logo san paolo
domenica 07 marzo 2021
 
 

"Negra" e "scimmia" ad Abiola l'italiana

08/04/2011  Cori xenofobi nella pallacanestro femminile. Solo gli ultimi di una lunga serie. Perché nessuno ha difeso Abiola Wabara?

Abiola Bawara, con la maglia dell'Italia (Archivio Fip Ciamillo/Castoria)
Abiola Bawara, con la maglia dell'Italia (Archivio Fip Ciamillo/Castoria)

Pare si sia trattato di una ventina di 'mentecatti' (copyright Dino Meneghin presidente della Federazione italiana pallacanestro), che dagli spalti dei playoff del campionato di basket femminile di A1 tra Comense e Sesto San Giovanni hanno apostrofato Abiola Wabara, azzurra di Sesto, al grido (scusate la classe, non è nostra) di "scimmia" e "negra di m.". Testuale. Non ha sentito nessuno, nell'immediato, neanche gli arbitri. Nessuno è stato sanzionato. Solo Abiola ha sentito, reagendo alla fine, nell'esasperazione, con un gestaccio, portando i riflettori sulla vicenda.  All'uscita, preso atto di quello che non avevano "sentito", in tanti si sono dati la briga, nella miglior tradizione dello scaricabarile, di sostenere che i tifosi della pallacanestro femminile non c'entravano: tutta colpa di infiltrati dal calcio e dalla pallacanestro maschile.

Domanda: chiamarsi fuori basta? Basta che sia sempre colpa degli altri per non isolare questi altri?
E se invece fossimo noi tutti, se non d'accordo, indifferenti a questo gioco? Il contesto del resto aiuta. Apparteniamo a una Repubblica, la cui Costituzione sanziona le discriminazioni in base a molti parametri tra cui la razza, ma con un ministro della medesima Repubblica che pensa di risolvere il problema dell'immigrazione, urgente a Lampedusa, sintetizzando il proprio pensiero nell'espressione aulica: "foera d'i ball", la cui traduzione italiana riesce intuitiva anche ai non padani. Se chi esprime il concetto in questi termini ci rappresenta, un motivo ci sarà.

E infatti il 25 marzo sugli spalti di una partita di calcio tra esordienti (categoria che corrisponde ai 12 anni) alcuni genitori hanno preso a insultare con improperi a sfondo razziale un avversario dei loro figli in campo. La società è stata multata e chi ne risponde invece di incassare con tante scuse ha minimizzato annunciando ricorsi.
Tutto si tiene. Esempi edificanti.

Sono in tanti a credere che l'integrazione sia una scommessa difficile da vincere. I Paesi che hanno affrontato il tema prima di noi lo possono testimoniare. Ma l'alternativa non esiste, la scommessa opposta è già perduta nel momento in cui i nostri figli hanno compagni di banco con radici d'altri mondi.

Alzare, diffondendo sentimenti di reciproco sospetto, barriere significa avere la certezza di un mondo peggiore in cui farli crescere: nella migliore delle ipotesi un mondo votato allo scontro. Provare a smontare le barriere man mano che rischiano di alzarsi un mattone alla volta, contando sulla naturalezza che i bambini hanno, significa la speranza di lasciare loro un mondo pacifico in cui convivere. Tra una certezza negativa e una speranza positiva, tendenzialmente scommetteremmo sulla seconda, anche senza scomodare il Vangelo. Scomodandolo di più. Anche perché molti dei bambini che condividono il banco con i nostri non hanno già più un "foera" dove andare: sono nati qui, parlano la nostra lingua, sono figli nostri.

I vostri commenti
6
scrivi

Stai visualizzando  dei 6 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo
    Collection precedente Collection successiva
    FAMIGLIA CRISTIANA
    € 104,00 € 0,00 - 11%
    CREDERE
    € 78,00 € 57,80 - 26%
    MARIA CON TE
    € 52,00 € 39,90 - 23%
    CUCITO CREATIVO
    € 64,90 € 43,80 - 33%
    FELTRO CREATIVO
    € 23,60 € 18,00 - 24%
    AMEN, LA PAROLA CHE SALVA
    € 46,80 € 38,90 - 17%
    IL GIORNALINO
    € 117,30 € 91,90 - 22%
    BENESSERE
    € 34,80 € 29,90 - 14%
    JESUS
    € 70,80 € 60,80 - 14%
    GBABY
    € 34,80 € 28,80 - 17%
    GBABY
    € 69,60 € 49,80 - 28%
    I LOVE ENGLISH JUNIOR
    € 69,00 € 49,90 - 28%
    PAROLA E PREGHIERA
    € 33,60 € 33,50
    VITA PASTORALE
    € 29,00
    GAZZETTA D'ALBA
    € 62,40 € 53,90 - 14%