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domenica 07 agosto 2022
 
 

Ron, vivere per cantare

29/04/2010  Il cantautore si racconta in un libro sui suoi 40 anni di carriera.

Su una carrozzina, ingessato dalla testa ai piedi. «Spuntava solo un po’ di barba». Così Ron ricorda il primo incontro con il futuro grande amico Lucio Dalla. «Era venuto a Roma per farmi ascoltare una sua canzone che avrei dovuto incidere, Occhi di ragazza, ma sul raccordo anulare si schiantò contro un camion. Riuscì comunque a farmela sentire, anche se alla fine la cantò Gianni Morandi».
 
Ricordi di 40 anni fa: da tanto dura la carriera di Rosalino Cellamare (fu proprio Dalla a inventare il nome d’arte Ron), raccontata in un bel libro-intervista di Andrea Pedrinelli, Ron si racconta - La gioia di fare musica. «Non mi sembra che sia passato così tanto tempo, anche se ho vissuto molto intensamente ». In quest’impressione contano molto le radici con la famiglia e con la sua terra, che sono sempre state fortissime. Ron non si è quasi mai spostato da Garlasco, il paese dove vive dall’infanzia, e tra i suoi più stretti collaboratori, tuttora, ci sono il fratello Italo e la sorella Enrica. «Fin da ragazzino, i miei genitori hanno compreso che il mio sogno era realizzarmi attraverso la musica, anche se mio padre quando vide Lucio negli studi della Rca conciato in quel modo, e poi vide passare Renato Zero con tutti i suoi lustrini, voleva portarmi via…». Il legame con Garlasco, invece, consente a Ron di non perdere la sua identità più vera. «In paese per tutti sono solo Rosalino. E poi non riuscirei mai a vivere in una città: troppo rumore, mentre io per creare ho bisogno di silenzio».
 
Dopo 40 anni di carriera, Ron al momento è senza un contratto discografico e guardando la hit parade si capisce il perché: ai primi posti ci sono quasi solo giovani usciti dai talent show. Sembra che un’intera generazione di artisti sia stata cancellata. «È vero, per quelli comeme tutto è diventato più difficile. Le radio non passano più le tue canzoni, per una certa stampa non fai più tendenza. Intendiamoci, anche dai talent show possono uscire artisti veri: Marco Mengoni, per esempio, è bravissimo, ma per il restomi sembra che ci sia molta improvvisazio- ne». Ci sono però, secondo Ron, due eccezioni che fanno ben sperare. La prima, Renato Zero: «Ha avuto il coraggio di svincolarsi totalmente dalle case discografiche, ottenendo comunque un grande successo con il suo ultimo Cd, Presente. La seconda, Malika Ayane: «Ha presentato a Sanremo un brano raffinatissimo, molto lontano da quelli che oggi vanno di moda, ed è riuscita a scalare le classifiche, dimostrando che c’è sempre spazio per le belle canzoni e i bravi interpreti».

A Ron il mercato discografico va stretto anche per un altro motivo. L’anno scorso ha portato nei teatri uno spettacolo, L’altra parte di Ron, in cui ha aggiunto alle canzoni racconti e riflessioni. Con lui sul palco c’era Mario Melazzini, presidente dell’Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica (Aisla). «L’incontro con lui mi ha cambiato la vita. Ero a Livigno a sciare. C’erano 25 gradi sotto zero, io stavo per prendere lo skilift, quando sentii una voce: “Se sale senza niente in testa, si prenderà un malanno”. Era lui. Io non gli badai, anzi un po’ mi infastidì che uno sconosciuto mi desse dei consigli. Ma la sera mi ritrovai con un ascesso in gola e quando chiamai un medico, arrivò lui. Così è nata la nostra amicizia. Quando si è ammalato, per un anno non ho avuto la forza di fare nulla. È stato lui a darmi la spinta per riprendere».

Questa esperienza ha fortemente segnato il rapporto di Ron con la fede, come testimoniano molte canzoni della sua produzione più recente: «Sono un credente che, come penso capiti a tutti, soffre quando non avverte la presenza di Dio. Il fatto è che gli eventi dolorosi ci segnano, mentre difficilmente ringraziamo Dio per tutto quello che di bello ci dona. Ora, sembra che la malattia di Mario si sia bloccata: l’autotrapianto di cellule staminali che ha fatto, contro tutte le aspettative, sta funzionando. Il significato del male è un mistero inafferrabile, che ci sarà svelato solo quando non ci saremo più».

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