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La prima paura di italiani e operatori del non profit? E' la povertà

25/10/2022  E' quanto emerge dalla ricerca "Poveri noi. Il Terzo Settore e la sfida dei nuovi bisogni, dopo i tre anni che hanno sconvolto il mondo” realizzato dll'INC Non profit Lab in collaborazione con Rai per la sostenibilità-ESG

Dopo tre anni di pandemia e crisi globali, cosa ci fa più paura? Per gli italiani e gli operatori del Non profit la prima preoccupazione è la povertà (quasi 3 persone su 10), seguita dall’insicurezza alimentare, il rischio del collasso del sistema sanitario del nostro Paese, i passi indietro nella lotta al cambiamento climatico e gli allarmi ambientali, il diffondersi del disagio psicologico seguito alla pandemia e alle sue conseguenze sul tessuto economico e sociale. Sono i dati che emergono da “Poveri noi. Il Terzo Settore e la sfida dei nuovi bisogni, dopo i tre anni che hanno sconvolto il mondo”, prima edizione della ricerca dell’INC Non Profit Lab - il laboratorio dedicato al Terzo Settore di INC Istituto nazionale per la comunicazione - realizzata in collaborazione con Rai per la Sostenibilità-ESG intervistando cittadini italiani e un campione di addetti ai lavori che operano in 70 organizzazioni non profit.

Già i dati Eurostat avevano indicato che, ad agosto di quest’anno, le persone a rischio povertà erano circa 12 milioni, con 1 minorenne su 4 che vive in famiglie dove la povertà è una realtà quotidiana. Il Rapporto Coop 2022  parla invece di 18 milioni di persone in difficoltà ad accedere a beni e servizi di primaria necessità: 6 milioni in più rispetto a un anno fa. 1 italiano su 3 (32%) entro la fine dell’anno non riuscirà più a pagare gas e luce. Dalla ricerca emerge che il Terzo settore ha risposto in modo rapido organizzando nuove campagne di comunicazione e raccolta fondi (55%) e nuovi progetti (45%) in risposta ai bisogni scaturiti o aggravati dall’emergenza. I tre anni di crisi hanno inciso fortemente sull’andamento delle donazioni: queste ultime sono aumentate (52%) per ciò che riguarda le situazioni emergenziali, mentre hanno subito un calo per ciò che concerne tutto ciò che non è legato alle crisi di attualità.

La cosiddetta solidarietà emergenziale è andata beneficio soprattutto di realtà come ospedali, protezione civile, istituzioni religiose, penalizzando molti enti non profit, che hanno visto calare - secondo l’Istat - il popolo dei donatori dal 14,3% del 2020 al 12% del 2021, toccando il minimo storico di appena 6 milioni d’italiani. Guardando al prossimo futuro, la previsione è che nei prossimi due-tre anni la situazione di crisi continuerà. Quasi la metà degli intervistati (48%) ritiene che il Terzo Settore saprà rispondere alle esigenze degli italiani anche laddove le istituzioni non riusciranno ad arrivare ed avrà un ruolo fondamentale e socialmente riconosciuto per uscire dalla crisi (39,4%). Nei prossimi anni ci saranno sempre più associazioni che si occuperanno di povertà ed emergenza sanitaria (31%) e le campagne si concentreranno sempre più sull’Italia (28%) e sui problemi dei nostri connazionali.

(Foto Ansa)

 
 
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