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martedì 30 novembre 2021
 
Colloqui col Padre
 

«Reddito di cittadinanza, ma i poveri ora sono parassiti?»

29/03/2019 

«È enorme il rischio di aumentare queste forme di cittadinanza, non solo passiva ma anche parassitaria nei confronti dello Stato», hanno detto i rappresentanti dell’Ufficio nazionale per la Pastorale sociale e del lavoro della Cei e il Comitato scientifico delle Settimane sociali dei Cattolici italiani in audizione alla Camera. Se non sbaglio, in caso di disoccupazione involontaria (art. 38 della Costituzione), è previsto sia lo Stato a provvedere a un’esistenza libera e dignitosa e, cari vescovi, per la dottrina cristiana di cui siete i custodi è prevista solo per chi non vuol lavorare la regola di san Paolo: «Chi non vuol lavorare neppure mangi» (2Tessalonicesi 3,1). Siamo sicuri che sia evangelico prendersela con gli ultimi, chiamandoli parassiti?

MARISTELLA MAURITI

Cara Maristella, grazie per questo intervento molto franco, che però credo abbia bisogno di qualche precisazione. Intanto è vero che la nostra Costituzione prevede, all’articolo 138, che «ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale». Penso, inoltre, che il Reddito di cittadinanza non sia da disprezzare, perché ha come motivazione di fondo il sostegno a chi è in difficoltà. Forse le diverse forze politiche, invece di litigare, avrebbero dovuto cercare il modo di affinare e rendere davvero efficace il provvedimento. Mi auguro, comunque, che possano sorgere effettivi benefici dalla sua messa in atto.

Non bisogna però nascondersi i rischi. E a questi facevano riferimento don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei, e Sergio Gatti, vicepresidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali. Parlare di «rischio» di aumentare «forme di cittadinanza non solo passiva ma anche “parassitaria” nei confronti dello Stato» non vuol dire dichiarare i poveri dei parassiti. È necessario, invece, per giustizia verso chi povero lo è davvero, evitare che eventuali approfittatori sfruttino la situazione a loro vantaggio senza averne diritto. In questo, purtroppo, noi italiani a volte siamo bravissimi. Per questo, la Cei chiede anche che si punti su un «investimento diretto ed esplicito per la formazione», prevedendo anche «stimoli alle imprese» in vista di un «lavoro degno».

(foto in alto: Ansa)

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