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Rom e sinti, il Porrajmos rimosso

27/01/2016  Lo sterminio degli zingari non ha ancora avuto il giusto riconoscimento nell’Europa che lo ha prodotto. La stima è di 500.000 persone rom uccise nei lager nazisti. Una popolazione pari agli abitanti di Firenze ma che non compare in nessun libro di storia, come il genocidio degli Armeni all’inizio del ‘900.

«Purtroppo lungo i secoli», ha detto papa Benedetto XVI durante l’udienza riservata alle diverse etnie rom (nel 2011), «avete conosciuto il sapore amaro della non accoglienza e, talvolta, della persecuzione, come è avvenuto nella II Guerra Mondiale: migliaia di donne, uomini e bambini sono stati barbaramente uccisi nei campi di sterminio. È stato – come dite voi – il Porrajmos, il «Grande Divoramento», un dramma ancora poco riconosciuto e di cui si misurano a fatica le proporzioni, ma che le vostre famiglie portano impresso nel cuore. […] La coscienza europea non può dimenticare tanto dolore! Mai più il vostro popolo sia oggetto di vessazioni, di rifiuto e di disprezzo!».

Piero Terracina internato nel campo di Birkenau, perché ebreo, ricorda che «il campo degli zingari mi sembrava un’oasi felice rispetto a quello dove ero io se non altro per la presenza dei bambini. Il ricordo che ho è quello del loro sterminio nella notte del 2 agosto 1944 quando le SS mandarono tutti a morire nelle camere a gas. Fu un fatto atroce, anche per noi che vivevamo in mezzo alla morte e che sapevamo che non avevamo speranze di poter uscire vivi».

Controllo ed espulsioni

Questa rimozione storica riguarda anche l’Italia. Prima delle leggi razziali del 1938, che colpirono gli ebrei ma anche la comunità rom, in Italia era diffusa una pratica antizigana cementata da una tenace pregiudizio ancora oggi diffuso. «Spesso gli zingari», dice papa Francesco, «si trovano ai margini della società, e a volte sono visti con ostilità e sospetto. Io ricordo tante volte, qui a Roma, quando salivo sul bus alcuni zingari, l’autista diceva: “Attenti ai portafogli”! Questo è disprezzo. Forse sarà vero, ma è disprezzo».

Sino a settembre del 1940 in Italia si sviluppa la pratica di controllo e di espulsione delle comunità rom con l’obiettivo di limitare le loro libertà e, tramite provvedimenti, favorire un’assimilazione forzata. I primi provvedimenti amministrativi del fascismo adottano un atteggiamento repressivo fatto di arresti indiscriminati e immediate espulsioni.

La circolare del Ministero dell’Interno ai prefetti riporta indicazioni precise sulle carovane di zingari nel Regno. “È intendimento di questo Ministero che l’epurazione del territorio nazionale dalla presenza di carovane di zingari, di cui è superfluo ricordare la pericolosità nei riguardi della sicurezza e dell’igiene pubblica, venga sollecitamente condotta a compimento e mantenuta poi con le misure atte a impedire ogni tentativo che possa frustrare l’opera compiuta”. La circolare esclude la loro presenza dal Paese a causa anche della “loro ben nota e caratteristica abitudine di vita in carovane vagabonde, o dalla oziosità che fomenta o agevola l’accattonaggio o la perpetuazione di vari reati, rendendone difficile la repressione. […] gli uffici di frontiera dovranno in ogni caso respingere le carovane che si presentino con il solito corredo di animali, carri, o masserizie” (8 agosto 1926).

Il 17 gennaio 1938 il capo della Polizia Arturo Bocchini ordina di contare e categorizzare tutti i rom istriani dividendoli tra soggetti con precedenti penali. Una volta identificati vengono imbarcati sui traghetti e portati al confino in decine di paesi sardi, tra le province di Nuoro e Sassari: Lula, Posada, Urzulei, Talana, Loceri, Nurri, Perdasdefogu, Ovadda, Illorais, Padra, Bertigali, Chiaramonti, Martis. In quello stesso anno la pratica del confino viene adottata per i sinti trentini, colpevoli anch’essi di rappresentare una popolazione considerata pericolosa.

Rom nel campo di concentramento di Belzec.
Rom nel campo di concentramento di Belzec.

Campi di internamento

  

L’internamento dei rom in Italia è in riferimento agli ordini emanati dallo stesso Bocchini in data 11 settembre 1940. L’ordine ribadisce il fermo proposito di combattere la “piaga zingara” attraverso il rastrellamento, l’arresto e il concentramento di tutti i rom per rinchiuderli successivamente in luoghi preposti. L’ordine segnala la presenza, allarmata e pericolosa, nel Paese di gruppi zingareschi. “Fermo restando disposizioni impartite in precedenza circa respingimento aut espulsioni zingari stranieri disponesi che quelli nazionalità italiana certa aut presunta ancora in circolazione vengono rastrellati più breve tempo possibile et concentrati sotto rigorosa vigilanza in località meglio adatta” (copia del telegramma dell’11 settembre 1940).


L’ostilità crescente nei confronti dei rom deriva anche dal sospetto che essi potessero essere facilmente assoldati da Stati nemici quali sabotatori e spie. Il questore di Rovigo, con una circolare scritta ai podestà e prefetti, afferma: “La terza internazionale comunista, tra i nuovi sistemi escogitati per intensificare l’attività comunista nei Paesi dove il comunismo vive e opera in forma clandestina, provvede ad affidare a carovane di zingari speciali incarichi per la propaganda di partito. […] Pertanto, si rivolge viva raccomandazione agli Uffici e ai comandi d’indirizzo, perché provvedano senza indugio ai fermi di tali zingari, alla loro identificazione, al loro interrogatorio, trasmettendo a questo ufficio, con le generalità complete, i documenti di identificazione, gli atti assunti, per i provvedimenti da adottare a loro carico”.
In nove regioni nascono campi di concentramento a Novi Ligure (Piemonte), Bolzano (Trentino Alto Adige), Gonars (Friuli Venezia Giulia), Prignano sulla Secchia e Berra (Emilia Romagna), Colfiorito (Umbria), Tossicia e Torino di Sangro (Abruzzo), Agnone e Boiano (Molise), isole Tremiti (Puglia) e Ferramonti di Tarsia (Calabria). Il 14 maggio 1942 il ministro degli Affari esteri italiano invia all’ambasciata di Berlino un comunicato riservato dove gli “zingari” vengono parificati “agli ebrei e quindi anche nei loro confronti varranno le leggi antisemite attualmente in vigore” (il 9 aprile 1942).

Dopo l’8 settembre 1943 la storia dei campi finisce nel caos generale del Paese. L’armistizio e le nuove alleanze italiane portarono al collasso dei campi di concentramento fascisti nelle zone del meridione e i sinti e rom internati riuscirono a fuggire. Rimane da approfondire lo studio della deportazione dall’Italia verso i Lager nazisti, di cui esiste traccia nella memoria dei testimoni ma che deve ancora trovare un adeguato riscontro documentale. Qualche anno fa è stato possibile rintracciare due rom deportati ad Agnone, Tomo Bogdan e Milka Goman. Il 27 gennaio 2005, il sindaco Gelsomino De Vita ha chiesto scusa a quei superstiti a nome di tutto il paese. «La cittadinanza esprime la propria solidarietà a Tomo Bogdan e Milka Goman, ai loro familiari e al popolo Rom per le sofferenze subite in conseguenza delle leggi razziali del 1938».

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