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lunedì 13 luglio 2020
 
Proposta al Governo
 

Renzi, rendi la cultura gratis

07/05/2014  Mentre continuano a diminuire le vendite di libri, un suggerimento al presidente del Consiglio: le spese per i consumi culturali siano interamente deducibili. Diventerebbero così accessibili a tutti, ma soprattutto si manderebbe un messaggio dal forte valore simbolico.

Leggiamo sempre meno, visitiamo poco i musei, andiamo con minore frequenza al cinema... Non sappiamo né tutelare né valorizzare l'immenso patrimonio culturale di cui disponiamo (basta la parola "Pompei" per capire di che cosa stiamo parlando). I dati sulla diminuzione di vendite dei libri (si veda l'articolo correlato) rappresentano il dettaglio di un quadro più ampio, a testimoniare una crisi che non è soltanto economica. La sensazione, certificata ormai da valanghe di studi, è che l'Italia non ami la cultura, non la consideri un valore, non la ritenga il fondamento costitutivo della propria identità. Date un'occhiata a quello che passa in televisione - specchio e megafono per eccellenza di quel che siamo - e provate a dire in quale posizione di una graduatoria nazionale di valori finirebbero la cultura, l'istruzione, il patrimonio artistico...

È proprio la convinzione che il modo comune di intendere il rapporto di causa-effetto fra crisi economica e propensione al consumo (bruttissima parola) culturale vada rovesciato - non leggiamo meno solo perché abbiamo meno soldi, ma siamo in crisi perché leggiamo meno - che ci spinge a pensare che sia necessario un atto forte e al tempo stesso simbolico: un gesto che abbia cioè una sua concretezza e incisività materiale, ma che, soprattutto, mandi un segnale, evochi una suggestione. Gesto che spetta alla politica, al Governo, a chi fa le leggi compiere: rendere deducibili le spese per i consumi culturali. Chi compra un libro, visita una mostra, si abbona a una stagione teatrale o musicale, entra in un museo, frequenta un corso di formazione dovrebbe poter conservare lo scontrino della spesa sostenuta e inserirlo nella dichiarazione dei redditi, certo di detrarla integralmente.

In questo modo non solo si incentiverebbe la spesa culturale, rendendola meno gravosa per tante persone che faticano a far quadre il bilancio, ma si proclamerebbe con la forza pubblica della legge che questo Governo punta sulla cultura, che senza investire sulla nostra mente e sulle nostre risorse intellettive ci precludiamo lo sviluppo e il futuro.

Più che sul nostro reddito, la piena deducibilità dell'investimento culturale dei cittadini (proviamo a chiamarlo così) avrebbe un effetto dirompente sulla nostra psicologia: sarebbe lo spot più potente che si possa immaginare a favore della cultura, una straordinaria operazione di marketing, perché lascerebbe intendere che è un valore talmente prezioso e irrinunciabile che non deve avere prezzo, deve risultare accessibile a tutti, essere un diritto nazionale, come l'acqua, il pane e il lavoro. Un provvedimento del genere, in altre parole, farebbe davvero cultura. E molti, soprattutto fra le nuove generazioni, sarebbero da un lato allettati dalla gratuità, dall'altro comincerebbero a pensare che si tratta di una cosa di valore, che ha valore.

Che ne pensa il presidente del Consiglio Renzi di questa proposta? Sappiamo che è sensibile alle strategie di markenting ben congegnate, alle operazioni dal forte impatto comunicativo. Caratteristiche che la deducibilità dell'investimento culturale senz'altro possiede. È altrettanto sensibile alla dieta culturale del cittadino italiano? La ritiene strategica per la crescita nazionale?

Certo, molte altre cose servirebbero per rianimare la nostra passione per l'arte, il cinema, la lettura... Più di ogni altra cosa sarebbe necessario alzare l'istruzione media della società, rendendo migliori le nostre scuole, dalla materna all'università. Ma questo è un altro discorso: per ora ci accontenteremmo di questo gesto, per scompigliare un po' la scala sociale dei valori.

 
 
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