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sabato 22 gennaio 2022
 
Sant'Egidio
 

Un arcobaleno di speranze e di impegni: ricominciare insieme

06/10/2021  Si apre a Roma, in presenza, l'incontro Internazionale "Popoli fratelli, terra futura. Religioni e culture in dialogo" promosso dalla Comunità di Sant'Egidio. I leader di tutte le religioni si sono ritrovati nel centro congressi la Nuvola, finora usato come hub vaccinale.

Un'immagine dell'inaugurazione dell'evento di Sant'Egidio. Foto: Comunità di Sant'Egidio. Sopra e in copertina: una passata eidzione. Foto: Comunità di Sant'Egidio.
Un'immagine dell'inaugurazione dell'evento di Sant'Egidio. Foto: Comunità di Sant'Egidio. Sopra e in copertina: una passata eidzione. Foto: Comunità di Sant'Egidio.

Nel palazzo dei Congressi La Nuvola, all’Eur di Roma, tornano i grandi eventi in presenza. Dopo essere stato a lungo utilizzato come hub vaccinale, l’opera di Fuksas fa da cornice all’incontro di Sant’Egidio "Ricominciare insieme". Al tavolo dell’assemblea di apertura dell'Incontro Internazionale "Popoli Fratelli, Terra Futura", insieme al presidente Marco Impagliazzo, hanno dialogato il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I e l'arcivescovo di Canterbury, Justin Welby;, il presidente della conferenza dei rabbini europei, Pinchas Goldschmidt, e i rappresentanti musulmani Mohamed Al-Duwaini, Sheykh vicario del Grande Imam di al-Azhar e lo Sheikh Nahyan bin Mubarak Al Nahyan, Ministro della Tolleranza e della Convivenza degli Emirati Arabi Uniti; Luciana Lamorgese, ministro dell'Interno della Repubblica Italiana. Tutti hanno fatto riferimento alla pandemia, alla necessità di non tornare indietro e di ripartire.

«Abbiamo pensato a un evento», spiega Impagliazzo, «che guardasse al futuro. La domanda di fondo di questo incontro è: come porre le basi per un mondo nuovo mentre abbiamo addosso ancora le ferite provocate dalla pandemia? Ci sono ferite gravi, profonde che non hanno risparmiato nessun popolo e nessuna nazione: l’altissimo numero dei morti (specie di persone anziane), il grande numero di persone senza lavoro, bambini e giovani senza la scuola, una crisi sociale diffusa. Siamo di fronte a queste ferite che toccano il corpo dell’umanità intera. Sentiamo una forte responsabilità di dare una risposta che aiuti il mondo a curare queste ferite».

I relatori riprendono lo slogan dello scorso anno, quando, in Campidoglio, con papa Francesco si era detto che «nessuno si salva da solo». Ma, dice Impagliazzo, «se è vero che nessuno si salva da solo, com’è possibile ricominciare insieme? Ed è proprio tale Ricominciare insieme il primo momento di confronto di questa assemblea inaugurale alla presenza di eminenti relatori che rappresentano diverse fedi religiose e il mondo delle istituzioni politiche».

Presenta gli ospiti, «il patriarca ecumenico Bartolomeo che segue da anni con vivo interesse e partecipazione sapiente il cammino dello Spirito di Assisi e che onora la Comunità di Sant’Egidio della sua amicizia da lungo tempo». L’arcivescovo di Canterbury Justin Welby «del quale conosciamo l’amore e l’opera  per la pace e particolarmente in Sud Sudan, dove Sant’Egidio sta mediando». Il gran rabbino Pinchas Goldschimdt «fortemente impegnato nella lotta a ogni forma di discriminazione e razzismo, il vicario di Al Ahzar Al- Duwaini, espressione di un’istituzione nobile che rappresenta un luogo di cultura teologica islamica unico al mondo, il ministro Al Nahyan, protagonista del grande evento di Abu Dhabi con la firma della Dichiarazione sulla fratellanza umana comune tra il papa e il grande imam Al-Tayyeb, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese che in Italia, tra l’altro, è il ministro competente per i rapporti tra lo Stato e le confessioni religiose e che segue da vicino l’opera della Comunità particolarmente sull’accoglienza e l’integrazione dei migranti».

E ciascuno di loro, nel prendere la parola torna a sottolineare la bellezza del rivedersi in presenza e la necessità di un cammino comune per la pace e la lotta alle disuguaglianze. «Oggi», dice il patriarca Bartolomeo, «lentamente stiamo vedendo una luce in fondo al tunnel. Possiamo ritornare alla vita del mondo precedente come nulla fosse successo o questo avvenimento potrà indirizzare la vita dei popoli della terra verso un mondo diverso, con la speranza che sia migliore? La nostra risposta a questo interrogativo è una sola: Il mondo di prima non c’è più e abbiamo nelle nostre mani la possibilità di costruire un nuovo inizio, un nuovo inizio che non potrà che essere insieme. Ritrovandoci a questo importante appuntamento, non possiamo che affermare nuovamente principi che già conosciamo, ma ora abbiamo l’obbligo di renderli realtà concreta».

«Il Covid-19», ha insistito il presidente della conferenza dei rabbini europei, Pinchas Goldschmidt, «ha insegnato a tutti noi l'umiltà e la vulnerabilità. L'umanità, che è stata in grado di raggiungere il pianeta Marte, è stata umiliata da questa invisibile e microscopica creatura, che ha provocato il totale scompiglio delle nostre vite. Ma il virus ci ha anche ricordato la nostra interdipendenza gli uni dagli altri. Quanto ci è mancato il sorriso, l'abbraccio e il bacio dell'altro?». E aggiunge il pensiero per la nostra casa comune: «L'interdipendenza dell'umanità», sottolinea, «si deve manifestare anche nella nostra cura per l'ambiente e nel grande compito di salvare il nostro pianeta e i suoi abitanti dai pericoli del riscaldamento globale».

Gli ha fatto eco il musulmano Mohamed Al-Duwaini, Sheykh vicario del Grande Imam di al-Azhar, che ha ricordato come «il coronavirus ha colto tutti di sorpresa, senza chiedere permesso, e senza distinzione tra un luogo e un altro, tra una nazione e un’altra. Ha fatto sì che l’umanità – in particolar modo i governanti, i saggi e i sapienti – possa prendere coscienza circa un fatto sul quale pensava di poter decidere, avendo dimostrato, francamente e palesemente, che la globalizzazione che divide i popoli è solo un grande inganno, e che lo scontro di civiltà che viene promosso è una grande menzogna, e che la civiltà non riguarda un popolo ed esclude altri, perché è il prodotto dell’umanità intera, e ha dimostrato che l’alternativa alla globalizzazione soffocante e lo scontro presunto è l’incontro fecondo delle idee e il dialogo tra le civiltà».

Dal canto suo, invece, Sheikh Nahyan bin Mubarak Al Nahyan, Ministro della Tolleranza e della Convivenza degli Emirati Arabi Uniti, ha ricordato che «la nobile ricerca della fratellanza umana era nelle menti di Sua Santità, il Papa, e di sua Eminenza, lo sheykh di Al-Azhar, quando hanno rilasciato la dichiarazione di Abu Dhabi sulla fratellanza umana nel 2019. Questo storico documento riafferma l'importanza di creare una vera "Fratellanza Umana", una società globale in cui tutti vivano e lavorino insieme come fratelli e sorelle in armonia, pace e buona volontà. Ringraziamo Sua Santità Papa Francesco e Sua Eminenza l'Imam Ahmad Al-Tayyeb per aver dato al mondo questo importante documento che è una celebrazione dell'unità umana e della ricerca umana di un mondo migliore, più pacifico e prospero».

E ha invitato, «mentre guardiamo al dialogo religioso e culturale in questa conferenza» a rivolgere l’attenzione «alla nostra capacità individuale e nazionale di costruire la pace. Consideriamo che quello che ci unisce è maggiore di ciò che ci separa, e che le nostre somiglianze sono molto più grandi delle nostre differenze! Dichiariamo il nostro impegno a trovare un terreno comune necessario per guarire e prevenire i conflitti che possono veramente minacciare l'umanità».

Infine la ministra Lamorgese, dopo aver espresso «particolare apprezzamento per il suo paziente lavoro di tessitura che, avvicinando in fraternità contesti e scenari lontani, fa sì che a donne e uomini provenienti dai più disparati angoli del mondo possa essere dato un futuro di dignità e di Pace», ha citato l’esperienza dei corridoi umanitari, che il ministero dell’Interno con quello degli Esteri promuovono, per i profughi in condizioni di particolare vulnerabilità, con la Comunità di Sant’Egidio e le Chiese Evangeliche. «È senz’altro questa una delle migliori pratiche a livello mondiale nel vasto campo dell’immigrazione e dell’integrazione», ha sottolineato commentando poi il logo della comunità con la colomba e l’arcobaleno. «Entrambi», ha concluso il ministro, «rappresentano un invito perenne a coltivare la speranza e la fiducia nell’uomo, e a perseguirle tenacemente, senza il timore di essere sopraffatti dal Male, anche quando le circostanze della Storia possono apparire avverse e indurci ai più cupi presagi.  La Pace, come insegna il motto evangelico, si costruisce pazientemente, giorno per giorno, non è un frutto che ci viene dato in regalo, né è qualcosa che germoglia e vive senza cura e dedizione».

 
 
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