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Rigopiano, l'esperto: «Ossigeno e compagnia, così è possibile resistere anche per 5 giorni»

20/01/2017  «Una persona in buona salute, se ha la possibilità di ossigenarsi, può resistere in quelle condizioni anche 4-5 giorni», spiega Mario Balzanelli, presidente eletto della Società Sistema 118. «Un elemento fondamentale è la capacità di resistenza mentale che si rinforza fortemente quando ci si sente supportati dalla vicinanza e dalla condivisione del momento drammatico»

Otto persone trovate vive tra cui due bambini. Le prime persone, mamma e figlia, estratte vive alle 12.30 circa di venerdì mattina, sono state circa 43 ore sotto l'enorme massa di neve della valanga, i detriti e le macerie dell'hotel Rigopiano. Il primo allarme della valanga, infatti, era stato lanciato da Giampiero Parete alle 17.40 di mercoledì 18 gennaio. In pratica quasi due giorni.

Ma è possibile resistere in condizioni così drammatiche? E fino a quanto tempo? Gli eventuali superstiti potrebbero resistere, in assenza di traumi gravi, anche 4-5 giorni, di più se hanno accesso a liquidi da bere. Parola di Mario Balzanelli, presidente eletto della Società Sistema 118. «Una persona in buona salute, se ha la possibilità di ossigenarsi, può resistere in quelle condizioni anche 4-5 giorni - spiega Balzanelli -. Ancora di più se può bere. Questo è possibile perché in questi casi si creano delle compartimentazioni d'aria, degli spazi ristretti che comunque garantiscono la respirazione. Invece se ci sono dei traumi gravi o delle malattie pregresse, cardiache o respiratorie, le chance ovviamente diminuiscono».

Nel caso delle persone trovate questa mattina può aver influito anche il non essere da sole. «Un elemento fondamentale è la capacità di resistenza mentale - sottolinea l'esperto - che si rinforza fortemente quando ci si sente supportati dalla vicinanza e dalla condivisione del momento drammatico».

E intanto arrivano i dettagli dei soccorritori che hanno trovato i superstiti. «Probabilmente oltre ad accendere un fuoco avevano qualcosa da mangiare con loro», ha raccontato il soccorritore della Guardia di finanza Marco Bini che ha estratto mamma e figlia. «Mentre noi stavamo scavando questo varco loro ci sentivano. La speranza ora è quella di ritrovare altre persone in vita anche se non abbiamo avuto altri segnali o sentito rumori. Appena ci hanno visto erano felicissime e non sono riuscite a parlare. Dagli occhi si capiva che erano sconvolte positivamente per averci visto», ha aggiunto ancora Bini, «Le abbiamo trovate nel vano cucina, e poi abbiamo salvato le altre persone»

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