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sabato 27 novembre 2021
 
Scuola
 

Ripetizioni private: genitori, sono l'ultima spiaggia, non la prima scelta

04/06/2018  Anche a fine scuola , per chi deve recuperare i debiti, continua il ricorso alle ripetizioni private. Ai dubbi di una mamma Maria Gallelli risponde che il ricorso a un docente privato deve essere veramente l’ultima spiaggia, successiva sempre all’impegno personale costante, alla forza di volontà messa alla prova, alla fiducia in sé stessi coltivata

Cara professoressa, i miei due ragazzi in età scolare, abbastanza bravi e diligenti per la verità, stanno vivendo lo stress degli ultimi compiti in classe e da interrogazioni finali. L’altro giorno Marta, la più grande, terzo anno dell’istituto tecnico, mi ha chiesto di farla affiancare da un professore privato dicendomi che fa fatica a studiare, che è molto stanca e ha bisogno di qualcuno che la stimoli per non perdere, proprio a conclusione del percorso, il lavoro di un anno intero. Non lo aveva mai fatto finora, ma poiché il desiderio è nato da una consapevolezza personale ho accettato di pagare qualche lezione fino alle prime settimane di giugno. Da genitore, mi domando se forse non avrei dovuto resistere e farle affrontare, da sola, questa piccola difficoltà che mi sembra non tanto scolastica quanto emotiva.

GIOVANNA

— Cara Giovanna, conosci tua figlia meglio di chiunque altro: se hai agito in questo modo sicuramente sei stata guidata dallo sguardo di Marta e dalle tue migliori intenzioni. Chi osserva la situazione dall’esterno, però, trasforma i tuoi dubbi in una certezza: il ricorso a un docente privato deve essere veramente l’ultima spiaggia, successiva sempre al dialogo profondo, all’impegno personale costante, alla forza di volontà messa alla prova, alla fiducia in sé stessi coltivata. Da una parte ci sono i professori, che in qualche caso suggeriscono un supporto esterno al primo quattro, anche perché è più facile lavorare con i sani che con i malati. Rincara la dose la famiglia, genitori e ragazzi, a caccia di ricette per il raggiungimento del successo personale, di un certo numero in pagella. L’approdo di atteggiamenti di questo tipo a volte supera la normale immaginazione. È recente un articolo pubblicato dal New York Times che segnala, oltreoceano, l’esistenza della figura del terapista dei compiti, l’homework therapist, un esperto che dà supporto per la risoluzione di problemi sia matematici sia emotivi: figura ibrida, diffusa da New York a Boston, da Philadelphia a Los Angeles, che aiuta i ragazzi a organizzare il proprio tempo, a mantenere la calma, a conservare un atteggiamento positivo alla vigilia dei test, a volte anche con il ricorso a tecniche di meditazione. È un nuovo settore del business da cento miliardi di dollari all’anno delle ripetizioni: si arriva a spendere fino a 600 dollari l’ora. Ma forse il prezzo più alto lo pagano proprio i ragazzi: è il costo dell’autonomia perduta, della mancata crescita a colpi di fatica personale, di un successo che diventa soltanto sinonimo di applauso altrui, mai di piena realizzazione di sé.

 
 
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