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Rosanna Brichetti Messori: la castità non è una prigione

21/06/2018  Per 20 anni, aspettando la dichiarazione di nullità delle prime nozze di Vittorio, i futuri sposi si sono astenuti dai rapporti coniugali: «Abbiamo avuto alti e bassi, ma vivere questo valore ci ha fatto maturare umanamente e spiritualmente»

Sorprendente, impegnativa e gioiosa. Rosanna Brichetti non ha dubbi quando le chiedo tre aggettivi per descrivere la sua vita, indissolubilmente legata a quella del marito Vittorio Messori, noto scrittore e giornalista. «Lui è un battutista ironico e non sa quante volte ha cercato di smontare questo mio ottimismo esagerato, ma non ce la fa perché il mio sguardo positivo alla vita arriva dall’incontro con Gesù Cristo», racconta divertita Rosanna mentre stringe la mano del suo Vittorio, nella splendida cornice dell’abbazia di Maguzzano, a due passi da Desenzano del Garda, dove vivono.  

A vederli così uniti e affiatati si fa fatica a immaginare le difficoltà che hanno dovuto affrontare per rimanere insieme, riuscendo a sposarsi “solo” 22 anni fa. Il processo per arrivare alla dichiarazione di nullità del primo matrimonio di Vittorio, infatti, durò ben 20 anni durante i quali, di comune accordo, la coppia scelse la strada stretta della castità. Un cammino sofferto che li ha portati anche a separarsi, ma contemporaneamente li ha fatti crescere nella loro fede verso Dio. A raccontare i retroscena di questa avventura umana e spirituale ci ha pensato Rosanna nel libro Una fede in due, edito da Ares.

Perché ha sentito solo ora la necessità di raccontare i particolari della vostra vicenda personale?

«Per tanti anni sono stata zitta perché era in corso il processo di revisione delle prime nozze di Vittorio ed ero assorbita dal fermento che c’era nella nostra vita. Adesso, a 80 anni, ho sentito la necessità di parlarne perché mi è capitata in sorte l’avventura di essere la compagna e la moglie di un uomo straordinario. Inoltre quella che era una storia eccezionale anni fa, oggi è diventata molto più comune. Ho pensato che raccontarla potesse far capire che anche se si hanno delle vite complicate, spesso non per colpa propria, con l’aiuto della fede tutto questo può trasformarsi in un’esperienza più profonda ed appagante».

Una vicenda per certi aspetti dolorosa. Come l’ha aiutata a crescere nella fede?

«Adesso, a distanza di tanti anni, ringrazio Dio di quello che mi è successo, ma al momento ho pianto perché non capivo bene dove il Signore volesse condurci. Guardando indietro mi sono resa conto che i momenti difficili mi hanno obbligata a cambiare, a fidarmi di Dio per raggiungere la felicità. Non si tratta della mancanza di guai, ma di una realtà più sottile e illuminata dove sai che tutto ha un senso. Credo che la fede debba fornirci gli strumenti per maturare: o è un cammino di guarigione profonda dell’intera persona o serve a poco».

Quali sono stati gli ostacoli che hanno messo alla prova il vostro rapporto?

«Noi ci siamo conosciuti ad Assisi, siamo due convertiti. Vittorio in modo più clamoroso perché veniva dall’agnosticismo, io venivo da un cristianesimo di tradizione. Tutti e due abbiamo scelto di andare ad approfondire la fede nell’unico posto dove allora i laici potevano studiare teologia: Assisi. Alla fine di questa esperienza ognuno è andato per la sua strada: io a Roma, Vittorio a Torino dove poi si è sposato. Sette anni dopo, grazie a un’amica, ci siamo ritrovati e a quel punto è scoccata la scintilla. Mi sono trasferita da lui nello stesso giorno in cui è uscito Ipotesi su Gesù (il primo libro di Messori, poi tradotto in 22 lingue, ndr): il 4 ottobre 1976. Vittorio intanto si era reso conto di essersi sposato in un momento di difficoltà e voleva fare luce su questo rapporto. Coerentemente con i principi del Vangelo, abbiamo deciso di vivere come fratello e sorella pensando che l’iter per riconoscere nulle le prime nozze sarebbe stato breve. Dopo 11 anni di convivenza e tre procedimenti negativi ci siamo lasciati. Poi abbiamo saputo che il Papa poteva riaprire il procedimento e così, dopo altri 10 anni, è arrivata la dichiarazione di nullità e ci siamo finalmente sposati».

Come siete riusciti a convivere rispettando il valore cristiano della castità?

«Naturalmente abbiamo avuto i nostri alti e bassi, l’importante è avere qualcuno accanto che ti guidi. Il libro non vuole essere un manifesto, ma far vedere attraverso la nostra esperienza personale come la castità non sia necessariamente una galera. Se la guardi con gli occhi della fede, è fonte di un equilibrio maggiore e di una maturazione umana e spirituale. Non bisogna avere un pregiudizio negativo verso la castità: per noi è stata il frutto di un cammino, un’esperienza arricchente vissuta nella fede viva e profonda».

Ha mai vissuto momenti in cui la sua fede è stata messa alla prova?

«Maturare nella fede è stata per me la prova più dura perché è nata dalla sofferenza. Ho cominciato a essere serena il giorno in cui ho abbandonato i miei progetti e mi sono affidata al Signore. La sofferenza non era solo spirituale, ma anche fisica. Sono arrivata a Torino senza forze, non riuscivo nemmeno a camminare. Con il tempo ho scoperto di avere un’intolleranza alimentare, ma dal mio male è nato un cammino che mi ha portato alla scoperta della ginnastica dolce e della preghiera profonda».

Come hanno cambiato la sua vita?

«Attraverso la ginnastica dolce mi sono avvicinata alla conoscenza del corpo e mi sono resa conto che la redenzione deve investirci fino alle cellule più profonde, deve riguardare l’intera figura umana. Il cristianesimo in questo va oltre le religioni orientali grazie alla preghiera profonda. Solo dopo aver preso coscienza del nostro corpo ed esserci abbandonati a Dio possiamo instaurare con lui un dialogo davvero intimo e profondo».

LA PAROLA CHIAVE. LA CONTINENZA

«Coerentemente con i principi del Vangelo, abbiamo deciso di vivere come fratello e sorella». Così Rosanna Brichetti motiva la scelta  di continenza (astinenza dai rapporti coniugali) portata avanti con il futuro marito Vittorio. L’affermazione fa riferimento a quanto si legge in Familiaris consortio, l’esortazione apostolica scritta da Giovanni Paolo II nel 1981 e dedicata ai compiti della famiglia nel mondo di oggi. «La riconciliazione nel sacramento della penitenza... può essere accordata solo a quelli che... sono sinceramente disposti a una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio. Ciò comporta, in concreto... l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi» (n. 84). Per questo, fino alla dichiarazione di nullità delle prime nozze e al successivo matrimonio, Messori e la futura moglie, di comune accordo, hanno scelto la via della continenza.

Foto di Ugo Zamborlini

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