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mercoledì 17 agosto 2022
 
 

Reggio non tace

10/07/2011  Appello alle donne per dire no alla 'ndrangheta. Il 3 di ogni mese, tanti cittadini scendono per strada, riaffermando il primato della legge, delle istituzioni e del diritto.

E' una Calabria diversa, che afferma con coraggio il primato della legge e del diritto. Semplici cittadini che si incontrano il 3 di ogni mese. La decisione è stata presa il 3 gennaio 2010, dopo il gravissimo attentato dinamitardo ai danni della Procura Generale di Reggio Calabria, quando centinaia di persone si sono ritrovate spontaneamente in piazza per dire «Reggio non tace». Adesso, dopo l’ultimo incontro del 3 luglio a Polsi, stanno preparando luogo e tema per il prossimo appuntamento del 3 agosto. Intanto meditano sull’ultima iniziativa che si è rivolta soprattutto alle donne e in particolare alle donne appartenenti a famiglie ‘ndranghetiste.

A loro i promotori, che hanno tutti storie e appartenenze diverse, hanno chiesto di tornare «protagoniste attive della cura e del futuro dei loro figli e dei giovani in generale, nella convinzione che la possibilità reale della morte – fisica o sociale – di costoro è assolutamente imparagonabile alle illusioni della prepotenza». Lo hanno fatto a Polsi, luogo di devozione del popolo calabrese, ma anche santuario “profanato” dalla ‘ndrangheta che qui vi ha sempre svolto i suoi summit più importanti. Luogo bellissimo scelto anche per far riscoprire l’amore per la bellezza della regione aspromontana e, con il pellegrinaggio che ha preceduto l’incontro, il gusto della conquista di cammini difficili.

I partecipanti sono stati accolti, al termine del pellegrinaggio, dal vescovo di Locri monsignor Morosini, che proprio a Polsi, lo scorso anno, aveva avuto dure parole di condanna per la ‘ndrangheta e aveva invitato alla conversione. L’idea di unirsi contro la ‘ndrangheta, al di là delle etichette e delle appartenenze, è un modo di riflettere insieme per rompere definitivamente il silenzio e l’omertà che, concludono i promotori, «hanno caratterizzato per troppo tempo la vita della nostra Reggio».

 
 
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