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Saviano, parola di scrittore

05/08/2013  La peculiarità dello stile dell'autore di "Gomorra" e "Zerozerozero" è l'ibridazione fra inchiesta giornalistica e narrazione, ma, ancor più, il mettersi in gioco in prima persona. L'analisi di Giulio Ferroni.

Qual è lo spessore letterario del “fenomeno Saviano”? Poniamo la domanda a Giulio Ferroni, professore di Letteratura italiana all’Università “La Sapienza” di Roma, che ha da poco pubblicato una nuova edizione, in quattro volumi, della sua Storia della letteratura italiana (Mondadori Università).

Professor Ferroni, qual è la novità e quale dev’essere la considerazione critica dell’operazione realizzata da Saviano prima con Gomorra e ora con Zero Zero Zero?
«Il nuovo libro non è il risultato di un’inchiesta diretta come era stato Gomorra, poiché, vivendo negli ultimi anni sotto scorta, lo scrittore non ha certo potuto muoversi in loco, sugli scenari che racconta. Si tratta però di un’opera analoga alla precedente nella tendenza a mescolare inchiesta giornalistica e narrazione, o, meglio, a dare veste narrativa al lavoro di inchiesta. Potremmo dire dunque che la novità è proprio questa ibridazione di generi, a cui si aggiunge però un altro elemento caratterizzante».

Quale?
«La presenza dello scrittore con la sua persona, direi il suo corpo, a testimonianza della veridicità di un impegno civile sul quale scommette la faccia».

A questo proposito viene in mente il modello di Pier Paolo Pasolini, con la carica di denuncia dei suoi scritti e con la sua presenza testimoniale…
«È vero, ma c’è una differenza non trascurabile. A parte la distanza di spessore culturale e letterario tra i due autori, Pasolini rimase sino all’ultimo una sorta di ‘corpo estraneo’ rispetto a quella società borghese che andava fustigando nella sua produzione, compresi ampi settori dell’intellighenzia culturale italiana del tempo. Mentre Saviano è oggi parte integrante del sistema culturale e mass-mediatico, che lo sollecita e al quale lui risponde volentieri (si pensi ai programmi Tv a cui spesso partecipa e dei quali, in alcuni casi, addirittura disegna il format). Devo dire però che dopo il caso di Gomorra e quanto ne è seguito nella vita dell’autore, mi sarei aspettato altro».

Che cosa?
«Speravo che la solitudine e l’isolamento a cui, drammaticamente, le esigenze di protezione l’avevano condannato potessero servire a Saviano per approfondire la dimensione letteraria del suo lavoro, portandolo a sviluppare proprio gli aspetti per così dire creativi, che erano presenti, ma non centrali nel primo libro. Invece oggi con Zero Zero Zero siamo di fronte a un libro che ricalca di fatto le stesse modalità del primo. Di libri di inchiesta, scritti da bravi giornalisti, è pieno tutto il Novecento. In altre parole non mi sembra che Saviano abbia dato origine a un fenomeno letterario assolutamente nuovo. Per molti aspetti, come dicevo prima, si tratta di un approccio originale, ma non credo tale da determinare un nuovo modo di fare romanzo».

 
 
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