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mercoledì 25 maggio 2022
 
l'incontro
 

Ravasi: «Soffriamo di apateismo ma la soluzione non è condannare il mondo»

10/05/2022  Il cardinale e biblista ha aperto il ciclo d’incontri di formazione per i giornalisti delle testate del Gruppo San Paolo evocando quattro punti cardinali: la questione antropologica, la società, la religione e l’ecologia: «Non dobbiamo abbandonarci a una mera esecrazione o ritirarci in oasi sacrali, che è la tentazione di certi movimenti integralisti, anche cattolici. Occorre riproporre l’umanesimo integrale»

Cita Steve Jobs e la Bibbia, Platone e San Paolo. Denuncia l’apateismo, «un ateismo semplicistico» come cifra dominante della società odierna. E avverte: «Non dobbiamo dare ai lettori solo quello che è immediato e facile ma anche le bevande forti. Bisogna avere il coraggio di toccare temi complessi. Non è vero che la gente è indifferente. Nella mia rubrica su Famiglia Cristiana dedicata all’analisi delle parole bibliche ricevo molte reazioni, segno che i lettori sono stimolati e incuriositi».

È l’esortazione del cardinale Gianfranco Ravasi, biblista e presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, oltre che intellettuale a tutto tondo e divulgatore eclettico e brillante, nell’incontro di formazione per i giornalisti delle testate del Gruppo San Paolo sul tema “Le grandi sfide della Chiesa di oggi” che si è svolto martedì mattina.

Dopo i saluti introduttivi del direttore di Famiglia Cristiana, don Stefano Stimamiglio, Ravasi ha evidenziato che «non ci sono percorsi netti ed elaborati perché nella società odierna si mescolano questioni diverse. Pensiamo al problema del multiculturalismo e interculturalismo, del politeismo dei valori etico-religiosi da un parte e del fondamentalismo dall'altra, della globalizzazione e della glocalizzazione».

Il cardinale ha voluto evocare un «orizzonte generale» con «quattro punti cardinali» da cui scaturiscono diversi fenomeni e sfide: la questione antropologica, la società, la religione e l’ecologia. Sul primo punto, Ravasi ha ricordato che si tratta di una questione capitale: «Non abbiamo più un concetto condiviso di natura umana, il concetto del gender è la spia di una situazione più ampia. In passato c’era un concetto strutturale della persona umana. Ora non è più così, siamo di fronte al soggettivismo dominante. L’io frammentato è legato al primato delle emozioni, all'accumulo lineare di cose più che all'approfondimento dei significati con la società che cerca di soddisfare tutti i bisogni ma spegne i grandi desideri. Pensiamo al narcisismo dell'autoreferenzialità: il selfie stesso o la cuffia auricolare del giovane che in un certo senso cala la visiera nei confronti del mondo e ha il suo mondo, rappresentato dalla musica. Il bullismo, la violenza verbale. Per ricomporre un concetto di natura umana», propone Ravasi, «occorre tornare alle categorie metafisiche ma questo oggi è difficile. Un contributo importante su questo sia è stato dato dall’Enciclica Fratelli tutti, che tenta di ricomporre attraverso la relazione il concetto di persona».

Il secondo punto cardinale riguarda la società. Ravasi cita un battuta del filosofo francese Paul Ricoeur: “Viviamo in un'epoca in cui alla bulimia dei mezzi corrisponde l'anoressia e l'atrofia dei fini”. Il cardinale ricorda che oggi tutta l’attenzione è concentrata sullo strumento. Ad esempio, dice, «il predominio della tecnocrazia sulla scienza e il fatto che i giovani identifichino la scienza con la tecnica immediata». Un altro segno di questo fenomeno è «il rapporto economia-finanza. La prima è la legge globale del mondo che deve comprendere il problema degli squilibri e della fame, ma dall'altra parte domina la finanza, il mercato, la modellistica che giudica le strutture». Un paradigma tecnocratico in cui siamo talmente immersi da non riuscire a scorgerne la problematicità. Ravasi cita, a questo proposito, il rapporto tra eros e amore: «Il sesso è una componente fondamentale della struttura vivente sia animale che vegetale, è anche una tecnica, non a caso si dice “fare l'amore” o “consumare un rapporto”. Però la persona umana è capace nche di eros che è scoperta della bellezza, del fascino, del sentimento e della tenerezza. Oggi tutto si sta tendenzialmente riducendo alla sessualità, pensiamo al trionfo in rete della pornografia».

Il cardinale Gianfranco Ravasi, 79 anni, è presidente del Pontificio Consiglio della Cultura (Ansa)

«Compito delle religioni è riproporre l'umanesimo integrale»

  

Il terzo punto cardinale riguarda la religione e il tema della trascendenza: «La religione ai nostri giorni è tornata ad essere importante e centrale. Pensiamo a cosa significhi il fondamentalismo da una parte e, dall'altra, a quello che rappresenta a livello globale una figura religiosa come papa Francesco. Attorno alla religione registriamo diversi fenomeni, cominciare dalla secolarizzazione che non è sinonimo di secolarità. Il cristianesimo è una religione secolare, il fondatore è un laico. La secolarità è stata formulata da Gesù stesso nel Vangelo con il celebre “Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” introducendo non una separatezza ma una distinzione che esclude sia il secolarismo esasperato ma anche la ierocrazia e il clericalismo».

Il cardinale Ravasi conia un termine particolare, “apateismo”, che è la cifra dominante del nostro tempo: «Sappiamo che l’ateismo autentico, quello forte alla Nietzsche per intenderci, ormai non esiste più. Ora siamo di fronte a una forma di ateismo fru fru, che io definisco apateismo, che, a livello sociale, ha prodotto una sorta di indifferenza, ci muoviamo in una nebbia costante».

Il quarto punto cardinale evocato da Ravasi è l’ecologia, la cura della casa comune, partendo dall’Enciclica di papa Francesco Laudato Si’: «Nel libro della Genesi il racconto della creazione presenta l'uomo come colui che è stato posto nella terra per coltivarla e custodirla. Il fatto che l’uomo dia un nome agli animali nella cultura orientale vuol dire la scienza». Un orizzonte vasto che il cardinale ha rappresentato evocando alcune questioni capitali affidando le conclusioni, «inevitabilmente provvisorie», ha specificato, all’Esortazione apostolica Evangelii gaudium in cui papa Francesco ha ricordato alcune sfide attuali poste alla Chiesa e alla comunità cristiana. Ravasi cita il capitolo 62: «Nella cultura dominante, il primo posto è occupato da ciò che è esteriore, immediato, visibile, veloce, superficiale, provvisorio. Il reale cede il posto all’apparenza. In molti Paesi, la globalizzazione ha comportato un accelerato deterioramento delle radici culturali con l’invasione di tendenze appartenenti ad altre culture, economicamente sviluppate ma eticamente indebolite». Il cardinale cita anche il capitolo 64 in cui il Papa denuncia che il «processo di secolarizzazione tende a ridurre la fede e la Chiesa all’ambito privato e intimo. Inoltre, con la negazione di ogni trascendenza, ha prodotto una crescente deformazione etica, un indebolimento del senso del peccato personale e sociale e un progressivo aumento del relativismo, che danno luogo ad un disorientamento generalizzato, specialmente nella fase dell’adolescenza e della giovinezza, tanto vulnerabile dai cambiamenti».

Per Ravasi, però, l’orizzonte in cui siamo immersi non deve scoraggiarci o farci rinchiudere nell’autoreferenzialità: «Non dobbiamo abbandonarci a una mera esecrazione o ritirarci in oasi sacrali, che è la tentazione di certi movimenti integralisti, nche cattolici. Famigli Cristiana, da questo punto di vista, fa un lavoro esemplare per cercare di individuare, nel panorama della società attuale, un aspetto che sia interessante e positivo. È un mondo ricco di fermenti, di sfide, rivolte anche alla fede, e dotato di grandi risorse umane e spirituali. In Italia e in Europa il cristianesimo è minoranza, questo è un fenomeno acclarato ma minoranza non vuol dire minorità. Il cristianesimo è un seme da gettare con coraggio. La crisi arriva quando subentra la tentazione costantiniana, quella di pensare che attraverso il recupero di una maggioranza numerica e di potere se non reale almeno di prestigio si possa trasformare la società».

Il cardinale Ravasi ha concluso citando il fondatore di Apple Steve Jobs: «La tecnologia da sola non basta, è il connubio tra la tecnologia e le arti liberali, tra la scienza e l'umanesimo a darci quel risultato ch ci fa sorgere un canto dal cuore». Questo, ha chiosato Ravasi, «richiama il compito delle religioni e della cultura, quello cioè di riproporre l’umanesimo integrale. Se devi innamorarti, non basta la tecnologia».

 
 
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