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lunedì 18 ottobre 2021
 
Protettrice dell'America Latina
 

Rosa da Lima, la santa amica degli Indios che "si spiegava con il silenzio"

23/08/2021  Prima santa canonizzata del continente sudamericano è patrona principale dell’America Latina. Nella sua breve vita sperimenta l’intimità della preghiera: “Posso spiegarmi solo con il silenzio”, ama ripetere. E insieme è animata da una sollecitudine, che oggi si definirebbe solidarietà, verso gli indios, i più miseri ed emarginati del popolo peruviano. Ne condivide l’abbandono e le sofferenze, cerca di trasmettere il suo sogno e il suo entusiasmo missionario ai sacerdoti: “Dobbiamo portare salvezza e santità tra gli indigeni”

Isabella Flores Oliva nasce il 20 aprile 1586 da Gaspare Flores, gentiluomo della Compagnia degli Archibugi, e da Maria Oliva. Il padre, nato in Spagna, è emigrato prima in Portorico e poi a Lima, la capitale del viceregno del Perù detta all’epoca Ciudad de los Reyes, celebre per le ricchezze sottratte dagli spagnoli al re Atahualpa dopo la conquista dei territori degli Incas.

La gioventù, la compassione per gli Indios e la scoperta di santa Caterina da Siena

Decima di tredici figli, è battezzata Isabella come la nonna, un nome caro all’aristocrazia spagnola. Ma viene chiamata Rosa dalla sua balia india Mariana che, secondo l’usanza indigena, le dà il nome di un fiore per sottolinearne la bellezza. L’amore della balia, alla quale rimane sempre legata come a una vera madre, è sicuramente il primo motivo che porta Rosa a prendersi cura degli indios. Si chiede perché i conquistatori spagnoli, cristiani, chiamati dal Vangelo all’amore e alla compassione per il prossimo, portino invece nel nuovo mondo tanta sopraffazione e violenza.

La scoperta dell’ascetismo è per Rosa incredibilmente precoce. Raccontano le agiografie che, fin da bambina, contempla l’immagine dell’Ecce Homo, maturando una fede mistica di forte stampo spagnolo, fatta di sacrifici fisici, eroismo, fervore. Ha cinque anni quando decide di digiunare a giorni alterni. A sei anni già si sottopone a penitenze per mortificare la vanità, come quando nasconde degli aghi in una coroncina da mettere tra i capelli che la sua mamma le ha preparato per un giorno di festa. E intanto si appassiona allo studio, impara l’arte del ricamo, cura i fiori nel giardino di casa: per questa sua predilezione è la patrona dei giardinieri.

Quando la famiglia deve rinunciare all’agiatezza per una serie di dissesti Rosa, ormai giovinetta, aiuta lo scarso bilancio girando nelle abitazioni dei nobili di Lima per vendere i suoi ricami e i suoi fiori. Dopo aver conosciuto la povertà della sua casa, scopre nei suoi giri per i quartieri una povertà ben più umiliante, quella degli indios avviliti dalle privazioni, circondati di disprezzo. Legge alcuni testi su santa Caterina da Siena, che la incanta e diventa per lei come “madre e sorella”, un modello di misticismo contemplativo e di servizio ai fratelli. A vent’anni, il 10 agosto 1606, veste l’abito di Terziaria domenicana come Caterina, vuole chiamarsi Rosa di santa Maria e si ritira in una casupola in fondo al giardino che diventerà la sua cella monastica.

La vita nell'eremo fino all'esperienza "nozze con il Signore"

  

Una scelta tanto radicale scandalizza i benpensanti di Lima, molti la considerano fuori di testa, ma intanto alcuni cominciano a visitarla nel suo rifugio e rimangono colpiti dalla sua spiritualità, inconsueta per una ragazza così giovane e così bella. Negli anni, la fama del suo ascetismo si diffonde in città, molti cominciano a parlare delle sue estasi, durante le quali si sente in unione mistica con Cristo. Lei stessa ne scrive così: “Il Salvatore levò la voce e disse: ‘Tutti sappiano che la grazia segue alla tribolazione, che senza il peso delle afflizioni non si giunge al vertice della grazia, e comprendano che quanto cresce l’intensità dei dolori, tanto aumenta la misura dei carismi. Nessuno erri né si inganni: questa è l’unica vera scala del paradiso e al di fuori della croce non c’è altra via per salire al cielo’. Udite queste parole, mi sentii spinta a scendere in piazza per gridare a tutti: ‘Ascolta popolo, ascoltiamo genti tutte. Da parte di Cristo e con parole della sua stessa bocca, vi avverto che non si riceve grazia senza soffrire… Questo è l’acquisto e l’ultimo guadagno della sofferenza ben accettata’”

Alla vita di preghiera e penitenza che conduce nel ritiro del suo minuscolo eremo, Rosa di santa Maria unisce la sollecitudine per gli altri. Diventa l’infermiera della nonna malata a letto; continua i suoi lavori manuali di cucito e ricamo da vendere per soccorrere i più miseri; comincia ad accogliere nella casa paterna alcuni bambini e anziani abbandonati, quasi tutti di origine india. Ma il suo fisico comincia a cedere, macerato dalle mortificazioni, dai digiuni, dalle veglie: ogni notte solo tre ore di sonno, il resto dedicato alla contemplazione; e ogni giorno impegnato nella cura dei bisognosi. Nel 1614, la madre preoccupata per le sue condizioni ormai quasi allo stremo la convince a lasciare la casupola in fondo al giardino e a trasferirsi nella casa di una coppia di amici, donna Maria de Ezategui e don Gonzalo de la Maza, funzionario nel governo del viceré. Qui Rosa vive tre anni relativamente sereni, sempre immersa nel suo mondo spirituale, e conosce l’esperienza mistica delle “nozze con il Signore”.

Morirà il 24 agosto del 1617, a trentun anni, sfinita dalle penitenze. Nello stesso anno uscirà la prima Vita di Rosa di santa Maria, subito mandata a Roma per l’inizio del processo canonico, insieme a una supplica dei Domenicani e degli altri ordini presenti a Lima. La stessa richiesta arriva in Vaticano dalla corte spagnola, con lettere del futuro Carlo II e della regina madre donna Mariana. Il processo sarà aperto nel 1634, per speciale disposizione di papa Alessandro VII. Rosa da Lima, popolarissima non solo in America ma anche nell’Europa cattolica, sarà proclamata santa da papa Clemente X nel 1671. Il suo corpo è venerato a Lima, nella basilica domenicana del Santo Rosario.

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