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sabato 04 luglio 2020
 
 

Reggio Calabria, è emergenza criminalità

09/03/2014  Intervista con Nino Marcianò, presidente di Sos Impresa, l’associazione della Confesercenti calabrese: «Negli ultimi anni ci siamo abituati ad affrontare una ‘ndrangheta silenziosa, che non spara, mantiene il controllo del territorio e fa affari soprattutto nel ricco Nord».

“È emergenza criminalità a Reggio Calabria. Negli ultimi quindici giorni, abbiamo visto una recrudescenza della violenza”. L’allarme arriva da Sos Impresa, l’associazione della Confesercenti nata per difendere la libera iniziativa imprenditoriale, per opporsi al racket e resistere alla criminalità organizzata. Ne parliamo con Nino Marcianò, presidente dell’associazione in Calabria.

Cosa sta succedendo?

Siamo fortemente preoccupati perché a Reggio Calabria, in pochi giorni, ci sono stati numerosi attentati ad attività commerciali, violenza diffusa, insicurezza. La città sembra immortalata agli anni di piombo. L’ultimo episodio in ordine di tempo è del 3 marzo, quando una bomba rudimentale ha distrutto una salumeria del centro storico, a 50 metri dalla Prefettura e di fronte al Palazzo della Provincia. Alle 23, in un orario insolito. La settimana scorsa, c’è stato un attentato contro un bar storico di Reggio, un esercizio che tuttavia aveva già chiuso da tempo: è forse un’indicazione delle tensioni per il controllo del territorio.

Come interpretate questi episodi?

Si tratta di segnali gravi; i numerosi attentanti ai negozi rischiano di vanificare il lavoro svolto negli anni da tutti quegli imprenditori e commercianti che hanno detto no, il lavoro di magistrati e forze dell’ordine. Leggere i fenomeni di questi giorni è complesso. Negli ultimi anni, infatti, ci siamo abituati ad affrontare una ‘ndrangheta silenziosa, che non spara, mantiene il controllo del territorio e fa affari soprattutto nel ricco Nord. Anche il crescere della microdelinquenza rappresenta un ulteriore segnale preoccupante. L’escalation di violenze di questi giorni può, da un lato significare che stiamo assistendo a un rimescolamento delle famiglie di ‘ndranghetisti per il controllo del territorio (anche dopo gli ultimi arresti per le brillanti operazioni di polizia), dall’altro che la crisi in Calabria colpisce anche la ‘ndrangheta, costringendo la manovalanza ad azioni di microcriminalità (scippi, furti, rapine), in assenza di altro.

Gli esercenti come stanno vivendo questa violenza?

Il tessuto reggino è caratterizzato da piccole attività imprenditoriali, anche piccole: facilmente sono vittime di pizzo, estorsioni e al centro di regolamenti di conti e determinazione di nuovi equilibri nel controllo del territorio. Un rischio della recrudescenza di questi giorni è che molti imprenditori non abbiano più il coraggio di denunciare; per questa ragione, le associazioni antiracket e antiusura devono essere in grado di fare rete e dare sostegno a coloro i quali hanno denunciato.

Che cosa chiedete?

Un incontro pubblico con il Ministero dell’Interno, della Giustizia e della presidente della Commissione Antimafia, a Reggio Calabria per avviare un percorso di comune contrasto ai nuovi fenomeni criminali di questi giorni. Riteniamo vada segnato un punto: siamo di fronte a miriadi di Comuni sciolti per mafia, tra cui quello di Reggio Calabria che dovrebbe essere il cuore pulsante della nuova città metropolitana, aziende in crisi, disoccupazione giovanile allarmante, ridottissima capacità di spesa e consumi crollati. Servono risposte sul tema del welfare e della giustizia: siamo contrari a militarizzare la città, ma serve una giustizia che funzioni, regole certe, forze dell’ordine che non debbano lottare con la carenza di risorse.

 
 
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