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lunedì 13 luglio 2020
 
verso la fase 2
 

Ripartire sarà difficile: ma ce la possiamo fare, parola di manager

29/04/2020  Per il leader dell'azienda Europe Energy sono a rischio settori tradizionalmente in crisi come l'industria pesante e l'acciaio, "ma nella manifattura più creativa siamo imbattibili. Il problema è avere le risorse per ricominciare"

Matteo Ballarin
Matteo Ballarin

«La vita umana viene prima di tutto, più del sistema imprenditoriale. Per quanto possa andare in crisi, un’azienda, qualunque azienda, deve fare dei passi indietro di fronte a un'emergenza del genere, ci mancherebbe altro». Matteo Ballarin è a capo di un’importante società di energia, la Europe Energy, con sedi a Verona e a Milano, il cuore dell’emergenza Covid19.  Fa una premessa importante prima di addentrarsi nei meandri della Fase 2. Poi però iniziano le dolenti note. «La cosa che a me è piaciuta meno di questo governo è l’indeterminatezza. Ascoltavamo il sabato la conferenza stampa del premier e il lunedì successivo ci trovavamo ad aver a che fare con provvedimenti diversi da quelli annunciati».

Le sue aziende sono andate avanti anche durante l’emergenza, tra mille difficoltà. «Sulla cosiddetta Fase 2 ho smesso di leggere i giornali. Ogni giorno ce n’è una. Proprio stamattina abbiamo fatto una riunione dicendo: fissiamo noi dei criteri comuni, oltre a quelli impartiti per legge. Una distanza di almeno due metri da un dipendente all’altro, che sia tutto disinfettato, attiviamo il controllo della temperatura, mascherine, gel, divisori in plexigas. Tutto come prescrive il decreto. Ma non basta. Le abbiamo fatte noi altre regole, non ci siamo fermati qui. Abbiamo sentito medici, associazioni di categoria. E poi abbiamo adottato il buon senso, molto buon senso, nell’organizzare le presenze, nel regolare i turni, nell’affidare i dipendenti allo smart working contingentando il personale».

Quanto all'outlook economico, meglio non fare troppe previsioni sul business. «Naturalmente la situazione è difficilissima. Davvero non sappiamo cosa succederà dopo il 4 maggio». Ma come si fa a ripartire? «Iniettando risorse. Mettendo benzina nel motore.  I 25 mila euro previsti dal decreto sono pochi, soprattutto su quei target aziendali: piccole e medie imprese. Eppoi si tratta di un prestito, sottoposto come tutti i prestiti alle analisi e alle lungaggini delle banche. Una cifra di questo tipo bisognava darla a fondo perduto e non sotto forma di soldi presi a debito: per dare aiuto a tutti, dal panettiere di turno alla piccola e media impresa. Il fatto di aver affidato questi finanziamenti agli istituti di credito ho paura che porterà a una estrema lentezza».

Il manager di Europe Energy dice di non essere troppo preoccupato dalla concorrenza dei colossi tedeschi o francesi, che potrebbero approfittare della defaillance italiana per conquistare fette di mercato. «Rispetto alle crisi del passato questa è davvero una pandemia anche economica, globale, una crisi worldwide. Ha colpito tutti nel mondo, anche la Germania, anche se con conseguenze meno devastanti. Ho fatto recentemente una conferenza video con un manager di una grande ditta tedesca: anche lui parlava di licenziamenti imminenti. Mi ha spiegato che a differenza degli italiani i tedeschi hanno avuto qualche libertà in più, tipo la possibilità di fare un po’ di jogging, ma a differenza degli italiani i tedeschi non hanno sgarrato di una virgola. Noi in teoria siamo ancora in lockdown: ma le auto in giro sono già tante. In realtà sono anni che altre nazioni ci rubano fette di mercato in certi settori, dall’acciaio all’industria pesante. Probabilmente con il Covid19 riceveremo un’altra grossa botta. Ma su certi altri comparti rubarci fette di mercato è impossibile». Ballarin si riferisce a quei settori in cui la creatività, il “genio” italiano, è praticamente impossibile da imitare. Ma la grossa incognita è che la pandemia ha colpito duro su due grossi campioni nazionali: il turismo e la moda. «Avremo bisogno di grandi investimenti, di grossi capitali da cui ripartire. Li troveremo? Saranno capitali italiani? O saremo costretti a vendere la riviera ai tedeschi come hanno fatto con le isole e gli aeroporti in Grecia?».

Ballarin conclude con una nota di ottimismo. «Se devo guardare al futuro ho paura che sarà un bagno di sangue ma d’altro canto noi italiani abbiamo un pregio non indifferente, è non è retorica, lo riscontro anche nella mia esperienza: siamo il miglior popolo al mondo a sopravvivere. E’ un difetto, perchè ci accontentiamo di sopravvivere, ma è anche un pregio che ci permetterà di non morire mai».

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