contribuiscono ad aggravare in modo allarmante la fame e la malnutrizione nel mondo. Nel 2021 il numero delle persone che soffrono la fame sul pianeta è arrivato a 828 milioni. Si tratta di un aumento di circa 46 milioni di persone dal 2020 e 150 milioni dallo scoppio della pandemia del Covid-19. A riportare questi dati è l’edizione 2022 del Rapporto sullo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione, che fotografa uno scenario globale drammatico. Il rapporto, pubblicato congiuntamente da Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (Fao), Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (Ifad), Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia (Unicef), World Food Programme (Wfp) e Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), evidenzia come il mondo abbia fatto passi indietro nella lotta allo stradicamento della fame.

Alcuni dati esemplificativi: dopo essere rimasta relativamente invariata dal 2015, la percentuale di persone affamate è aumentata nel 2020 e ha continuato a crescere nel 2021, raggiungendo il 9,8 per cento della popolazione mondiale, rispetto all’8 per cento nel 2019 e al 9,3 per cento nel 2020. Circa 2,3 miliardi di persone nel mondo (29,3 per cento) hanno vissuto in condizioni di insicurezza alimentare moderata o grave nel 2021, 350 milioni in più rispetto a prima dello scoppio della pandemia.

A pagare il prezzo più alto della malnutrizione sono sempre i soggetti più vulnerabili, donne e bambini. Il divario di genere nell'insicurezza alimentare ha continuato a crescere nel 2021: il 31,9 per cento delle donne nel mondo ha sofferto di insicurezza alimentare moderata o grave, rispetto al 27,6 per cento degli uomini, un divario di oltre 4 punti percentuali, rispetto ai 3 punti percentuali nel 2020. Si stima che circa 45 milioni di bambini al di sotto dei cinque anni abbiano sofferto di deperimento, la forma più mortale di malnutrizione, che aumenta il rischio di morte dei bambini fino a 12 volte. Inoltre, 149 milioni di bambini al di sotto dei cinque anni hanno avuto deficit di sviluppo a causa di una mancanza cronica di nutrienti essenziali nella loro dieta, mentre 39 milioni erano in sovrappeso.

Guardando al futuro, le proiezioni indicano che, nel 2030, quasi 670 milioni di persone (l'8 per cento della popolazione mondiale) dovranno ancora affrontare la fame. Un numero che riporta al 2015, quando l'obiettivo di porre fine alla fame, all'insicurezza alimentare entro la fine di questo decennio fu lanciato nell'ambito dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. I buoni propositi, dunque, in larga parte sono rimasti sulla carta. Da allora la situazione non solo non è migliorata, ma i livelli di insicurezza alimentare hanno continuato a crescere.

Nel periodo della pubblicazione del Rapporto, inoltre, va considerato che è scoppiata – ed è tuttora in corso – la guerra in Ucraina, con gravissime conseguenze a livello di approvvigionamento alimentare sul resto del mondo, in particolare sui Paesi più poveri, in Africa e in Medio Oriente - dalla Somalia al Libano allo Yemen - che dipendono dall’importazione di grano e cereali da Ucraina e Russia, due dei principali produttori ed esportatori globali di questi prodotti alimentari. Milioni e milioni di tonnellate di grano e cereali ucraini sono ancora fermi, bloccati nei porti sul Mar Nero. Una situazione che sta già scatenando un effetto domino sugli altri Paesi, in primis a livello di aumento dei prezzi dei beni alimentari, di grano, fertilizzanti ed energia. Ma per molti Paesi poveri il rischio è che la guerra del grano sfoci presto in una reale mancanza di cibo con un forte aggravamento dell’insicurezza alimentare. Una situazione sulla quale la diplomazia interazionale, con la mediazione della Turchia, sta cercando di intervenire per trovare un’intesa, ma con enormi difficoltà. E’ di oggi la notizia che, secondo quanto riferito dal comando operativo Sud dell’esercito ucraino, missili russi abbiano colpito degli hangar con tonnellate di grano nella regione di Odessa.

Di fronte al quadro presentato dal Rapporto delle Nazioni unite, l’organizzazione Save the children lancia l’allarme per la condizione di estrema precarietà dei bambini. «Non possiamo commettere ulteriori errori: i bambini e le loro famiglie stanno affrontando la peggiore crisi alimentare globale degli ultimi decenni», ha dichiarato, commentando il rapporto, Gabriella Waaijman, direttrice umanitaria globale di Save the Children, che sta stanziando 28,5 milioni di dollari per le comunità in 19 dei Paesi più colpiti. «Se non agiamo subito, molte vite andranno perse e anni di sviluppo andranno in fumo a causa di una combinazione letale di conflitti ed emergenza climatica, con una crisi economica alimentata dalla pandemia di Covid-19 e dalla guerra in Ucraina. Le famiglie che vivono nelle zone più disagiate hanno raccontato ai nostri operatori che stanno mangiando carne putrida, bevendo acqua sporca dagli abbeveratoi del bestiame e lottando contro gli animali selvatici per afferrare qualcosa di mangiabile. Nessuno dovrebbe vivere in questo modo». Ciò di cui c’è bisogno, spiega, Save the children, è un pacchetto internazionale di sostegno, che includa «promozione della resilienza delle comunità locali e investimenti a lungo termine nell'agricoltura e nell'energia sostenibili, nonché in sistemi sanitari, nutrizionali e di protezione sociale forti. La comunità internazionale, le organizzazioni, i donatori e il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno tutti un importante ruolo da svolgere nel guidare questo cambiamento e questo deve avvenire ora perché si possano salvare le vite umane».

(Foto Reuters: una mamma somala con i suoi figli davanti alle carcasse di aninali morti a causa della siccità)

 
 
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