logo san paolo
sabato 25 giugno 2022
 
Giustizia
 

Riforma della giustizia, i punti del contendere

02/08/2019  Il tema della giustizia e il disegno di legge delega che la riguarda sta dividendo la maggioranza di Governo. Su alcuni punti s'è trovato un accordo, su altri le posizioni sono distanti. Il punto della situazione

Le due anime del Governo, Lega e Movimento cinque stelle faticano a trovare l'intesa sulla riforma della giustizia, su alcuni punti del disegno di legge delega in materia civile, sul Csm, sui magistrati in politica le posizione sono vicine, su altri come l'accesso alla magistratura i punti di vista sono diversi e si discute, in materia penale invece sembra proprio fumata nera: le posizioni sono così distanti da sembrare inconciliabili. E il consiglio dei ministri non è bastato a trovare un'intesa di massima sul testo.

Vediamo che cosa la riforma si propone e quali sono i punti del contendere

Il processo civile, procedura più snella

Sul processo civile le posizioni si sono intese. L'intento è uno snellimento della procedura, l’obbligo di atti informatizzati anche per il Giudice di Pace (finora valeva solo per Tribunali e Corti d’Appello) e notifiche soltanto tramite posta elettronica certificata all’avvocato. La riforma intende inoltre «ridurre i casi in cui il tribunale giudica in composizione collegiale, in considerazione dell'oggettiva complessità giuridica e della rilevanza economico-sociale delle controversie» stabilire termini temporali stringenti per la fissazione delle udienze. Si vorrebbe stabilire una riduzione dell’obbligo della mediazione e della negoziazione assistita e una limitazione alla possibilità di ricorrere in appello e nuove regole per le richieste di archiviazione. Dall’introduzione del «principio di chiarezza e sinteticità degli atti da parte del giudice» e dalla «strutturazione di campi necessari all'inserimento delle informazioni nei registri del processo per favorire un'agevole consultazione» si evince l’intento di rendere gli atti più concisi e facilmente consultabili.

CSM, TRA ELEZIONE E SORTEGGIO

  

I membri elettivi del Csm (Consiglio superiore della magistratura) dovrebbero tornare 30 come prima della riforma Castelli che li aveva ridotti a 24: 20 togati (eletti da magistrati tra magistrati) e 10 laici cioè non magistrati (di nomina parlamentare). I componenti della sezione disciplinare non potranno più fare parte di altre commissioni consiliari. Per i togati si vuole introdurre un preliminare sorteggio, cui poi dovrà seguire l'elezione da parte dei magistrati, non più in un unico collegio nazionale ma in 20 collegi. La questione del sorteggi - che ha trovato l’opposizione del presidente dell’Anm Luca Poniz: «incostituzionale» e del presidente delle Camere Penali Gian Domenico Caiazza, che rappresenta l’avvocatura: «un’umiliazione per la cultura democratica» - pone un problema di compatibilità con la Carta che demanda alla legge ordinaria la composizione del Csm ma parla esplicitamente di togati «eletti».

Gli eletti in Csm tra i magistrati non potranno più porre domanda per incarichi direttivi e semidirettivi in magistratura per 4 anni. Per quanto riguarda i laici eletti dal Parlamento, non dovranno avere ricoperto nei 5 anni precedenti incarichi in Parlamento o al Governo, al Parlamento europeo, nelle regioni o Province autonome, o alla guida di Comuni con più di centomila abitanti. Si vorrebbe poi fissare un tetto ai compensi dei consiglieri.

MAGISTRATI IN POLITICA, LIMITI AL RIENTRO

La riforma si propone di regolare il rientro nelle funzioni dei magistrati che abbiano ricoperto incarichi politici. Non più consentito il rientro in ruolo dei magistrati che hanno avuto incarichi in Parlamento o al Governo, di consigliere regionale o provinciale nelle province autonome di Trento e Bolzano, di presidente o assessore nelle Regioni o Province autonome o di sindaco in Comuni con più di centomila abitanti, potranno essere ricollocati solo in ruoli amministrativi. I magistrati in aspettativa per motivi elettorali e non eletti non potranno più essere assegnati ad uffici che rientrano nlla circoscrizione elettorale nella quale si erano candidati o nel distretto nel quale esercitavano funzioni al momento della candidatura. Alla scadenza del mandato, il magistrato eletto in un incarico amministrativo per 5 anni non può essere ricollocato in ruolo nello stesso distretto e, in caso di ruoli di collaborazione presso la Presidenza dl Consiglio o Ministeri, per due anni non può chiedere di accedere a ruoli apicali.

ACCESSO AI RUOLI GIUDIZIARI APICALI, REGOLE RIGIDE E ORDINE CRONOLOGICO

  

La riforma individua una serie di criteri più rigidi per l’assegnazione dei ruoli apicali nelle Procure, nei Tribunali e nelle Corti, che tengano conto dell’anzianità, del lavoro effettivamente svolto, delle attitudini organizzative e prevedono che per ogni parametro ci sia un sistema di punteggio. E prevede che il calendario delle nomine avvenga secondo la cronologia della vacanza dei posti e rende obbligatoria l'audizione dei candidati. 

IL PENALE E GLI ALTRI POMI DELLA DISCORDIA

Il ddl delega della riforma Bonafede, in tema di durata di processi, propone di stabilire per legge un tempo massimo di sei anni per la conclusione del processo penale e sazione disciplinare per il giudice che sfori. I termini  non soddisfano la Lega che chiede di abbreviare. Anche se la questione è molto più complessa di un termine fissato per legge.

Se i Cinque stelle sono favorevoli alla disciplina delle intercettazioni così com’è uscita dalla cosidetta legge “Spazzacorrotti”, con l’uso del trojan esteso alle indagini sui reati della Pubblica amministrazione (prima era solo per reati di mafia e terrorismo), la Lega vorrebbe una stretta quantomeno sulle pubblicazioni del contenuto.

Non solo il Carroccio chiede a gran voce la separazione delle carriere, già cavallo di battaglia di Forza Italia, tra Pm e giudici Bonafede ribadisce che non è in contratto di Governo. Ma in ogni caso è una riforma complicata perché imporrebbe una legge costituzionale e dunque una maggioranza ampia e una procedura più lunga.  Oltrettutto fa temere un passaggio del Pm sotto l’esecutivo, un sistema che l'Europa non incoraggia indicando invece a modello agli altri Stati il sistema attuale italiano di indipendenza del Pm.

Anche sull’accesso alla magistratura le posizioni sono distanti: il movimento punta al concorso di primo livello, con possibilità di accedervi subito dopo la laurea, la Lega chiede un percorso più complesso. Oggi vi si accede dopo l’esame da avvocato, oppure dopo un tirocinio in procura, o ancora dopo una scuola biennale di specializzazione per professioni legali, giudicata però troppo teorica e poco utile nella preparazione al selettivo scritto del concorso.

Ma il tema del contendere più forte è la norma sulla prescrizione, la riforma che la blocca dopo la sentenza di primo grado è approvata definitivamente e dovrebbe entrare in vigore nel gennaio 2020, ma era stata ancorata alla riforma del processo penale, che ora si sta arenando. E su questo le posizioni paiono proprio inconciliabili. Lega: «Non votiamo riforma vuota e inutile». Bonafede: «Non governano con Berlusconi, niente giochetti per far saltare la prescrizione» 


 

I vostri commenti
1

Stai visualizzando  dei 1 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo