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venerdì 22 ottobre 2021
 
 

Rapporto su migranti e accoglienza: diritti negati e molto altro

25/05/2016  Lo denuncia il Naga, in un dettagliato studio presentato nei giorni scorsi. Che parla di disorganizzazione, approccio emergenziale e casualità nelle prassi, ma anche di vere e proprie azioni illegittime.

Spaesamento e confusione. Sono i due sentimenti che segnano le vite dei richiedenti asilo a Milano e provincia. Inoltre disorganizzazione, approccio emergenziale e casualità nelle prassi non aiutano i cittadini a essere favorevoli all’accoglienza.

Lo denuncia il Naga con il rapporto, presentato nei giorni scorsi a Milano, intitolato “(Ben)venuti! Indagine sul sistema d’accoglienza dei richiedenti asilo a Milano e provincia”. Significativamente il “ben” è tra parentesi: «Anche quando il migrante è riconosciuto meritevole di accoglienza», dice Pietro Massarotto, presidente della onlus che dal 1987 garantisce assistenza legale e sanitaria gratuita a stranieri, «l’obiettivo appare “sbolognare la grana”, possibilmente facendo la minor fatica possibile».

Tante le prassi contestate, dalle tendopoli allestite a Bresso in modo temporaneo e diventate luoghi dove i profughi svernano senza progettualità, al pocket money definito dai bandi ma erogato in maniera irregolare da alcuni enti gestori. O, ancora, la fondamentale scuola d’italiano, prevista dalle regole anche se in molti casi disattesa.

In questo modo, per il Naga, «diritti fondamentali vengono trasformati in “opportunità” che alcuni ricevono e altri no». La vita e il futuro di chi arriva è in mano al caso: a Mohamed Massoud è andata male perché è finito all’Hotel Monte Marzio, situato a 21 chilometri da Varese, un “centro” in convenzione con il Ministero per richiedenti asilo “dublinati” (cioè riportati in Italia da altro Paese europeo in base al Regolamento di Dublino). Nessun reale percorso di sostegno e verso l’autonomia (non solo niente corsi d’italiano per adulti, neppure la scuola dell’obbligo per una dodicenne), ma solo regole stupide (a letto entro le 22), o vessazioni come il tè senza zucchero e insulti. «Ho imparato dal capo dell’albergo», racconta Mohamed, «le mie prime tre parole italiane: animale, fanculo, cretino».

Il tema della “buona accoglienza” è centrale: ci sono strutture ed enti che la garantiscono, anche con spese extra rispetto a quelle rimborsate dalle convenzioni, ma la logica dell’emergenza e dell’improvvisazione, delle convenzioni “straordinarie” con alberghi senza competenze professionali, va in senso contrario. Spiega il Naga: «È avvenuto un rovesciamento: lo Sprar, il sistema ordinario di protezione per i richiedenti asilo, finisce per essere marginale, mentre l’accoglienza prefettizia, che dovrebbe far fronte alle emergenze, è in realtà diventato il modello di riferimento». Lo confermano i numeri milanesi, dove le persone nel sistema Sprar sono un quarto di quelle accolte nei Cas (Centri di Accoglienza Straordinari) gestiti dalla Prefettura (a luglio 438 rispetto a 2.211). Del resto, su 8.100 comuni italiani, poco più di 450 accolgono all’interno dello Sprar.

Per Massarotto «lo spostamento dell’accoglienza verso l’emergenza è un dato che fa eco alla trattazione mediatica del fenomeno, restituendo la visione politica emergenziale come prevalente». Le singole pratiche, come le parole insegnate a Mohamed all’hotel, sono la conseguenza dell’atteggiamento generale verso i profughi: «Se pensiamo», continua l’avvocato, «che dobbiamo difendere l’Europa e l’Italia da un’orda di invasori, dal punto di vista legislativo ne conseguirà una serie di norme difensive». E una cascata di prassi discriminatorie.

L’ultima denunciata dal Naga, insieme all’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) e ad Avvocati per Niente, è la trasformazione della Questura di Milano in un hotspot. In modo illegittimo secondo le associazioni. Massarotto ha raccolto varie testimonianze di profughi, operatori sociali e avvocati nelle ultime settimane: «A numerosi cittadini stranieri giunti in Questura per presentare richiesta di asilo viene chiesto di compilare un modulo prestampato; non capiscono di cosa si tratta e agli avvocati che li accompagnano non è permesso di accedere agli uffici».

Il foglietto contiene alcune domande tese a “valutare” se il richiedente ha diritto alla protezione o piuttosto si tratta di un migrante economico. In questo caso viene notificato, senza che la domanda venga in alcun modo registrata, un decreto di espulsione. Insomma, la pratica, ancora una volta motivata dall’emergenza, va nella direzione dell’abbassamento degli standard, aumentando l’approssimazione: «Da un lato si trasforma un servizio volto alla ricezione delle domande d'asilo in un filtro arbitrario e, dall’altro, si vieta, in violazione palese del diritto alla difesa, l’ingresso degli avvocati». Conclude Massarotto: «Abbiamo denunciato tale comportamento irregolare con una lettera alle autorità: aspettiamo risposte ufficiali».

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