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Lazio: mai mollare la poltrona

07/10/2012  Scontro Polverini-Viminale. La presidente uscente non vuole andare al voto entro dicembre, nonostante gli scandali e le dimissioni.

Non se ne vanno i furbetti del quartierino. La Polverini e la sua giunta giocano con i cittadini laziali. Dopo aver annunciato le dimissioni senza darle (e, anzi, prima che la costringessero a presentarle formalmente, si era presa la libertà di ratificare tutta una serie di nomine in sospeso), la Governatrice uscente del Lazio non si rassegna a cedere la poltrona. E così, dopo aver sperperato i soldi dei cittadini, la giunta Polverini invoca ragioni economiche per non andare al voto nel Lazio entro i 90 giorni indicati dal ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri.

«Impossibile votare», afferma il governatore uscente per bocca del suo assessore al bilancio, Stefano Cetica. «Andare al voto nel mese di dicembre è tecnicamente impossibile oltre che economicamente insensato». Le Prefetture, infatti, avrebbero chiesto alla Regione, per approntare il voto delle regionali un anticipo di circa 23-27 milioni di euro. Soldi che la Regione dice di non avere se non con una variazione di bilancio che richiede tempo. Ad appoggiare la Polverini anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. I due mirano a guadagnare tempo per rimettere in sesto un partito terremotato dagli scandali e che i sondaggi danno al momento decisamente perdente.

Ma Nicola Zingaretti, presidente della provincia di Roma e candidato per il Pd alle prossime regionali, incalza la vecchia giunta: «Gravi i tentativi di rimandare il voto al 2013, la frattura tra cittadini e istituzioni si aggraverebbe ancora di più».

Il deputato Pd Michele Meta e il segretario romano del partito Marco Miccoli chiedono il «voto subito perché la Regione non può essere ostaggio del duo Alemanno-Polverini». E l’Idv si spinge a chiedere l’intervento di Monti e del Quirinale «perché si vada al voto entro il 2012».

Lo scontro con il Viminale si gioca tutto attorno all’interpretazione dell’articolo 5 della legge n. 2 del 2005. «Nei casi di scioglimento del Consiglio regionale», si legge ai commi 1 e 2, «si procede all'indizione delle nuove elezioni del Consiglio e del Presidente della Regione entro tre mesi. Le elezioni sono indette con decreto del Presidente della Regione».

Ma mentre per il ministro dell’Interno, che ha chiesto anche approfondimenti tecnici che confermano la sua interpretazione, i tre mesi scattano dal 28 settembre, data dello scioglimento del consiglio regionale del Lazio, per la Polverini il decreto che lei stessa deve emanare può «proiettare in avanti la data delle urne a discrezione del governatore uscente». In pratica un autoprolungamento del mandato in barba a tutti gli scandali. Che suggerirebbero, da persone di buon senso, di togliere subito il disturbo, prima che i cittadini si arrabbino sul serio.

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