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giovedì 04 giugno 2020
 
Renzo Arbore
 

Renzo Arbore: «La generosità ripaga sempre»

01/01/2016  Lo showman, che festeggia i cinquant’anni di carriera, racconta il senso del suo impegno a favore dell’associazione che assiste i sordociechi: «Ciò che io ho ricevuto da loro è molto di più di quello che ho dato»

Mezzo secolo di jazz, radio, Tv, cinema, concerti, viaggi, incontri, il sogno americano, la solidarietà e l’attenzione verso i più deboli. «Non ho mai tradito il pubblico. Tutte le mie scelte sono state dettate dalle mie passioni, ma sempre per far star bene gli spettatori, non per ragioni utilitaristiche». Renzo Arbore, uno dei più brillanti, ironici, poliedrici uomini dello spettacolo del nostro Paese, celebra i suoi cinquant’anni di carriera. E lo fa con una serie di iniziative: la sua prima autobiografia, E se la vita fosse una jam session? Fatti e misfatti di quello della notte, a cura di Lorenza Foschini (Rizzoli); una mostra al Macro di Testaccio a Roma che ripercorre la sua straordinaria storia professionale e umana, tra documenti audio e video e un mare di ricordi e “cianfrusaglie” raccolti nell’arco di una vita.

Fra i tanti oggetti esposti una parte sarà in vendita: il ricavato sarà devoluto alla Lega del filo d’oro. Ormai da molti anni, infatti, Arbore è il volto e la voce di questa associazione con sede a Osimo (Ancona) che dal 1964 assiste, educa e riabilita nella società persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali.

Arbore, la sua vita è stata davvero una grande jam session?

«Sì, una jam session con tanti amici, come se fossero tutti musicisti, compresi quelli che non lo erano. Perché la sintonia di una conversazione, una serata in pizzeria, quando ti diverti a improvvisare battute, sfottò e ricordi, è sempre una jam session verbale, uguale a quella musicale».

È presente in Rete con un canale web, www.renzoarborechannel.tv. Non sembra affatto un nostalgico del passato. È così?

«La memoria è importantissima, ma la nostalgia è una cosa diversa. Il compito di uno della mia età credo sia far scoprire ai giovani i grandi maestri del passato, della musica, dell’umorismo, del cinema. Tutto quello che io ho avuto la fortuna di conoscere personalmente, i ragazzi di oggi non lo conoscono. Ad esempio, il Sarchiapone di Walter Chiari: i giovani dovrebbero conoscerlo. Allora, il mio ruolo con il mio canale in Rete è indirizzare i frequentatori del Web verso il patrimonio del passato, ma anche del presente. Un tempo lo facevo come Dj, adesso lo faccio attraverso Internet. Nel mio channel c’è una rubrica chiamata “Renzo’s talent”: si tratta di giovani talenti sconosciuti che io scopro e metto in Rete. Scovare mode e tendenze resta la mia passione. Adesso, ad esempio, viviamo una grande riscoperta dello swing. Del resto, quella è stata la musica della gioia di vivere».

E di gioia di vivere lei ne ha messa tanta in tutto ciò che ha realizzato...

«Ho sempre cercato di alleggerire, allietare il pubblico. I dolori, che sono stati e sono fortissimi, li tengo per me. Come artista ho volutamente ignorato i grandi lutti, anche le storie d’amore che finivano, le sconfitte. La positività che ho ereditato dalla cultura americana fa parte della mia generazione, che ha conosciuto la guerra, i patimenti, la fame, le macerie, e che poi ha dovuto ricostruire il Paese. Mi sento fortunato, mai lamentarsi di quello che si ha».

Nella sua autobiografia dedica un paragrafo al suo incontro con la Lega del filo d’oro, associazione di cui è testimonial da tanti anni...

«Quando mi interpellarono, dopo il successo di Quelli della notte, dissi subito sì. Il mio contributo verso questa famiglia marchigiana, serissima, è ciò che rende davvero utile la mia professione. Il dono del successo serve a questo, a esprimere solidarietà. Ora, però, siccome sono un po’ grande di età, se dovessi rimbambire – e per adesso il mio è più un “rimbambinimento”, un tornare bambino – c’è Neri Marcorè pronto a soccorrermi. Dopo aver pensato a varie persone, la scelta è caduta su di lui. E Neri ha aderito subito. È un bravissimo ragazzo e io lo sento come mio erede. Insieme abbiamo già realizzato uno spot per l’associazione. Ciò che ho ricevuto dalla Lega del filo d’oro è molto di più di quello che ho dato. Il mio mestiere è temporaneo, si scrive e si cancella sulla sabbia. La solidarietà è la maniera di rendere fruttifero un lavoro che di fatto non lo è».

Cosa pensa del Giubileo della misericordia indetto da papa Francesco?

«Penso che la priorità della Chiesa dovrebbe essere aiutare i nostri fratelli africani, i profughi che fuggono dalle guerre e dalla fame. Il Papa mi è piaciuto molto quando ha chiesto che le chiese aprissero le porte ai profughi. Il cristianesimo ha un comandamento preciso: ama il prossimo tuo come te stesso. Devo dire, comunque, che gli italiani sono molto generosi. Hanno tanti difetti, ma conservano sempre una bontà di fondo. E anche i personaggi dello spettacolo sono di solito solidali. Quelli che fanno musica, poi, sono i meno razzisti del mondo. Per noi musicisti la parola “nero” non esiste, non solo per quelli del jazz ma anche per chi viene dal rock, dal pop. Nella mostra ho inserito i versi di una canzone che ho scritto anni fa con un amico mandolinista di Napoli: Quando arriveranno gli africani. Non è mai andata in Tv. Credo che la generosità e l’ospitalità offerta con il cuore ti ripaghino, proprio come il perdono».

 

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